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Matthieu Pigasse, il banchiere “rock” che piace alla gauche

Matthieu Pigasse

 

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Ex Lazard, sostiene Mélenchon e potrebbe essere il candidato all’Eliseo di una sinistra unita contro il tabù del debito pubblico
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Matthieu Pigasse, uno dei più noti banchieri d’affari francesi, è stato incaricato di contribuire alla gigantesca ristrutturazione del debito del Venezuela. Nello stesso momento sostiene Jean-Luc Mélenchon quando propone di cancellare una parte del debito pubblico francese. «Il muro del debito non esiste. È un argomento ideologico imposto per dirci che non possiamo fare nulla», ha scandito qualche giorno fa davanti ai militanti della France Insoumise. La Francia, ha aggiunto, «raccoglie soldi sui mercati ogni settimana senza alcun problema».

Si torna a parlare di lui come possibile candidato all’Eliseo ma per ora sono solo indiscrezioni. Pigasse, 58 anni, non smentisce né conferma. Coltiva l’ambiguità. «Oggi no, non sono candidato. Non è il mio progetto», aveva assicurato a giugno. Ma subito dopo aveva aggiunto una frase sufficiente ad alimentare uno scenario diverso. «Se la soluzione deve passare da me, sono pronto». La sua candidatura, spiegava, sarebbe comunque subordinata all’obie…

Matthieu Pigasse, uno dei più noti banchieri d’affari francesi, è stato incaricato di contribuire alla gigantesca ristrutturazione del debito del Venezuela. Nello stesso momento sostiene Jean-Luc Mélenchon quando propone di cancellare una parte del debito pubblico francese. «Il muro del debito non esiste. È un argomento ideologico imposto per dirci che non possiamo fare nulla», ha scandito qualche giorno fa davanti ai militanti della France Insoumise. La Francia, ha aggiunto, «raccoglie soldi sui mercati ogni settimana senza alcun problema».

Si torna a parlare di lui come possibile candidato all’Eliseo ma per ora sono solo indiscrezioni. Pigasse, 58 anni, non smentisce né conferma. Coltiva l’ambiguità. «Oggi no, non sono candidato. Non è il mio progetto», aveva assicurato a giugno. Ma subito dopo aveva aggiunto una frase sufficiente ad alimentare uno scenario diverso. «Se la soluzione deve passare da me, sono pronto». La sua candidatura, spiegava, sarebbe comunque subordinata all’obiettivo di riunire una sinistra oggi frammentata. «Sono candidato ad aiutare», aveva concluso. «La sinistra divisa non vince», ha ribadito qualche giorno fa dal suo profilo X.

Da allora i segnali si sono moltiplicati. A fine agosto Pigasse ha fatto il giro dei vari raduni estivi della gauche, prima dagli Ecologisti e poi alla France Insoumise, dove ha dibattuto con il coordinatore Manuel Bompard davanti a un migliaio di militanti. Il banchiere ha riconosciuto di avere diverse «convergenze» con gli Insoumis, arrivando a fare apertamente il tifo per la sinistra radicale. «Vinceremo nel 2027», ha profetizzato. E soprattutto si è definito un possibile «trait d’union», un ponte tra le diverse anime della sinistra, purché unite intorno a un programma di «rottura».

Pigasse fa il tifo dall’esterno, ma potrebbe anche scendere in campo. Qualche giorno fa ha sondato il segretario del partito socialista per capire come partecipare alle primarie di metà ottobre che dovranno designare il candidato alla presidenziale dell’aprile 2027. Intanto continua a essere molto attivo sui social, commentando l’attualità. «E se le primarie del partito socialista fossero l’occasione per portare un vero discorso di rottura?» ha detto qualche giorno fa. Un modo per difendere, ha aggiunto, «la sinistra del Nouveau Front Populaire», l’unione tra le varie anime della sinistra e «la trasformazione economica, ecologica e sociale».

Chi è Pigasse: il banchiere rock che ristruttura il debito di Caracas

La curiosità nasce anche dal personaggio. Pigasse non assomiglia al profilo tradizionale dell’uomo della sinistra radicale. Ex allievo dell’Ena, la fucina dell’élite, ha cominciato al Tesoro francese occupandosi proprio della gestione del debito dello Stato. Poi è entrato nei gabinetti di Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius al ministero dell’Economia, prima di passare alla banca Lazard, dove per oltre quindici anni è stato tra i più importanti consiglieri europei nelle fusioni e acquisizioni e nelle ristrutturazioni dei debiti sovrani. Ha lavorato, tra gli altri, per Grecia e Argentina. Nel 2020 ha lasciato Lazard per aprire a Parigi l’ufficio europeo della banca americana Centerview Partners, con una sede a due passi dall’Eliseo.

Ed è proprio Centerview ad aver ottenuto uno degli incarichi più spettacolari della carriera di Pigasse, ovvero aiutare Caracas a rinegoziare una montagna di debiti che viene stimata tra 150 e 170 miliardi di dollari, una delle più grandi ristrutturazioni sovrane mai tentate, dopo la controversa operazione militare decisa da Donald Trump, non proprio un amico della sinistra radicale. Il Wall Street Journal ha raccontato che Pigasse ha prevalso anche sulla concorrenza di Rothschild. Dovrà ora tentare di riportare il Venezuela sui mercati internazionali e riconquistare la fiducia degli investitori dopo anni di default e isolamento finanziario. «Mi occupo di ristrutturare il debito di paesi in sofferenza finanziaria e di proteggere le popolazioni dalla devastazione provocata dall’austerità. E ne sono fiero», ha commentato il banchiere rispondendo a Raphael Glucksmann, favorito nei sondaggi per rappresentare la sinistra moderata.

Il suo cuore batte a sinistra da tempo ma è capace di sostenere leader radicali come Mélenchon ma anche riformisti come Matteo Renzi: «Mi piace, in Italia sta facendo bene» aveva detto a Repubblica nel 2014 difendendo l’operato dell’allora giovane premier. Mentre cerca di convincere i creditori internazionali a negoziare sul debito venezuelano, propone di cancellare la quota del debito francese detenuta attraverso la Banque de France. «Può essere annullata senza alcun impatto economico e finanziario», ha sostenuto davanti alla platea della France Insoumise. Il ministro dell’Economia Roland Lescure gli ha risposto frontalmente che una decisione simile sarebbe contraria ai trattati europei e provocherebbe «una crisi finanziaria assicurata».

Pigasse coltiva da tempo questa doppia identità. Banchiere e anticapitalista, uomo della finanza e appassionato di musica, soprannominato negli anni il “banchiere rock”. Attraverso il gruppo Combat Media controlla Radio Nova, il magazine Les Inrockuptibles e attività legate ai festival, tra cui il popolare Rock en Seine. Combat rivendica apertamente una «battaglia culturale» contro l’avanzata dell’estrema destra. Per anni il suo nome è stato associato anche a Le Monde. Nel 2010 Pigasse aveva partecipato, insieme a Xavier Niel e Pierre Bergé, al salvataggio e alla ricapitalizzazione del quotidiano. Nel frattempo ha ceduto progressivamente a Niel fino a non essere più oggi azionista del gruppo editoriale, pur conservando formalmente un seggio nel consiglio di sorveglianza.

Nel 2016 Pigasse aveva guardato con evidente diffidenza alla fulminea ascesa di un altro ex banchiere, Emmanuel Macron. Dieci anni dopo è lui ad alimentare il sospetto di voler tentare un percorso simile, ma stando su posizioni politiche molto lontane. Per il momento ripete di voler soltanto «aiutare» la sinistra. Salvo aggiungere, ogni volta, che se per farla vincere servirà lui, è pronto.

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