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Tute spaziali made in Italy: “I miei tessuti tra le stelle”

L'astronauta Walter Villadei con la tuta Sfs2 nella Iss 

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Corinna Sperandini, ceo della startup Spacewear, ha convinto la Nasa con le fibre interattive
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ROMA – Da Fano alle stelle, andata e ritorno. Con gli occhi puntati in alto e i piedi piantati per terra come sa chiunque sia al timone di un’impresa. Tecnicamente è una startupper, ma le etichette stanno strette a chi, dopo il liceo classico Nolfi Apolloni, a ventitré anni apre la prima partita Iva, poi collabora con Maserati per l’abbigliamento griffato dal Tridente in grado di «dialogare con l’auto», quindi spedisce una tuta spaziale nell’orbita bassa: la Sfs1 cucita addosso all’astronauta dell’Aeronautica militare Walter Villadei, che a fine giugno 2023 è ai comandi della Space Ship Two, navicella di Virgin Galactic impegnata in una serie di esperimenti con il Centro nazionale delle ricerche.

Lei si chiama Corinna Sperandini, classe 1964, ed è l’imprenditrice che ha portato a casa il premio Invit…

ROMA – Da Fano alle stelle, andata e ritorno. Con gli occhi puntati in alto e i piedi piantati per terra come sa chiunque sia al timone di un’impresa. Tecnicamente è una startupper, ma le etichette stanno strette a chi, dopo il liceo classico Nolfi Apolloni, a ventitré anni apre la prima partita Iva, poi collabora con Maserati per l’abbigliamento griffato dal Tridente in grado di «dialogare con l’auto», quindi spedisce una tuta spaziale nell’orbita bassa: la Sfs1 cucita addosso all’astronauta dell’Aeronautica militare Walter Villadei, che a fine giugno 2023 è ai comandi della Space Ship Two, navicella di Virgin Galactic impegnata in una serie di esperimenti con il Centro nazionale delle ricerche.

Lei si chiama Corinna Sperandini, classe 1964, ed è l’imprenditrice che ha portato a casa il premio Invitalia “Le donne di ora”, pensato per promuovere le capitane d’azienda. Nel suo caso, la Spacewear, società della quale è cofondatrice e amministratrice delegata, una decina di collaboratori e progetti ambiziosi nel cassetto. «Ho lavorato nella filiera della lana grazie all’attività di mio padre, ora il mio obiettivo è riconvertire il tessile perché – racconta – la tecnologia al servizio dell’abbigliamento deve far vivere meglio. Mi piace pensare a una sorta di Umanesimo applicato alla tecnologia, dobbiamo ripartire da lì». La bussola è questa quando nella primavera 2021 inizia a lavorare a una tuta per astronauti, «che sono l’avanguardia dell’umanità: vanno lassù per noi, non per i marziani».

La traccia è un capo confortevole in un ambiente tutt’altro che ospitale. Il risultato è «la prima tuta spaziale interattiva approvata da Nasa e Faa», l’autorità dei cieli americani, a spiccare il volo. «Interattiva» significa in grado di «fare l’elettrocardiogramma, mantenere la temperatura corporea e segnalare eventuali problemi con spie arancioni e rosse». Tessuto ignifugo e antimagnetico, chiusure impermeabili, tasche resistenti ad accelerazioni fino a 12G dopo una ricerca messa appunto con il Politecnico delle Marche e lo stesso Cnr.

Sperandini sposta subito l’asticella un po’ più in alto. Obiettivo: Iss, la stazione spaziale orbitante che vola a 400 chilometri dalle nostre teste. «Grazie all’Aeronautica militare stavamo già lavorando a un’evoluzione della prima tuta», ricorda. Del resto, ammette, «se sono sicura di qualcosa cerco di imporlo. Non c’è altro modo. Nella vita e nel lavoro acquisisci credibilità quando rischi e ti spendi in prima persona. La crescita personale e delle competenze costa fatica, però il primo a credere in un progetto devi essere tu». Arrivano così la nuova tuta intelligente Sfs2, capace di misurare pressione, battito cardiaco, saturazione, eccetera; Axiom Mission 3 (Ax-3), terza missione verso la Iss organizzata da Axiom Space; nuovi test per il colonnello Villadei. La terza tuta è allo studio, ma Sperandini e soci, a cominciare da Marcello Azzoni, cofondatore al quale si devono la ricerca, lo sviluppo e il design di Spacewear, non guardano solo allo Spazio e alle sue promesse. «Facciamo le tute ultraleggere e ergonomiche per gli elicotteristi di Leonardo e puntiamo ad allargarci nelle attività sulla terraferma». Dalla difesa all’abbigliamento sportivo, fino alla sanità. «Perché lo Spazio – dice la startupper marchigiana – «è un acceleratore formidabile per la manifattura e per un brand».

Dove la arriverà il progetto iniziato pochi anni fa lo si vedrà. Sperandini promette di non risparmiare energie. «Sono contenta di essere stata vista per questo premio. Non tutti ci riescono ed è bello quando accade. Ho incontrato tante persone in gamba rimaste al palo perché prive di quel pizzico di energia in più che fa la differenza. E non mi sono mai confrontata con gli uomini pensando di essere una donna. Anche le altre che hanno rotto il cosiddetto tetto di cristallo hanno agito così». Nessuna etichetta, appunto, per chi tra dieci anni si augura di raccogliere i frutti della curiosità seminata qua e là. Anche sull’onda di un fiuto per l’innovazione affinato, forse, a stretto contatto con i cani. Tanto stretto da essersi cimentata nella scrittura con il suo I cani sono brave persone (edizioni Iride, 2021). «Si sono integrati nella mia esistenza, mi piace scrivere e ho provato a guardare la vita con i loro occhi, cercando di capire come prendessero le misure dei loro padroni». La sua Coco, «come Chanel», la avvertiva quando il caffè era pronto e si avviliva quando il sibilo della zip della valigia preannunciava un altro viaggio.

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