Ex Ilva, il governo valuta una partecipazione nella società. Mantovano: “Servono un paio di mesi”
di Raffaele LorussoIl tavolo sull'ex Ilva nella Sala Verde di Palazzo Chigi
ROMA – Comunque vada, l’ex Ilva non chiuderà. A Taranto si continuerà a produrre acciaio anche senza altiforni. Il governo non esclude la partecipazione pubblica nella nuova società. A patto, però, che ci sia un piano industriale solido e concreto, come richiesto da tutti, a cominciare dall’Ue. Intanto, le procedure di licenziamento per 2.500 addetti dell’indotto, avviate venerdì scorso da 28 imprese aderenti ad Aigi, vengono sospese in attesa della decisione Corte d’appello di Milano sulla richiesta di sospensiva del decreto di spegnimento dell’area a caldo, che sarà discussa domani.
"Il futuro passa attraverso la decarbonizzazione e lo sviluppo della città”, assicura il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nella “maratona” di incontr…
ROMA – Comunque vada, l’ex Ilva non chiuderà. A Taranto si continuerà a produrre acciaio anche senza altiforni. Il governo non esclude la partecipazione pubblica nella nuova società. A patto, però, che ci sia un piano industriale solido e concreto, come richiesto da tutti, a cominciare dall’Ue. Intanto, le procedure di licenziamento per 2.500 addetti dell’indotto, avviate venerdì scorso da 28 imprese aderenti ad Aigi, vengono sospese in attesa della decisione Corte d’appello di Milano sulla richiesta di sospensiva del decreto di spegnimento dell’area a caldo, che sarà discussa domani.
"Il futuro passa attraverso la decarbonizzazione e lo sviluppo della città”, assicura il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nella “maratona” di incontri a Palazzo Chigi sulla crisi del siderurgico. Prima gli enti territoriali, con i quali c’è l’impegno a investire risorse per il rilancio del capoluogo jonico, andando oltre l’acciaio (il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro chiede una legge speciale). Poi, le imprese, alle quali assicura l’avvio di un tavolo per Taranto. Infine, i sindacati, con i quali la tensione è alle stelle, al punto che la riunione si interrompe. I rappresentanti dei lavoratori chiedono l’impegno diretto dello Stato e lo stanziamento di risorse per salvaguardare il lavoro e rilanciare la produzione.
A nome del governo, Mantovano spiega che il decreto della Corte d’appello di Milano è un ordine perentorio, che non lascia all’azienda margini per eventuali interventi. Per questo, se la richiesta di sospensiva dovesse essere rigettata, si dovrà procedere allo spegnimento dell’area a caldo entro la fine di ottobre. Pur sottolineando di non voler polemizzare, Mantovano evidenzia che numerosi passaggi, nel provvedimento dei giudici milanesi, suscitano forti perplessità. L’amianto, a suo giudizio, non c’entra nulla con la sospensione dell’area a caldo perché è isolato negli altiforni. Quanto alle polveri sottili, non si capisce l’entità del danno sanitario perché non ci sono misurazioni prese a riferimento.
In ogni caso, assicura il sottosegretario, il governo si assumerà le proprie responsabilità. Anche se gli altiforni dovranno essere spenti, ci si muoverà lungo tre direttrici. A partire dalla gara per l’individuazione dell’acquirente. Al momento si attende la formalizzazione dell’offerta da parte della cordata italiana, che arriverà in un paio di mesi al massimo. Poi, si procederà a individuare l’offerta migliore.
L’obiettivo è produrre acciaio green. Quindi, forni elettrici e Dri. “Le risorse ci sono e vogliamo utlizzarle”, assicura Mantovano. La seconda direttrice, secondo il governo, riguarda l’individuazione di misure di carattere sociale, anche ad hoc: nessuno, secondo Palazzo Chigi, sarà lasciato indietro e resterà privo di coperture. Infine, un progetto di reindustrializzazione per favorire il reinserimento lavorativo degli eventuali esuberi diretti e dell’indotto. Il percorso richiederà approfondimenti per i quali saranno convocate altre riunioni con tutti gli attori. Il quadro sarà più chiaro – in un caso o nell’altro – dopo la decisione della Corte d’appello di Milano sull’istanza di sospensiva.