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Extraprofitti, Tajani contro Salvini: “No alla tassazione, sì a un accordo con banche e imprese”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani con il suo omologo argentino Pablo Quirno 

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Da Buenos Aires, dove si trova per la missione italiana Mercosur, il ministro degli Esteri replica all’ennesima richiesta della Lega, in vista della legge di Bilancio
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BUENOS AIRES – «Io sono assolutamente contrario a qualunque tassazione sugli extraprofitti. È il principio che non mi convince, un principio che non esiste né nell’economia né nel diritto». Da Buenos Aires, dove ha appena incontrato il presidente argentino Javier Milei, il ministro degli Esteri Antonio Tajani non si tira indietro rispetto all’ennesimo attacco della Lega sulla proposta di una nuova tassazione sugli extraprofitti di banche e imprese del settore dell’energia.

Alla Lega che giudica «incomprensibile» la «contrarietà di Forza Italia a un contributo da parte delle banche, a fronte di oltre 50 miliardi di utili», principio da estendere anche al settore energetico, Tajani replica che il concetto di extraprofitti non ha basi economiche né giuridiche. Anche se un contributo, in un momento difficile dell’economia, non è da escludere, ma, ribadisce Tajani, «bisogna fare in modo che ci sia un accordo, cioè coinvolgere le banche e le grandi aziende», metterle intorno a un tavolo, d…

BUENOS AIRES – «Io sono assolutamente contrario a qualunque tassazione sugli extraprofitti. È il principio che non mi convince, un principio che non esiste né nell’economia né nel diritto». Da Buenos Aires, dove ha appena incontrato il presidente argentino Javier Milei, il ministro degli Esteri Antonio Tajani non si tira indietro rispetto all’ennesimo attacco della Lega sulla proposta di una nuova tassazione sugli extraprofitti di banche e imprese del settore dell’energia.

Alla Lega che giudica «incomprensibile» la «contrarietà di Forza Italia a un contributo da parte delle banche, a fronte di oltre 50 miliardi di utili», principio da estendere anche al settore energetico, Tajani replica che il concetto di extraprofitti non ha basi economiche né giuridiche. Anche se un contributo, in un momento difficile dell’economia, non è da escludere, ma, ribadisce Tajani, «bisogna fare in modo che ci sia un accordo, cioè coinvolgere le banche e le grandi aziende», metterle intorno a un tavolo, decidere insieme.

No invece «all’imposizione di un governo che fa la faccia feroce, che s’improvvisa sceriffo di Nottingham», anche per «non spaventare le imprese, e non far scappare gli investitori dal nostro Paese». E aggiunge: «Quello a cui noi puntiamo è coinvolgere le imprese in una giusta azione di collaborazione».

Convergenza con Confindustria

Una linea apprezzata da Confindustria: «Non mi piace la parola extraprofitti, anche perché è molto complesso stabilire che cosa sia esattamente – obietta il vicepresidente per l’energia Aurelio Regina. Capisco che possa calmare gli animi di chi oggi soffre per l’aumento dei prezzi, ma dobbiamo essere razionali. Una misura del genere è anche giuridicamente contestabile. Se il governo ha poche risorse, deve essere selettivo e concentrare gli interventi su industria e trasportatori, evitando che il caro energia si trasferisca sull'inflazione».

E puntare su nuove fonti di energia a buon mercato: le rinnovabili, e, quando sarà disponibile quello di ultima generazione, il nucleare. Gli scambi in materia di energia e materie prime critiche sono in cima all’agenda degli accordi che Italia e Argentina stanno stringendo in questi giorni durante la missione Mercosur, la prima di un Paese europeo dopo l’entrata in vigore dell’accordo. «In Italia il costo dell'energia è oggi più alto degli ultimi due anni. Se vogliamo essere competitivi la prima cosa da fare è abbatterlo», osserva il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, aggiungendo: «Siamo qua anche per questo. Con il presidente Milei abbiamo parlato di interscambio di energia, sappiamo quanto abbiamo bisogno di comprare energia. Abbiamo visto Vaca Muerta, un investimento che esporterà cinquecento miliardi tra petrolio e gas».

L’obiettivo generale della missione è quello di far crescere l’interscambio tra Italia e Argentina nel suo complesso: «Il mercato argentino per le imprese italiane oggi vale 1,2 miliardi, credo che in pochi anni si possa arrivare a sette miliardi», afferma Orsini. Oggi sono state poste le basi per implementare gli scambi e le partnership: firmati diversi accordi, tra cui uno tra i due Paesi per lo scambio di materie prime critiche. Anche Simest e Sace hanno firmato alcuni accordi.

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