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La startup europea che insegue SpaceX: “Un grande razzo riutilizzabile entro il 2033, si può fare”

Uno dei test di atterraggio della capsula Nyx di The Exploration Company 

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La franco-tedesca The Exploration Company annuncia un finanziamento record da 450 milioni di dollari. Sulle navicelle trasporto merci, il suo primo obiettivo, è sfida con Thales Alenia. La Ceo Huby: “Noi più veloci e capaci di attirare capitali”
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ROMA – Far attraccare la sua navicella per il trasporto merci sulla Stazione spaziale internazionale a novembre del 2028. Realizzare ed accendere il motore per un super razzo riutilizzabile entro la fine dello stesso anno. E poi, cinque anni dopo, costruire e lanciare in orbita quel lanciatore, in grado di competere per dimensioni e portata con i mastodonti di Elon Musk. E’ un programma “molto aggressivo” quello di The Exploration Company (Tec), la startup franco-tedesca definita da più parti, con un po’ di ottimismo della volontà, la risposta europea a SpaceX. A dirlo è la stessa Hélène Huby, l’ingegnere spaziale francese che l’ha fondata e la dirige, spiegando però che al momento quel programma procede “nei tempi, nei costi e con la qualità previsti”. Martedì poi, alla vigilia del grande summit sullo spazio di Parigi, la società ha annunciato un nuovo rifornimento di carburante finanziario: un round di finanziamento Serie C – cioè il terzo – da 450 milioni di dollari, uno dei più gr…

ROMA – Far attraccare la sua navicella per il trasporto merci sulla Stazione spaziale internazionale a novembre del 2028. Realizzare ed accendere il motore per un super razzo riutilizzabile entro la fine dello stesso anno. E poi, cinque anni dopo, costruire e lanciare in orbita quel lanciatore, in grado di competere per dimensioni e portata con i mastodonti di Elon Musk. E’ un programma “molto aggressivo” quello di The Exploration Company (Tec), la startup franco-tedesca definita da più parti, con un po’ di ottimismo della volontà, la risposta europea a SpaceX. A dirlo è la stessa Hélène Huby, l’ingegnere spaziale francese che l’ha fondata e la dirige, spiegando però che al momento quel programma procede “nei tempi, nei costi e con la qualità previsti”. Martedì poi, alla vigilia del grande summit sullo spazio di Parigi, la società ha annunciato un nuovo rifornimento di carburante finanziario: un round di finanziamento Serie C – cioè il terzo – da 450 milioni di dollari, uno dei più grandi mai incassati da una società spaziale del Vecchio continente.

La dipendenza europea

Lo spazio è un settore in cui l’Europa ha competenze consolidate, ma ha visto il gap rispetto agli Stati Uniti allargarsi velocemente, ritrovandosi pericolosamente dipendente su vari fronti, dai lanciatori (il cosiddetto accesso allo spazio), alle costellazioni satellitari. La grande fusione di settore tra Airbus, Thales e la nostra Leonardo – nome in codice Bromo – deve ancora essere sottoposta al vaglio dell’Antitrust Ue. Intanto, due giorni fa in Norvegia, la tedesca Isar Aerospace ha lanciato in orbita il primo (piccolo) razzo commerciale dal suolo europeo, traguardo celebrato dalle autorità europee ma che scolorisce di fronte ai centinaia di lanci e satelliti delle varie SpaceX o Blue Origin. Isar e Tec sono alcune delle startup che provano a replicare qui il modello del “nuovo spazio” creato da Musk & Co. negli Stati Uniti, dove aziende e capitali privati hanno affiancato o sostituito le agenzie governative (Nasa ed Esa) e i loro storici contractor. La sua capsula per trasporto merci Nyx, il progetto più avanzato, è diretta concorrente del veicolo - al momento ancora senza nome - che dovrebbe realizzare la franco-italiana Thales Alenia. L’Agenzia spaziale europea, che vuole stimolare la competizione, li ha finanziati entrambi, e vinca il migliore.

Huby: “Noi più veloci”

“La velocità è uno dei nostri vantaggi”, dice Huby quando le si chiede di questa competizione europea. “L’altro è la capacità di farci finanziare quasi per metà un progetti così importanti da privati, aspetto su cui siamo i numeri uno al mondo”. Le risorse incassate martedì, ha spiegato, sono sufficienti sia per il primo volo della capsula merci riutilizzabile – attualmente in fase di certificazione da parte della Nasa - che per la prima dimostrazione del super motore per razzi Storm. A guidare l’investimento sono stati due soggetti europei, il venture capital Atomico e The Scale Up Europe Fund, il nuovo fondo pubblico-privato per la crescita delle aziende strategiche cofinanziato dalla Commissione europea, ma anche uno americano, il fondo Bessemer. Pur sottolineando le proprie “radici europee”, Tec si è data infatti una “missione globale” con soluzioni pensate per “servire più nazioni possibile”. Nonostante i rapporti transatlantici in questo momento non siano dei migliori, ammette Huby, con le aziende Usa che hanno boicottato il summit spaziale di Parigi, “crediamo nella collaborazione tra Europa e Stati Uniti e puntiamo a crescere sia su un mercato che sull’altro”.

Serve l’ambizione

Impossibile prescindere dal ricchissimo e dinamico mercato americano. Ma il 95% dei soci della società, ha detto la manager, restano comunque europei. E i suoi ambiziosi piani di lungo periodo - il super razzo riutilizzabile da decine di tonnellate di carico, nel 2033, e una navicella per il trasporto umano – sono legati a doppio filo alle politiche spaziali dell’Unione e ai relativi fondi. “Senza la capacità di mandare in orbita un lanciatore massiccio a frequenze elevate – spiega Huby – l’Europa non può restare rilevante nel futuro”, quello delle grandi costellazioni satellitari e dei data center in orbita. “L’Europa ha bisogno di imprenditori ambiziosi, di un’Esa ambiziosa e di una politica ambiziosa. Allo Space summit di Parigi mi piacerebbe sentir dichiarare ufficialmente un’ambizione sul volo spaziale umano. Per costruire un veicolo adatto ci vogliono dieci anni e 4 miliardi di investimenti, un percorso che da soli i privati non possono sostenere, anche se la domanda a livello globale c’è. Sarebbe un modo per mostrare che sì, insieme noi europei ce la possiamo fare”.

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