ROMA - La paura di Giorgia Meloni è in un’immagine: il diesel sopra i 2,3 euro in città, addirittura oltre i 2,4 sulle autostrade. Non è una possibilità. È quello che accadrà venerdì se gli sconti dal benzinaio non saranno rinnovati. Ecco perché la presidente del Consiglio ha dato mandato a Giancarlo Giorgetti di confezionare in fretta tutte le soluzioni possibili per allungare la rete dei sostegni. Lo schema auspicato è quello degli aiuti selettivi. Annunciati a fine agosto, ma già rinviati una volta, adesso – è il ragionamento – gli sconti mirati devono partire.
Ma se la quadra, tecnica e politica, non dovesse maturare nelle prossime ore, allora spazio a un nuovo decreto ponte per confermare lo sconto sul gasolio di 17,1 centesimi che scade alla mezzanotte di domani.
ROMA - La paura di Giorgia Meloni è in un’immagine: il diesel sopra i 2,3 euro in città, addirittura oltre i 2,4 sulle autostrade. Non è una possibilità. È quello che accadrà venerdì se gli sconti dal benzinaio non saranno rinnovati. Ecco perché la presidente del Consiglio ha dato mandato a Giancarlo Giorgetti di confezionare in fretta tutte le soluzioni possibili per allungare la rete dei sostegni. Lo schema auspicato è quello degli aiuti selettivi. Annunciati a fine agosto, ma già rinviati una volta, adesso – è il ragionamento – gli sconti mirati devono partire.
Ma se la quadra, tecnica e politica, non dovesse maturare nelle prossime ore, allora spazio a un nuovo decreto ponte per confermare lo sconto sul gasolio di 17,1 centesimi che scade alla mezzanotte di domani.
Al netto della forma, per palazzo Chigi conta la sostanza: niente buchi nella rete degli aiuti. Per questo la premier ha intenzione di convocare un Consiglio dei ministri domani. Sul tavolo, appunto, un provvedimento per dare continuità ai sostegni. A ieri sera, la bilancia pendeva dalla parte del piatto della proroga della riduzione delle accise. E questo perché gli aiuti selettivi non sono ancora pronti.
Servirà un vertice di maggioranza per sciogliere i nodi. Le criticità maggiori riguardano i buoni benzina. Lo schema abbozzato nelle scorse ore prevede di destinare il bonus ai lavoratori dipendenti con reddito o Isee fino a 30-32 mila euro. Ma Fratelli d’Italia e Lega premono per alzare l’asticella. Per Matteo Salvini sarebbe il minimo dato che è contrario addirittura a utilizzare l’Isee come parametro. Per il buono una tantum, che potrebbe valere circa 100 euro, i problemi non finiscono qui. Va ancora individuato l’incentivo per rimborsare i datori di lavoro del costo a loro carico. Non solo. Si cerca anche un modo per includere nella platea dei beneficiari le partite Iva e i lavoratori autonomi.
Gli aiuti mirati non saranno a tempo indeterminato: il bonus scadrà a dicembre. Per nuovi sostegni serviranno altre risorse. In vista della manovra, i leghisti rilanciano l’idea di una tassa sugli extraprofitti delle banche. E giudicano «incomprensibile» la «contrarietà di Forza Italia a un contributo» degli istituti, principio da estendere anche al settore energetico. Da Buenos Aires, dove si trova per la missione delle imprese italiane nel Mercosur, il vicepremier di FI Antonio Tajani ribatte: «Sono assolutamente contrario, bisogna fare in modo che ci sia un accordo, cioè coinvolgere le banche e le grandi aziende».
Di sicuro, la legge di bilancio conterrà nuovi aiuti contro il caro energia, ma non per ridurre il prezzo dei carburanti. Sul tavolo del Cdm è attesa la lettera con cui l’Italia chiederà a Bruxelles di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per una flessibilità sulla spesa da 36 miliardi (22 per la difesa e 14 per l’energia).