Come cambiano mutui e finanziamenti con il nuovo rialzo dei tassi della Bce
di Emma BonottiMILANO – Cosa succede a mutui e finanziamenti ora che la Banca centrale europea ha nuovamente alzato i tassi di interesse? La risposta più corretta è: dipende. Chi ha già sottoscritto un prestito a tasso variabile vedrà salire la rata mensile, mentre chi ha scelto un tasso fisso sarà riparato dai rincari. Ma attenzione, chi sta guardando le offerte sul mercato potrebbe trovare condizioni meno favorevoli in entrambi i casi.
Un mutuo a 30 anni potrà costare fino a 1.500 euro in più
L’impatto più evidente è proprio quello sui nuovi mutui. Fabi, il sindacato bancario, calcola che su un finanziamento da 150.000 euro, il passaggio dal 3 al 4,50 per cento del tasso offerto dalla banca comporterebbe un aumento della rata di 106,16 euro al mese su una dura…
MILANO – Cosa succede a mutui e finanziamenti ora che la Banca centrale europea ha nuovamente alzato i tassi di interesse? La risposta più corretta è: dipende. Chi ha già sottoscritto un prestito a tasso variabile vedrà salire la rata mensile, mentre chi ha scelto un tasso fisso sarà riparato dai rincari. Ma attenzione, chi sta guardando le offerte sul mercato potrebbe trovare condizioni meno favorevoli in entrambi i casi.
Un mutuo a 30 anni potrà costare fino a 1.500 euro in più
L’impatto più evidente è proprio quello sui nuovi mutui. Fabi, il sindacato bancario, calcola che su un finanziamento da 150.000 euro, il passaggio dal 3 al 4,50 per cento del tasso offerto dalla banca comporterebbe un aumento della rata di 106,16 euro al mese su una durata di 10 anni, 111,62 euro su 15 anni e 117,08 euro su 20 anni. Per le durate più lunghe, l’incremento salirebbe a 122,43 euro al mese su 25 anni e 127,62 euro su 30 anni. Su base annua, la maggiore spesa sarebbe così di 1.273,98 euro su 10 anni, 1.339,41 euro su 15 anni, 1.404,93 euro su 20 anni, 1.469,18 euro su 25 anni e 1.531,46 euro su 30 anni.
L’effetto cresce all’aumentare dell’importo finanziato. Su un mutuo da 200.000 euro, la differenza mensile varia da 141,55 euro su 10 anni a 170,16 euro su 30 anni. Per un finanziamento da 250.000 euro, l’incremento passa da 176,94 euro a 212,70 euro al mese.
Fino a 40 euro al mese per uno smartphone
Capitolo a parte quello del credito al consumo, colonna portante del finanziamento alle famiglie. A luglio 2026, secondo l’ultimo dato della Banca d’Italia, il tasso medio su questo tipo di prestiti era pari all’8,68%. Ipotizzando un balzo al 9,50%, stima Fabi, per una lavatrice da 700 euro finanziata in cinque anni la rata mensile sarebbe di 14,70 euro; per uno smartphone da 850 euro finanziato in due anni di 39,03 euro; per un televisore da 1.200 euro finanziato in tre anni di 38,44 euro. E ancora, un viaggio da 5.000 euro, finanziato in quattro anni, comporterebbe una rata di 125,62 euro al mese, mentre per un’automobile da 20.000 euro, finanziata in sei anni, la rata sarebbe di 365,49 euro mensili.
Sileoni (Fabi): “Le banche continuino ad accompagnare famiglie e imprese”
La nuova stretta monetaria arriva dopo una fase storica di progressiva riduzione del costo del denaro che aveva sostenuto la ripresa dei prestiti, in particolare quelli destinati all’acquisto delle abitazioni e ai consumi. Lo stock dei mutui alle famiglie – dati Fabi – è passato da 424,65 nel 2023 a 426,22 miliardi nel 2024, per poi raggiungere 449,68 miliardi a luglio 2026.
“Contrastare l’inflazione è fondamentale, perché l’aumento dei prezzi riduce il potere d’acquisto, ma allo stesso tempo occorre evitare che il costo del denaro diventi un freno per le famiglie che vogliono acquistare una casa o finanziare progetti e consumi”, commenta il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. “La ripresa del credito che si è consolidata negli ultimi mesi va preservata”. E le banche italiane, che in passato “hanno dimostrato di saper accompagnare famiglie e imprese anche nelle fasi economiche più complesse”, dovranno “continuare a farlo, mantenendo un’offerta di credito capace di sostenere l’economia reale”.