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Poste sale al 66,63% di Tim, sprint finale dell’Opas. Dal 21 settembre la finestra per i ritardatari

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Boom di offerte nell’ultima seduta. Nei prossimi giorni il predatore potrebbe arrotondare la quota, raggiungendo i due terzi del capitale e dunque il controllo delle assemblee straordinarie
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MILANO – Il contatore si è fermato a 66,63 per cento. A tanto è arrivata la quota di Poste Italiane dopo l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata in piena estate per conquistare Tim e allontanarla da Piazza Affari.

Adesioni oltre il 58%

Come spesso accade, l’Opas in un primo momento ha faticato a decollare, salvo poi accelerare sul finale. Solo nell’ultima seduta sono state consegnate 635,9 milioni delle 993,6 milioni di azioni totali apportate all’offerta. Le adesioni sono così balzate dal 21% di giovedì al 58,2297% dei titoli oggetto di offerta. Una quota che, sommata al 20,1% di Tim già detenuto dal gruppo postale, proiettano il predatore a un soffio dai due terzi del capitale della preda. Poste potrebbe arrotondare la propria partecipazione nei prossimi gi…

MILANO – Il contatore si è fermato a 66,63 per cento. A tanto è arrivata la quota di Poste Italiane dopo l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata in piena estate per conquistare Tim e allontanarla da Piazza Affari.

Adesioni oltre il 58%

Come spesso accade, l’Opas in un primo momento ha faticato a decollare, salvo poi accelerare sul finale. Solo nell’ultima seduta sono state consegnate 635,9 milioni delle 993,6 milioni di azioni totali apportate all’offerta. Le adesioni sono così balzate dal 21% di giovedì al 58,2297% dei titoli oggetto di offerta. Una quota che, sommata al 20,1% di Tim già detenuto dal gruppo postale, proiettano il predatore a un soffio dai due terzi del capitale della preda. Poste potrebbe arrotondare la propria partecipazione nei prossimi giorni, quando saranno registrate le ultime transazioni e soprattutto con la riapertura dell’offerta tra il 21 e il 25 settembre. Il trasferimento delle azioni (e il pagamento ai soci) avverrà il prossimo 18 settembre, mentre per chi intende aderire durante la finestra di fine mese la data da segnare sul calendario è il 2 ottobre.

A un soffio dal controllo delle assemblee straordinarie

Superare il 66,67% – soglia imposta in un primo momento come condizione dell’Opas e poi revocata – permetterebbe al gruppo guidato da Matteo Del Fante di avere il controllo delle assemblee straordinarie. Raggiungere il 90%, invece, faciliterebbe il delisting dei titoli.

Ma quest’ultimo traguardo, per quanto possibile sulla carta, è piuttosto improbabile. Considerando il volume degli scambi nelle ultime sedute, è facile immaginare che a muoversi siano stati i grandi fondi presenti nel libro soci di Tim. A temporeggiare, invece, potrebbe essere stato il retail, che ha tra le mani circa il 20% della società.

Un colosso da 150 mila dipendenti

Quote a parte, inizia a intravedersi quel colosso tricolore da 150 mila dipendenti immaginato da Poste Italiane, con una rete capillare sul territorio e in grado di vendere un’ampia gamma di prodotti e servizi, dalle assicurazioni alle utenze e la telefonia. Nel progetto ci ha creduto fin dall’inizio anche il management dell’ex Telecom Italia, che proprio nei giorni scorsi ha consegnato all’acquirente le proprie quote.

Ma nonostante l’avvallo del cda – che i conti e le prospettive di Tim conosce da vicino – le adesioni sono iniziate a salire solo dopo che Poste ha ritoccato l’offerta, aggiungendo 30 centesimi in contanti ed eliminando la clausola sulla soglia: adesso il gruppo controllato dallo Stato pagherà 1,97 euro in denaro, oltre alla componente carta contro carta di 0,218 azioni Poste di nuova emissione. Tirando le somme, agli attuali corsi di Borsa si tratta di 7,65 euro, in linea con la chiusura del titolo Tim di oggi, a 7,62 (+1,82%, Poste invece termina a +1,92%). Insomma, seppure sul finale, il mercato ha apprezzato.

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