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Auto, tv e lavatrici “smart”: più diritti sui dati immagazzinati dagli elettrodomestici

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Da oggi, grazie al regolamento Ue Data Act, c’è il diritto ad accedere ai dati generati da prodotti connessi a Internet. Si apre così una concorrenza su quei dati, ad esempio per offrire servizi post vendita o di manutenzione
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ROMA – Un’automobile moderna, uno smartwatch, un dispositivo per monitorare la salute, un televisore o un elettrodomestico smart. Esempi di oggetti, ormai comuni, che producono molti dati ogni volta che vengono utilizzati. Dati che sono un fattore economico rilevante, ad esempio per la manutenzione di quel prodotto o per i servizi che possono essere associati.

Da oggi, grazie al regolamento Ue Data Act, c’è il diritto ad accedere a quei dati per i prodotti immessi sul mercato dopo quella data. I produttori dovranno insomma progettarli in modo “aperto”, per consentirci in modo facile e gratuito di vedere i dati generati.

L’esempio più immediato è quello dell’automobile connessa a Internet. Un veicolo moderno raccoglie continuamente informazioni sul proprio funzioname…

ROMA – Un’automobile moderna, uno smartwatch, un dispositivo per monitorare la salute, un televisore o un elettrodomestico smart. Esempi di oggetti, ormai comuni, che producono molti dati ogni volta che vengono utilizzati. Dati che sono un fattore economico rilevante, ad esempio per la manutenzione di quel prodotto o per i servizi che possono essere associati.

Da oggi, grazie al regolamento Ue Data Act, c’è il diritto ad accedere a quei dati per i prodotti immessi sul mercato dopo quella data. I produttori dovranno insomma progettarli in modo “aperto”, per consentirci in modo facile e gratuito di vedere i dati generati.

L’esempio più immediato è quello dell’automobile connessa a Internet. Un veicolo moderno raccoglie continuamente informazioni sul proprio funzionamento. Il proprietario può avere interesse a utilizzare quei dati per la manutenzione o a trasmetterli a un operatore diverso dalla casa automobilistica. Finora il controllo tecnico esercitato dai costruttori su molti di questi dati ha reso più difficile utilizzarli presso servizi indipendenti. Con il Data Act l’utente acquista invece il diritto di accedere ai dati generati dall’auto e, nei casi previsti, di farli mettere a disposizione di un soggetto terzo a propria scelta.

È qui che il Data Act può diventare uno strumento di concorrenza. Un’officina indipendente potrebbe utilizzare i dati dell’auto per offrire manutenzione; un diverso fornitore potrebbe costruire un servizio intorno ai dati prodotti da un dispositivo; nel campo assicurativo possono nascere servizi basati sulle informazioni generate dall’utilizzo del bene.

“Come anche osservato dalla Commissione europea, ciò dovrebbe consentire ai fornitori di servizi post-vendita (ad esempio quello di riparazione) di migliorare e innovare i propri servizi, favorendo una concorrenza leale con servizi simili offerti dai produttori”, spiega la giurista Anna Cataleta, partner di P4I. “Di conseguenza, gli utenti di prodotti connessi dovrebbero avere la possibilità di scegliere fornitori di servizi di riparazione e manutenzione più convenienti; il che potrebbe portare a maggiore competitività e a prezzi più bassi sul mercato", aggiunge.

Lo stesso principio può valere nella casa intelligente. La Commissione cita, per esempio, una lavatrice i cui sensori producono dati utilizzati da un’app per regolare il ciclo di lavaggio, oppure un frigorifero connesso. Nel perimetro della normativa rientrano i dati grezzi e quelli già sottoposti a una prima elaborazione, quando sono facilmente disponibili al produttore o al fornitore del servizio: per esempio temperatura, posizione, accelerazione, velocità o altre misurazioni effettuate dai sensori. Non significa invece avere diritto a qualsiasi informazione presente sul dispositivo: sono esclusi, per esempio, i contenuti audiovisivi e in generale i dati ulteriormente dedotti o elaborati.

È un cambiamento importante rispetto al modello che si è affermato con molti prodotti digitali. Comprare un oggetto non ha infatti significato automaticamente poter utilizzare tutte le informazioni prodotte dal suo funzionamento. Il costruttore poteva trovarsi in una posizione privilegiata semplicemente perché era l’unico ad avere materialmente accesso ai dati. Il Data Act cerca di ridurre questa asimmetria.

Il limite è che tutto questo varrà solo per i prodotti usciti da oggi in poi. La data farà quindi da forte spartiacque fra i diritti dei consumatori, soprattutto per prodotti dal lungo ciclo di vita come un’automobile. Per anni, ci saranno acquirenti che potranno fare con la propria auto qualcosa che per altri resterà impossibile.

Il punto è che questo diritto, che i giuristi chiamano “accessibilità by design” (integrata in origine nella creazione di un prodotto connesso a Internet) comporta oneri importanti a carico dei produttori. La sua attuazione in Europa non potrà quindi che essere gradualenei prossimi anni.

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