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I paletti di Berlino su Commerzbank, Unicredit tratta

FILE PHOTO: Traffic lights glow near a logo of Commerzbank at a branch as Italy's UniCredit launches an unsolicited bid to increase its stake above 30% in Commerzbank, crossing the mandatory 30% takeover threshold under German law, in Cologne, Germany, March 16, 2026. REUTERS/Thilo Schmuelgen/File Photo (reuters)

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“Incontro costruttivo” tra Orcel e il ministro Klingbeil che chiede garanzie su Francoforte. Lo Stato resterà azionista
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BERLINO – Mentre il governo tedesco metteva il broncio, Andrea Orcel creava fatti. È il senso del commento dell’Handelsblattal primo incontro tra l’amministratore delegato di Unicredit e il ministro delle Finanze e vicecancelliere, Lars Klingbeil, avvenuto ieri a Berlino. Tema: la conquista italiana di Commerzbank. Il governo Merz ha dovuto prendere atto che ormai è cosa fatta. Ma lo Stato tedesco detiene ancora il 12% della banca. E ha chiesto dunque rassicurazioni sulla governance, e sul fatto che due consiglieri governativi restino nel consiglio.

Un messaggio per dire che finché Unicredit non darà determinate garanzie in altri ambiti, Berlino non ha intenzione di cedere quella partecipazione. In più Klingbeil ha voluto sottolineare dopo il colloquio «costruttivo» con l’ad italiano, che i negoziati dovranno essere condotti, d’ora in poi, in maniera «responsabile». E secondo una fonte vicina al dossier, conta molto una frase che il portavoce del vicecancelliere aveva detto prima del…

BERLINO – Mentre il governo tedesco metteva il broncio, Andrea Orcel creava fatti. È il senso del commento dell’Handelsblattal primo incontro tra l’amministratore delegato di Unicredit e il ministro delle Finanze e vicecancelliere, Lars Klingbeil, avvenuto ieri a Berlino. Tema: la conquista italiana di Commerzbank. Il governo Merz ha dovuto prendere atto che ormai è cosa fatta. Ma lo Stato tedesco detiene ancora il 12% della banca. E ha chiesto dunque rassicurazioni sulla governance, e sul fatto che due consiglieri governativi restino nel consiglio.

Un messaggio per dire che finché Unicredit non darà determinate garanzie in altri ambiti, Berlino non ha intenzione di cedere quella partecipazione. In più Klingbeil ha voluto sottolineare dopo il colloquio «costruttivo» con l’ad italiano, che i negoziati dovranno essere condotti, d’ora in poi, in maniera «responsabile». E secondo una fonte vicina al dossier, conta molto una frase che il portavoce del vicecancelliere aveva detto prima del tete-a-tete: «I negoziati, è molto importante, non li conduce il governo ma le due banche». Il fatto che Orcel abbia messo all’angolo l’ad di Commerz, Bettina Orlopp, ha irritato il governo. Una fonte governativa ha continuato a ripetere che Berlino «rifiuta un’operazione ostile».

Da un lato, per la sua posizione azionaria, Unicredit conduce la partita ormai da una posizione di forza. Ma il governo tedesco può ancora rendere la vita difficile a Orcel. Che si è limitato a far sapere che il colloquio è stato «proficuo e costruttivo» e che bisogna procedere «nell’interesse di tutte le parti interessate e degli azionisti». Certo, chi segue da vicino il dossier osserva che alcune pretese di Klingbeil e Orlopp sono un po’ ambiziose: quella, ad esempio, di «finanziare l’economia tedesca e il Mittelstand», ossia le piccole e medie imprese che rappresentano la spina dorsale del Made in Germany. In soldoni il governo pretende che «anche la rete estera» delle filiali Commerz resti intatta, puntualizza la fonte governativa. Ma per Unicredit sarebbe una doppia presenza internazionale: ridondante e costosa.

Ma anche Orcel non potrà evitare, nella “germanizzazione” del nuovo colosso italo-tedesco, qualche concessione al governo e ai sindacati: Commerzbank impiega oltre 40.000 dipendenti, e Berlino intende «tutelare i loro interessi», ha spiegato Klingbeil. Sugli esuberi, l’ipotesi è effettivamente che possano essere spalmati su un periodo più lungo. Ed è chiaro che Orcel non può abolire la tedeschissima cogestione come aveva fatto Unicredit quando inglobò Hypovereinsbank. Un’altra richiesta del governo riguarda Francoforte, che dovrebbe restare «punto di riferimento della banca». E sulla quotazione, il vicecancelliere ha anche espresso il desiderio che Commerz «resti quotata a Francoforte».

La “germanizzazione”, riferisce una fonte, potrebbe d’un lato portare a una modifica del portafoglio del nuovo colosso europeo, spostandolo su Bund piuttosto che sui titoli italiani - un modo per placare la tradizionale paranoia tedesca delle banche “imbottite” di bond che Berlino considera potenzialmente a rischio a causa dell’alto debito pubblico italiano. Dall’altro lo sbarco in Germania del tandem Unicredit-Generali nel settore assicurativo potrebbe far suonare le campane d’allarme di un rivale come Allianz.

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