Fed, Warsh resiste a Trump e alza i tassi di 25 punti. La Casa Bianca: “Decisione infelice”
di Massimo BasileNEW YORK – La Federal Reserve ha votato all’unanimità a favore di un aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto, per la prima volta dal luglio 2023, sfidando la richiesta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di tagliare il costo del denaro che ora è compreso tra il 3,75% e il 4%. La decisione è destinata a mettere Kevin Warsh, presidente della Fed dopo Jerome Powell, in rotta di collisione con Trump, che da lui si aspettava un’inversione di tendenza. E la Casa Bianca ha bollato la decisione come «infelice» e «ingiustificata» e «non sostenuta da ragioni economiche convincenti», ha dichiarato un portavoce, Kush Desai. Poi è intervenuto direttamente Trump sul suo social Truth: “I tassi d’interesse negli Stati Uniti dovrebbero essere ridotti all’1% o anche al di sotto di questa soglia, abbassate i tassi e fatelo in fretta - il contenuto del suo post - perché abbiamo di gran lunga la migliore affidabilità creditizia al mondo. Il nostro Paese è in piena espansione grazi…
NEW YORK – La Federal Reserve ha votato all’unanimità a favore di un aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto, per la prima volta dal luglio 2023, sfidando la richiesta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di tagliare il costo del denaro che ora è compreso tra il 3,75% e il 4%. La decisione è destinata a mettere Kevin Warsh, presidente della Fed dopo Jerome Powell, in rotta di collisione con Trump, che da lui si aspettava un’inversione di tendenza. E la Casa Bianca ha bollato la decisione come «infelice» e «ingiustificata» e «non sostenuta da ragioni economiche convincenti», ha dichiarato un portavoce, Kush Desai. Poi è intervenuto direttamente Trump sul suo social Truth: “I tassi d’interesse negli Stati Uniti dovrebbero essere ridotti all’1% o anche al di sotto di questa soglia, abbassate i tassi e fatelo in fretta - il contenuto del suo post - perché abbiamo di gran lunga la migliore affidabilità creditizia al mondo. Il nostro Paese è in piena espansione grazie ai nuovi investimenti”. Poi ha dichiarato: “Ho ancora fiducia in Warsh, ha consiglio ostile”.
Emergenza inflazione
Sull’inflazione hanno pesato anche fattori legati alle politiche dell’amministrazione. tra cui i dazi, oltre all’impennata dei prezzi dell’energia. L’inflazione è stata «troppo alta» per «troppo tempo», ha ammesso Warsh, commentando la decisione. «Per cinque anni è rimasta sopra il target del 2%», ha aggiunto. «L’inflazione rimane elevata. L’azione di politica monetaria adottata contribuirà a un ritorno più tempestivo all’obiettivo del 2%», aveva dichiarato poco prima il comitato. La Fed prevede un altro rialzo entro la fine dell’anno. Secondo le nuove proiezioni economiche, la crescita del Pil reale degli Stati Uniti raggiungerà il 2,3% nel 2026, rispetto al 2,2% previsto a giugno, per poi attestarsi al 2,4% nel 2027, al 2,2% nel 2028 e al 2,1% nel 2029. La Fed stima inoltre un’inflazione del 3,7% nel 2026, rispetto al 3,6% della precedente previsione, mentre l’obiettivo del 2% dovrebbe essere raggiunto solo nel 2029. Il tasso di disoccupazione, attualmente al 4,1%, è previsto stabile fino al 2029.
“Rispondo al Congresso”
La decisione del Fomc è arrivata dopo che Trump aveva affermato che gli Stati Uniti dovrebbero avere «il tasso più basso di qualsiasi Paese al mondo» e che avrebbe «interrotto gli scambi commerciali con i Paesi con cui abbiamo un deficit» se la Federal Reserve non avesse abbassato i tassi. A Warsh è stato chiesto se avesse parlato con Trump: «Non ho nulla da riferire in merito a eventuali colloqui con il presidente - la sua risposta indiretta - la decisione è quella giusta per adempiere al mandato conferitoci dal Congresso, ovvero garantire la stabilità dei prezzi».
A Wall Street non ci sono stati scossoni: il Dow Jones poco sotto la parità. In fondo era tutto previsto: alla vigilia, i trader avevano attribuito una probabilità superiore al 90% a un aumento di un quarto di punto. Un mese fa, la probabilità era appena del 36%. Ma le dichiarazioni di Warsh al simposio annuale della Fed a Jackson Hole, in Wyoming, ad agosto, avevano cominciato a cambiare lo scenario. Una nuova serie di dati sull’inflazione, più deludenti delle attese, insieme a un mercato del lavoro che ha mostrato maggiore solidità, ha consolidato le aspettative di un rialzo. A queste pressioni si è aggiunta la nuova impennata del prezzo del greggio, tornato sopra i 100 dollari al barile e i redimenti al 5% dei titoli decennali del debito americano.