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La Mecca nel mirino degli Houthi. E Riad non dà garanzie sulle forniture di petrolio all’Europa

 Le milizie Houthi nel governatorato di al-Jawf, in Yemen 

 

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L’Arabia Saudita fa sapere alle raffinerie europee che i barili a settembre non sbarcheranno. Il greggio ormai sfiora i 110 dollari. Bin Salman vola al Cairo per chiedere aiuto ad Al Sisi
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Colpita da sud, Yemen; da Est, Iran; da nord, Iraq. Costretta a interrompere l’export di greggio da Hormuz e poi a chiudere anche l’alternativa a Hormuz, che portava il petrolio del Golfo al Mar Rosso. Assediata su più fronti, l’Arabia Saudita si trova a gestire due conflitti, sempre più sola, e lo choc del regno ha riverberi in tutto il mondo.

In poche settimane, il principale esportatore internazionale di petrolio ha perso rapidamente posizioni. Il blocco navale imposto dagli Houthi contro le navi di Riad sta limitando le esportazioni verso Ovest, dal Mar Rosso, parliamo di circa il 4,5% del petrolio greggio lavorato dalle raffinerie globali nel 2025, dati Kpler. Il traffico a Hormuz è sostanzialmente fermo. La situazione è tale che, sec…

Colpita da sud, Yemen; da Est, Iran; da nord, Iraq. Costretta a interrompere l’export di greggio da Hormuz e poi a chiudere anche l’alternativa a Hormuz, che portava il petrolio del Golfo al Mar Rosso. Assediata su più fronti, l’Arabia Saudita si trova a gestire due conflitti, sempre più sola, e lo choc del regno ha riverberi in tutto il mondo.

In poche settimane, il principale esportatore internazionale di petrolio ha perso rapidamente posizioni. Il blocco navale imposto dagli Houthi contro le navi di Riad sta limitando le esportazioni verso Ovest, dal Mar Rosso, parliamo di circa il 4,5% del petrolio greggio lavorato dalle raffinerie globali nel 2025, dati Kpler. Il traffico a Hormuz è sostanzialmente fermo. La situazione è tale che, secondo la Reuters, Riad starebbe comunicando ad alcune raffinerie europee che i carichi di greggio previsti per settembre non arriveranno. Il segretario all’Energia Usa, Chris Wright, assicura che i tempi di riapertura dell’oleodotto Est-Ovest che collega il Golfo al Mar Rosso, colpito da un drone lanciato dall’Iraq, «si misureranno in giorni».

Un’alternativa sarebbe utilizzare le scorte disponibili a Yanbu e trasportare i carichi verso nord attraverso il Canale di Suez e l’oleodotto egiziano Sumed, che collega il Mar Rosso al Mediterraneo, ma la rotta è già sottoposta a maggiore pressione da quando è iniziata la guerra americana all’Iran e poi con l’offensiva Houthi sulla costa dello Yemen. Il mercato registra il terremoto, il petrolio ha sfiorato i 110 dollari al barile (108,62).

Per rompere l’assedio, il principe erede al trono saudita, Mohammed Bin Salman, ha chiesto aiuto a Trump, ma il vecchio amico non vuole e non può impelagarsi in un nuovo conflitto nello Yemen, né sembra in grado di risolvere il rebus Hormuz. I sauditi, che hanno combattuto una sanguinosa guerra quasi decennale contro i ribelli Houthi senza riuscire a prevalere, non vogliono tornare in guerra da soli.

Mbs è volato ieri al Cairo per incontrare l’egiziano Al Sisi. L’Egitto è altrettanto preoccupato dalla situazione a Bab el Mandeb. Nei giorni scorsi, attraverso la camera di commercio di Londra, gli Houthi hanno chiesto al Cairo un coordinamento formale per la gestione di Suez e di Bab el Mandeb ma gli egiziani hanno rifiutato sapendo che una mossa del genere avrebbe legittimato come interlocutore il movimento militare. Dopo aver conquistato tutta la costa sul Mar Rosso, i miliziani ora provano ad avanzare verso le città di Marib e Taiz, roccaforti governative. I sauditi hanno bombardato alcune loro posizioni, provocando tre morti, e i partigiani di Dio hanno attaccato diverse città saudite: ci sono almeno 13 civili feriti. Per la prima volta, ieri, la monarchia ha diramato un allerta rischio anche nella città santa della Mecca. Nella notte, l'Arabia Saudita ha dichiarato che un drone lanciato dagli Houthi verso la Mecca è stato intercettato e distrutto prima che entrasse nello spazio aereo. "Le affermazioni sull'attacco alla Mecca sono una menzogna trita e ritrita, già usata in passato e che non inganna più nessuno", ha commentato su X n esponente degli Houthi, Hazm al-Assad. Nello Yemen insomma è di nuovo guerra aperta, mentre non si vede una via di uscita dall’altro conflitto, quello tra Stati Uniti e Iran.

Axios racconta che la settimana scorsa i più alti comandi militari di Stati Uniti, Israele e diversi paesi arabi si sono incontrati in Germania per discutere della guerra con l’Iran. Attorno allo stesso tavolo c’erano i capi di stato maggiore militari di Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania ed Egitto. Una prima volta assoluta, che restituisce la gravità del caos in Medioriente. Gli arabi volevano innanzitutto essere rassicurati sul fatto che gli americani non si ritireranno dalla regione nonostante gli attacchi iraniani alle basi statunitensi. «L’ammiraglio Cooper ha informato i suoi colleghi sul piano degli Usa per espandere il traffico nello stretto di Hormuz», scrive Axios. I sauditi contano ancora sull’aiuto americano e anche sulla collaborazione di intelligence con Israele, ma sanno che un accordo con l’Iran potrebbe essere più che necessario, inevitabile.

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