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Bollo auto, la mossa a sorpresa di Meloni spiazza gli alleati e apre al voto anticipato

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La premier: “Vorrei arrivare alla scadenza della legislatura”. Ma Palazzo Chigi prepara le elezioni in primavera
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ROMA - Era tutto stabilito da un po’: il “bollo elettorale” doveva rappresentare la mossa perfetta per la manovra. Giorgia Meloni ci lavorava da tempo, convinta che servisse una scossa per la prossima campagna elettorale di primavera (salvo colpi di scena, resta la finestra preferita). Poi la situazione è precipitata: il gasolio sempre più su, la chiusura del secondo Stretto, e insomma: chi si sarebbe ricordato di un bonus benzina di cento euro? E per giunta a rischio truffe, come l’odiato reddito di cittadinanza?

Meglio una misura ad effetto, anche se della durata di un anno (quello del voto, ovviamente). E quindi la presidente del Consiglio ha chiamato Giancarlo Giorgetti e gli ha detto: «So che hai dubbi, ma dobbiamo intervenire adesso». C’è…

ROMA - Era tutto stabilito da un po’: il “bollo elettorale” doveva rappresentare la mossa perfetta per la manovra. Giorgia Meloni ci lavorava da tempo, convinta che servisse una scossa per la prossima campagna elettorale di primavera (salvo colpi di scena, resta la finestra preferita). Poi la situazione è precipitata: il gasolio sempre più su, la chiusura del secondo Stretto, e insomma: chi si sarebbe ricordato di un bonus benzina di cento euro? E per giunta a rischio truffe, come l’odiato reddito di cittadinanza?

Meglio una misura ad effetto, anche se della durata di un anno (quello del voto, ovviamente). E quindi la presidente del Consiglio ha chiamato Giancarlo Giorgetti e gli ha detto: «So che hai dubbi, ma dobbiamo intervenire adesso». C’è un tema di coperture, ha ricordato il titolare del Tesoro. Un’ultima panoramica con la Ragioneria, uno scambio di informazioni con i Trasporti per censire la platea, quindi corsia direttissima in consiglio dei ministri.

Gli alleati sono presi in contropiede. Non conoscevano la tempistica dell’annuncio. E non gradiscono l’anticipazione con cui Meloni spoilera la misura mezz’ora prima del cdm. Il nervosismo si sfoga attorno al tavolone dell’esecutivo. Salvini fa le pulci a Giorgetti sugli aiuti ai camionisti: «I conti non tornano». Si accende una discussione sul perimetro dell’esenzione. E la premier davanti ai ministri si lascia sfuggire una battuta: «Questa misura è come l’abolizione dell’Ici sulla prima casa che fece Berlusconi, strano che non l’ha ricordato Tajani…».

In conferenza stampa, non a caso, i due vicepremier reagiscono provando a intestarsi un rilancio: cercheremo di allargare la misura, dicono per tre volte. Meloni ride, poi sorride un po’ meno, infine li stronca: non è una gran mossa sporcare l’annuncio sostenendo che sarebbe stato meglio fare di più.

I partner restano spiazzati anche per un’altra ragione: Forza Italia e Lega spingono da tempo per cancellare il bollo auto, ma ovviamente la novità giova soprattutto al consenso della premier. È lei a scendere davanti ai cronisti – non succede così spesso – e a intestarsela. Non è un caso, come non lo è anche il fatto che la misura coincida con una proposta di Roberto Vannacci per il suo programma elettorale. È la spina nel fianco della maggioranza, può far perdere il centrodestra ed è marcato a uomo.

Chiedono alla premier: sente di poter dire fin d’ora “mai con Vannacci?”. Terreno scivoloso, non sia mai cambiasse idea tra qualche mese. E infatti, la replica è netta, ma non definitiva: «Parliamo di un partito composto da parlamentari eletti nel centrodestra che oggi votano con l’opposizione. Quando questo accade una volta, può accadere anche una seconda. Per me è sempre molto più importante vincere per governare che vincere per non governare».

Non si stringerà un’alleanza con Futuro nazionale, in effetti. Altro discorso è invece considerare definitive le sue parole sulla data delle elezioni. Perché è chiaro a tutti che il taglio del bollo serve proprio a lanciare una campagna elettorale in tempi rapidi. Tra un anno sarebbe dimenticato, o comunque potrebbe non bastare: diverso sfruttarlo in vista di Politiche in primavera. «Ci accusano di fare una manovra elettorale. Lo hanno fatto altri, in altri tempi, noi intendiamo continuare a governare fino a quando avrò questa bella e solida maggioranza». Pausa. «E mi pare che i miei colleghi siano d’accordo». Salvini e Tajani annuiscono, il messaggio è in effetti per loro. «Vorrei arrivare a fine legislatura», insiste la leader, smentendo le ricostruzioni che ipotizzano urne anticipate. Ma in realtà, a Palazzo Chigi le riflessioni sono altre.

Lo scenario più probabile è Politiche entro la primavera del 2027. Se possibile già ad aprile, evitando l’election day. Se il Colle invece insisterà per l’accorpamento, si voterà con le grandi città tra maggio e giugno. L’opzione di arrivare fino all’autunno presenta tra l’altro una complicazione in più: che succede se finisce in pareggio? Meloni rassicura sul fatto che il voto verrebbe preceduto dal via libera alla manovra entro ottobre e che poi toccherebbe al nuovo governo farne un’altra correttiva. Ma con questa carenza di risorse, il caro energia e le guerre, sarebbe comunque un azzardo. Al “bollo elettorale” si torna. Non sarà per tutti e neanche strutturale, ma è una mossa efficace con un orizzonte: le elezioni.

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