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Le aziende di telecomunicazione avvertono l’Europa: lo stop alla Cina costa 40 miliardi

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Lettera di 17 manager dei principali operatori sui vincoli ai fornitori del Cybersecurity Act. Critiche all’eccesso di regolazione: i consumatori guidino la transizione alla fibra
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MILANO – Le compagnie telefoniche del Vecchio continente, da Telecom Italia a Telefonica, da Deutsche Telekom a Liberty Global, che di solito sono abituate a farsi la guerra, fanno squadra contro il Digital Networks Act e il Cybersecurity Act che di fatto chiedono agli operatori di sostituire e limitare le forniture di reti e apparati di provenienza cinesi. Con un conseguente aumento dei costi, ma senza migliorare la qualità dei servizi.

Ben 17 amministratori delegati di altrettanti operatori, martedì scorso hanno inviato una dura missiva a Bruxelles che in 48 ore non solo ha sollevato diversi dubbi, ma potrebbe anche provocare un terremoto a catena su altri settori che sono stati recentemente attenzionati da politiche volte a preservare l’industria Ue dalla minaccia geopolitica cinese.

MILANO – Le compagnie telefoniche del Vecchio continente, da Telecom Italia a Telefonica, da Deutsche Telekom a Liberty Global, che di solito sono abituate a farsi la guerra, fanno squadra contro il Digital Networks Act e il Cybersecurity Act che di fatto chiedono agli operatori di sostituire e limitare le forniture di reti e apparati di provenienza cinesi. Con un conseguente aumento dei costi, ma senza migliorare la qualità dei servizi.

Ben 17 amministratori delegati di altrettanti operatori, martedì scorso hanno inviato una dura missiva a Bruxelles che in 48 ore non solo ha sollevato diversi dubbi, ma potrebbe anche provocare un terremoto a catena su altri settori che sono stati recentemente attenzionati da politiche volte a preservare l’industria Ue dalla minaccia geopolitica cinese.

Le tlc valgono il 5% del Pil Ue e investono 64 miliardi l'anno

«Le reti di connettività rappresentano la base dell’infrastruttura tecnologica europea e, ancora oggi, l’Europa mantiene il controllo di questo livello critico - si legge nella lettera firmata dai 17 ceo - . Tuttavia, questa posizione è a rischio a causa di riforme normative incoerenti e ci troviamo di fronte a una scelta chiara: rafforzare la connettività e liberare il potenziale della leadership tecnologica europea, oppure rischiare di perdere il controllo dell’intero ecosistema tecnologico». In breve chiedono che «la transizione verso la fibra sia guidata dalle scelte dei consumatori, dall’evoluzione dei mercati e non dagli ordini del regolatore»

Il settore delle tlc rappresenta peraltro il 5% del Pil europeo e investe 64 miliardi di euro l’anno nelle reti di nuova generazione. Una cifra monstre - ma ancora insufficiente per stare al passo con l’aumento del consumo dei dati legato all’IA, e al bisogno di infrastrutture come Cloud e Data Center, per renderlo possibile.

Stimati nuovi investimenti per 475 miliardi, sostituire gli apparati ne costerebbe 40

Gli operatori stimano che per avere reti efficienti e al passo con la nuova rivoluzione tecnologica e con la diffusione del 5G- in a ttesa dell’arrivo del 6G - ci vogliano ancora 475 miliardi di investimenti. E questo senza contare che negli ultimi 12 anni le compagnie telefoniche europee hanno già investito 112 miliardi di euro sullo spettro e sulle licenze.

Solo il Cybersecurity Act - che impone di sostituire gli apparati cinesi - comporterebbe 40 miliardi di costi aggiuntivi per rimpiazzare pezzi di rete perfettamente funzionanti, risorse che in questo momento non solo sono preziose, ma vanno destinate alla crescita e all’implementazione delle infrastrutture. «Siamo pronti a generare benefici concreti per i cittadini europei, favorendo l’innovazione, rafforzando la nostra base industriale e aumentando la capacità tecnologica sovrana del continente in un periodo di instabilità geopolitica - scrivono i ceo alla Commissione Ue- ricordando però di aver bisogno di un approccio «proporzionato e basato sul rischio, che tenga conto delle misure alternative di mitigazione, invece di introdurre restrizioni generalizzate che impongano la sostituzione delle infrastrutture senza considerare i cicli di investimento o prevedere forme di compensazione».

L’appello dei ceo alla Commisisone Ue. “Lasciateci consolidare per avere più scala”

Gli operatori telefonici chiedono poi alla Commissione di sbloccare l’M&a, sia all’interno dei singoli Paesi membri, sia su scala europea. «Sul fronte della sovranità tecnologica, la Commissione Ue ha compiuto passi positivi con il Cloud and AI Development Act e con la recente normativa sullo spettro per le comunicazioni mobili satellitari, creando spazio per alternative europee sia nel cloud sia nella connettività satellitare, come strumenti per rafforzare la competitività - si legge ancora nella lettera - Riteniamo che lo stesso spirito debba riflettersi nella modernizzazione delle norme sul controllo delle concentrazioni, consentendo sia il consolidamento all’interno dei singoli mercati sia quello transfrontaliero, così da permetterci di investire e innovare su scala». Riforme strutturali, sulle reti, sugli investimenti basati sulla domanda, sulla regolamentazione, che strizzano l’occhio al Rapporto Draghi, per fare sistema invece che alzare barriere protezionistiche tra Usa e Asia.

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