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Bollo auto, la destra già si divide sull’allargamento del decreto.Alle Regioni i conti non tornano

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Fdi vuole estenderlo a favore delle famiglie numerose, la Lega invece al superbollo. Gli enti locali temono di dover pagare parte della misura. La trattativa con il Tesoro
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MILANO – Pochi, tanti, troppi? La norma che abolisce il bollo per motocicli e auto di piccola e media cilindrata non è ancora arrivata in Parlamento, ma tra i banchi della maggioranza qualcuno già pensa alle modifiche sulla platea di beneficiari. Estensive, ovviamente.

Una platea tutta da definire

C’è chi, come Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, ragiona su come includere le famiglie numerose, «magari aumentando i kilowatt per queste categorie». Chi ha più di tre figli - è il ragionamento - viaggia con monovolume da 150 kW di potenza, oltre la soglia di 80 contenuta nella norma.

Il vicepremier Matteo Salvini, invece, pensa a limare il superbollo, la sovrattassa che paga chi possiede una vettu…

MILANO – Pochi, tanti, troppi? La norma che abolisce il bollo per motocicli e auto di piccola e media cilindrata non è ancora arrivata in Parlamento, ma tra i banchi della maggioranza qualcuno già pensa alle modifiche sulla platea di beneficiari. Estensive, ovviamente.

Una platea tutta da definire

C’è chi, come Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, ragiona su come includere le famiglie numerose, «magari aumentando i kilowatt per queste categorie». Chi ha più di tre figli - è il ragionamento - viaggia con monovolume da 150 kW di potenza, oltre la soglia di 80 contenuta nella norma.

Il vicepremier Matteo Salvini, invece, pensa a limare il superbollo, la sovrattassa che paga chi possiede una vettura oltre i 185 kW (non proprio la fascia di reddito per cui è stato scritto il decreto). Il ministero dei Trasporti ha già fatto i calcoli: cuba circa 250 milioni di euro di introito all’anno, includendo anche le macchine di una certa potenza «di chi le usa per lavoro», come agenti di commercio e tassisti. Ma il costo, assicura Salvini, sarebbe nell’ordine dei 50 milioni.

E mentre la platea lievita - così come i costi - la premier Giorgia Meloni resta convinta di poter rendere il taglio «strutturale». Che tradotto in termini economici, significa prevedere nella prossima manovra le risorse per coprire l’intero triennio di bilancio. Si parte dai 2,3 miliardi necessari per ricompensare le regioni nel 2027 e contenuti nel decreto carburanti che ieri ha compiuto gli ultimi passi per entrare in vigore oggi: prima l’emanazione da parte del presidente Sergio Mattarella, poi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Giusto in tempo per non interrompere lo sconto sulle accise per il diesel, prorogato fino al 5 ottobre.

Regioni preoccupate, “i calcoli non tornano”

Anche le regioni hanno iniziato a fare i calcoli, ma i conti non tornano. Netta la posizione del governatore della Toscana, Eugenio Giani, secondo cui la norma è «palesemente incostituzionale». Scettico anche il presidente dell’Emilia Romagna, Michele De Pascale, mentre Antonio Decaro dalla Puglia nota «l’ottimo tempismo» di una misura tanto popolare.

Il timore è che i 2,3 miliardi non bastino a coprire il mancato gettito e che, a conti fatti, gli enti locali si trovino a pagare parte della misura. Per avere «delucidazioni sulle compensazioni previste», nei prossimi giorni la Conferenza delle Regioni, presieduta da Massimiliano Fedriga, incontrerà il ministero dell’Economia e delle Finanze. Gli enti locali non vogliono trovarsi nella situazione di dover alzare l’Irpef regionale per compensare eventuali buchi. Per i lavoratori, una tassa al posto di una tassa.

Botta e risposta tra Renzi e Meloni

Discrepanze da correggere, numeri da limare, che non passano inosservati a Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ricorda a Meloni come, quando era lui a proporre di cancellare la tassa sul bollo, lei lo liquidava come “mago della distrazione di massa”. La premier non ci sta e contrattacca: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Ma Renzi vuole avere l’ultima parola e mentre l’altra è in volo verso Oslo sferra l’ultimo colpo: «Stacca i social e torna a lavorare a Palazzo Chigi, che ti paghiamo per questo».

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