MILANO – Prende forma la nuova Edizione presieduta da Alessandro Benetton, che a dicembre concluderà il processo per liquidare il ramo che fa capo a Giuliana Benetton e approverà il nuovo piano industriale 2027-2030. Negli ultimi 4 anni il gruppo ha operato un profondo cambiamento: ha investito sul 57% di Mundys rilevando la maggioranza assoluta e facendo del leader mondiale delle infrastrutture il primo asset della holding veneta, ha rilanciato e investito su Autogrill dando vita a un colosso delle infrastrutture in viaggio con Avolta (22%), ha distribuito ai soci buona parte degli immobili (e altri asset da un miliardo di valore saranno ora liquidati per ricomprare il 25% di Edizione di Giuliana) e infine ha ristrutturato Benetton Group, che nel 2026 dovrebbe raggiungere il pareggio operativo, un risultato che non vedeva da oltre un decennio.
MILANO – Prende forma la nuova Edizione presieduta da Alessandro Benetton, che a dicembre concluderà il processo per liquidare il ramo che fa capo a Giuliana Benetton e approverà il nuovo piano industriale 2027-2030. Negli ultimi 4 anni il gruppo ha operato un profondo cambiamento: ha investito sul 57% di Mundys rilevando la maggioranza assoluta e facendo del leader mondiale delle infrastrutture il primo asset della holding veneta, ha rilanciato e investito su Autogrill dando vita a un colosso delle infrastrutture in viaggio con Avolta (22%), ha distribuito ai soci buona parte degli immobili (e altri asset da un miliardo di valore saranno ora liquidati per ricomprare il 25% di Edizione di Giuliana) e infine ha ristrutturato Benetton Group, che nel 2026 dovrebbe raggiungere il pareggio operativo, un risultato che non vedeva da oltre un decennio.
Gruppo solido anche dopo l’esborso da 3,5 miliardi per Giuliana
La governance è stata rifondata, con Alessandro come presidente e leader della famiglia ed Enrico Laghi come ad. Il portafoglio si è concentrato e l’approccio di gestore solo finanziario ha perso centralità. Infine, anche in vista della liquidazione da 3,5 miliardi agli eredi di Giuliana, la holding non avrà debiti. Secondo Standards & Poor’s ha un patrimonio con un merito di credito da investment grade (Bbb). Questo perché per una holding familiare essere solida con una governance stabile è il presupposto per costruire valore nel lungo termine: se uno degli investimenti dovesse affrontare delle criticità, il patrimonio di Edizione non sarebbe pregiudicato.
Nel 2022 la holding aveva 50 eredi tra prima, seconda e terza generazione. Ora con l’uscita del ramo di Giuliana non solo si ridurrà il numero dei soci, rafforzando le quote di chi resta, ma i tre rami rimanenti (ovvero Luciano, Gilberto e Carlo) si sono già impegnati a delegare le decisioni ad altrettanti rappresentanti nel board, che delineeranno la strategia per tutti.
Governance semplificata da 50 a 3 eredi di famiglia
Da 50 potenziali teste si è quindi passati a tre: “Ricerca” (ramo Luciano) con Alessandro alla guida, “Regia” (ramo Gilberto) con Ermanno Boffa, il marito di Sabrina, e “Proposta” (ramo Carlo) con Christian. I tre rami di Benetton hanno peraltro sottoscritto un vincolo perpetuo: se un membro della famiglia dovesse voler vendere la sua quota lo farà dando la prelazione alle società del suo ramo. Non è previsto l’ingresso di investitori diversi dai consanguinei. “Ricerca” guidata da Alessandro, ad esempio, ha già liquidato il quartogenito di Luciano, Rocco (rilevando il suo 8,5% per 250 milioni).
Più industria e meno partecipazioni finanziarie
In attesa che il presidente e l’ad delineino il nuovo piano industriale, sono attesi importanti investimenti su Adr (con un piano da 9 miliardi) e su Avolta (che sta gareggiando per il rinnovo delle concessioni autostradali e aeroportuali). Sarà comunque adottata una gestione dinamica delle attività in portafoglio e resterà spazio per guardare a nuove opportunità, con un focus particolare sull’Europa. La holding investirà inoltre 500 milioni in 21 Next, nata dalla fusione con Tages, che a gennaio farà partire due fondi da 1,3 miliardi di euro dedicati alle Pmi, alle energie rinnovabili e alle infrastrutture.
Quanto al futuro della quota dell’1,45% di Mps, in vista dell’assemblea del 29 ottobre, Edizione deciderà all’ultimo, quando tutte le carte saranno sul tavolo, se aderire all’Opas Intesa o se supportare il piano dell’ad Luigi Lovaglio.
Le attività industriali diventeranno sempre più centrali rispetto a quelle finanziarie, tra cui, oltre Mps, il 4,8% delle assicurazioni Generali e il 10% delle torri telefoniche di Cellnex. Le quote finanziarie resteranno in ogni caso nel portafoglio, ma una parte a fine anno potrebbe essere distribuita pro quota al ramo di Giuliana. Una decisione che tuttavia sarà presa a fine dicembre e che dipenderà anche dai valori di mercato delle stesse per allora. Edizione, infatti, si è riservata l’opzione di liquidarle in contanti.