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Google mette ancora l’IA tra le notizie e i lettori: il nuovo test su Discover allarma gli editori

Il test “Dive deeper” di Google Discover (immagine: Google, Robby Stein) 

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Il gigante del digitale sperimenta il pulsante “Dive deeper” che apre una sintesi generata automaticamente prima dell’accesso alle fonti originali. Il timore è che una parte dei navigatori si fermi lì riducendo il traffico verso i siti
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ROMA – Google fa un altro passo verso un Internet dove il lettore può ottenere un’informazione senza raggiungere subito la fonte (cioè il sito) che l’ha prodotta. E stavolta il terreno dell’esperimento è Discover. Parliamo del flusso personalizzato di notizie e contenuti che Google porta sugli smartphone Android e, con la sua app, anche su iPhone e iPad.

Google sta testando una nuova funzione che chiama Dive deeper. Il meccanismo è semplice. Il navigatore vede un contenuto su Discover e, invece di raggiungere direttamente il sito che lo ha creato, può chiedere a Google di dire la sua sull’argomento. Si apre allora una nuova pagina con una sintesi generata dall’intelligenza artificiale.

A confermare l’esperimento è Robby Stein, vicepresidente di Google Search, in un suo post su X (l’ex Twitter). Per ora il test parte un po’ a fari spenti, dai soli video. Ma Google precisa che nelle prossime settimane proverà differenti versioni della interfaccia. Non svela né i Paesi coinvolti né il n…

ROMA – Google fa un altro passo verso un Internet dove il lettore può ottenere un’informazione senza raggiungere subito la fonte (cioè il sito) che l’ha prodotta. E stavolta il terreno dell’esperimento è Discover. Parliamo del flusso personalizzato di notizie e contenuti che Google porta sugli smartphone Android e, con la sua app, anche su iPhone e iPad.

Google sta testando una nuova funzione che chiama Dive deeper. Il meccanismo è semplice. Il navigatore vede un contenuto su Discover e, invece di raggiungere direttamente il sito che lo ha creato, può chiedere a Google di dire la sua sull’argomento. Si apre allora una nuova pagina con una sintesi generata dall’intelligenza artificiale.

A confermare l’esperimento è Robby Stein, vicepresidente di Google Search, in un suo post su X (l’ex Twitter). Per ora il test parte un po’ a fari spenti, dai soli video. Ma Google precisa che nelle prossime settimane proverà differenti versioni della interfaccia. Non svela né i Paesi coinvolti né il numero degli utenti interessati.

L’approdo degli utenti

Nell’esempio mostrato dall’azienda, sotto un video dedicato all’ennesima ondata di caldo di questa estate compare una breve sintesi. Google avverte esplicitamente che il testo è “Generated with AI” (come impongono peraltro le norme Ue) e che può contenere degli errori. Premendo Dive deeper, il lettore entra in una pagina più ampia, sempre costruita da Google, nella quale trova altre informazioni e – solo da ultimo - i collegamenti alle fonti.

Proprio questo passaggio chiama in causa gli editori. Il link al giornale non scompare. Ma non è più necessariamente il primo e naturale approdo del lettore. Tra la notizia e il sito che l’ha prodotta si inserisce un nuovo livello: la sintesi generata dall’intelligenza artificiale.

È lo stesso problema che l’industria dell’informazione affronta con gli AI Overviews e i nuovi motori di ricerca generativi. Se Google riesce a dare una risposta sufficiente senza far uscire l’utente dal proprio ecosistema, una parte dei lettori può rinunciare a cliccare sulla fonte originale.

I panni dell’agnellino

Per ora non esistono dati per dimostrare che Dive deeper ridurrà il traffico verso i siti. Google, al contrario, veste i panni dell’agnellino presentando la funzione come un modo per aiutare gli utenti a scoprire altri contenuti sul Web.

Ma il problema economico e di sostenibilità dell’editoria giornalistica resta sul tavolo. Gli editori producono articoli, inchieste, video, foto. L’intelligenza artificiale può utilizzare quei contenuti per costruire una nuova esperienza informativa. E il lettore, fermarsi lì.

Discover era finora soprattutto una porta d’ingresso verso i siti delle testate. Quando un suo articolo finisce nel radar di Discover, la redazione esulta convinta di fare il pieno di visualizzazioni e di guadagnare con la pubblicità o grazie a nuovi abbonamenti.

Con Dive deeper quella porta potrebbe trasformarsi, almeno in parte, in una stanza di Google. Sembrano pensarla così le persone che commentano il posti del manager di Google su X. C’è chi accusa il gigante del digitale e dell’IA di voler distruggere le redazioni; chi reclama contenuti creati dagli umani; chi invita a non definire “originali” quelli scritti dagli algoritmi.

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