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La Sportiva, dal Trentino l’azienda che dice “no” agli scarponi militari

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L’amministratore delegato Delladio racconta di un bilancio leggermente positivo mentre il settore outdoor è in affanno: “La qualità prima dei fatturati”
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Mentre il settore outdoor è in affanno, La Sportiva - storica azienda familiare trentina di Ziano di Fiemme specializzata in calzature tecniche per arrampicata e trekking - chiude il 2025 in leggero segno positivo. Un risultato minimo, ma che vale doppio in un anno difficile per il comparto. Il mercato, dopo la sbornia post-Covid, ha imboccato la retromarcia. A pesare, oggi, è un contesto di grande incertezza geopolitica che rende "insicuri negli investimenti", commenta l’amministratore delegato Lorenzo Delladio.

Ma l’approccio dell'azienda non cambia: "Il nostro risultato è dato da una coerenza di pensiero: non fatturati enormi a ogni costo, ma un trend di qualità di prodotto, di innovazione, e anche di qualità della vita per i dipendenti”, racconta l'imprenditore trentino, terza generazione alla guida dell'azienda di Ziano di Fiemme. Un principio che si traduce in numeri concreti: 802 dipendenti tra la sede di Ziano (540), quella di Volpago del Montello in Veneto (230) e gli uffici …

Mentre il settore outdoor è in affanno, La Sportiva - storica azienda familiare trentina di Ziano di Fiemme specializzata in calzature tecniche per arrampicata e trekking - chiude il 2025 in leggero segno positivo. Un risultato minimo, ma che vale doppio in un anno difficile per il comparto. Il mercato, dopo la sbornia post-Covid, ha imboccato la retromarcia. A pesare, oggi, è un contesto di grande incertezza geopolitica che rende "insicuri negli investimenti", commenta l’amministratore delegato Lorenzo Delladio.

Ma l’approccio dell'azienda non cambia: "Il nostro risultato è dato da una coerenza di pensiero: non fatturati enormi a ogni costo, ma un trend di qualità di prodotto, di innovazione, e anche di qualità della vita per i dipendenti”, racconta l'imprenditore trentino, terza generazione alla guida dell'azienda di Ziano di Fiemme. Un principio che si traduce in numeri concreti: 802 dipendenti tra la sede di Ziano (540), quella di Volpago del Montello in Veneto (230) e gli uffici americani. Un'industria che sorge, non a caso, a 1.000 metri di quota: "Facciamo industria a mille metri, che è complicato, ma ne facciamo un anche un discorso di attrattività: alle 4.30 si finisce, in modo da permettere ai collaboratori di andare a sciare d'inverno e camminare d'estate. È tutto welfare".

Sul fronte investimenti, La Sportiva ha messo sul piatto 21 milioni di euro per una nuova ala dello stabilimento, costruita su un terreno "brown" — ex deposito di legname — per non consumare suolo vergine. Il progetto prevede 100 posti auto interrati, nuovi spazi produttivi, tre piani di uffici, sale riunioni e una palestra di arrampicata indoor. L'operazione include anche un nuovo sistema gestionale e il rafforzamento del personale. Quanto alla produzione, il 70% resta tra Trentino e Veneto, mentre una quota è stata necessariamente spostata in Asia "per opportunità produttiva”, racconta l’imprenditore, che spiega: “La carenza di manodopera e di alloggi in Val di Fiemme, rende difficile trovare lavoratori. I prodotti, però, restano "studiati e testati qui in Trentino" prima di essere replicati su larga scala”. L'azienda esporta l'82% della produzione, ma il mercato americano — un tempo il 20% del fatturato — ha risentito pesantemente dei dazi e della crisi dei consumi Usa.

Su Russia, Israele e altri Paesi in conflitto, La Sportiva ha scelto un'autolimitazione: niente scarponi pesanti utilizzabili in ambito militare, solo scarpette d'arrampicata per il tempo libero, "anche a costo di autopenalizzarci", aggiunge Delladio. Sono scelte che raccontano un'azienda abituata a muoversi controcorrente rispetto alle logiche di mercato, la stessa indole che emerge quando si parla di proprietà e Borsa: nessuna intenzione di quotarsi. "Come famiglia abbiamo deciso di rimanere alla guida del nostro gruppo", dice Delladio, che rappresenta la terza generazione mentre i due figli, già operativi in azienda, riceveranno a breve quote di minoranza, aprendo la strada alla quarta.

Con 213 milioni di fatturato, l'azienda si dichiara "ben patrimonializzata" e intenzionata ad andare avanti in autonomia — la stessa autonomia che orienta anche le scelte sulla crescita futura. Nessuna acquisizione in vista, dunque: la strategia resta quella della crescita organica, con un ampliamento del catalogo — zaini, bastoni da trekking, abbigliamento — che oggi vale il 15% del fatturato ma cresce più della calzatura, pur restando trainato da essa. Il posizionamento premium, conclude Delladio, "ci ha ricavato una nicchia di mercato che le grandi multinazionali guardano con attenzione e rispetto".

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