Pichetto: “Su luce e gas pronti a intervenire senza l’ok dell’Europa”
di Filippo SantelliIl ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin
ROMA – Quando il governo Meloni ha giurato, nell’ottobre del 2022, l’Italia viveva lo shock energetico provocato dallo stop del gas russo. Quattro anni dopo, la guerra in Medio Oriente riporta al pettine fragilità irrisolte, con prezzi di gas ed elettricità di nuovo alle stelle per imprese e famiglie. «È una grande emergenza, stiamo valutando interventi a sostegno delle aziende», dice Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e dell’energia. E aggiunge che per abbassare i prezzi il governo è pronto anche a forzare la mano con Bruxelles.
Che misure introdurrà il governo nella legge di bilancio?
«Ci sono 14 miliardi di scostamento da investire sul fronte della transizione. Stiamo redigendo una lista di azioni, dagli incentivi per installare pompe di calore nelle case agli accumuli di energia rinnovabile, per poi confrontarci con l’Europa».
La segretaria del Pd Elly Schlein ha dettagliato cinque interventi proponendo alla premier Meloni di lavorarci insieme. Lo farete?
«Mi sembr…
ROMA – Quando il governo Meloni ha giurato, nell’ottobre del 2022, l’Italia viveva lo shock energetico provocato dallo stop del gas russo. Quattro anni dopo, la guerra in Medio Oriente riporta al pettine fragilità irrisolte, con prezzi di gas ed elettricità di nuovo alle stelle per imprese e famiglie. «È una grande emergenza, stiamo valutando interventi a sostegno delle aziende», dice Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e dell’energia. E aggiunge che per abbassare i prezzi il governo è pronto anche a forzare la mano con Bruxelles.
Che misure introdurrà il governo nella legge di bilancio?
«Ci sono 14 miliardi di scostamento da investire sul fronte della transizione. Stiamo redigendo una lista di azioni, dagli incentivi per installare pompe di calore nelle case agli accumuli di energia rinnovabile, per poi confrontarci con l’Europa».
La segretaria del Pd Elly Schlein ha dettagliato cinque interventi proponendo alla premier Meloni di lavorarci insieme. Lo farete?
«Mi sembrano buone ipotesi che meritano di essere considerate. Sarà comunque la premier a valutare le forme di collaborazione politica».
Gli investimenti danno frutti a lungo termine, l’emergenza prezzi però è già qui. Lavorate anche a delle forme di sostegno?
«La Ue ha chiarito che lo scostamento non può essere usato per interventi sociali o sui prezzi. Ma con questi rincari ci sono settori industriali che non reggono, quindi assieme al ministero dell’Economia stiamo valutando degli interventi di supporto».
La scorsa primavera avete approvato un decreto Bollette che prometteva di abbassare in modo strutturale i prezzi. Oggi sono ai massimi degli ultimi quattro anni e il decreto è inattuato, perché?
«Non dimentichiamo che ci sono due guerre che influenzano molto il settore energetico. C’è una trattativa in corso con la Commissione, che non ha ancora dato il suo via libera. Questo eterno negoziato va superato: sulla misura per azzerare il differenziale che l’Italia paga sul prezzo del gas, anche con il dubbio di una procedura di infrazione, dobbiamo procedere per l’interesse nazionale. Mi sto preparando ad avviarla».
Anche sull’elettricità forzerete la mano? Volete mettere un tetto al prezzo del gas pagato dalle centrali, come ha fatto la Spagna nel 2022?
«È un’ipotesi, a quanti euro fissarlo è elemento della trattativa con Bruxelles. A 80 euro lo accetterebbero, ma non serve a nulla. Stiamo negoziando».
Repubblica ha documentato come le installazioni di rinnovabili, la fonte più sicura ed economica, abbiano rallentato. Gli obiettivi per il 2030 sono a rischio?
«L’obiettivo del Piano nazionale è aggiungere 80 Gigawatt di potenza rinnovabile nel 2030, ma la quantità da installare aumenta anno per anno. Alla fine del 2025 eravamo in vantaggio, al 108% dell’obiettivo parziale, gli ultimi dati dicono che a luglio eravamo al 93% dell’obiettivo previsto per fine 2026, che sarà raggiunto».
Ma ora dovremmo accelerare e non lo stiamo facendo. Cosa le fa pensare che ci riusciremo?
«Il fatto che abbiamo impianti autorizzati in maniera definitiva, dunque in costruzione o costruiti, per 40 Giga, la metà dell’obiettivo finale. E oltre a questi ce ne sono per 67 Giga passati dalla valutazione della commissione tecnica. Entro la fine della legislatura avremo autorizzazioni per tutti gli 80 Giga dell’obiettivo».
Le imprese del settore continuano a lamentare la lunghezza del percorso autorizzativo. Sarà semplificato, come ha anticipato il ministro Urso?
«Il percorso è lungo e crea ancora delle difficoltà, ipotesi di semplificazione sono sempre ben accette. Ma le commissioni tecniche hanno già cambiato passo: da 100 pratiche all’anno, nei primi sei mesi del 2026 siamo saliti a 350. Nel giro di otto mesi possiamo svuotare il magazzino».
Dice che il suo ministero ha fatto i compiti. Ma ci sono molti progetti fermi al ministero della Cultura e altri alla presidenza del Consiglio. Ora sono lì i colli di bottiglia?
«Molti progetti ricevono contestazioni da parte delle sopraintendenze e rimangono incagliati al ministero della Cultura. E c’è senza dubbio una difficoltà politica, dettata anche da alcune Regioni che dicono no a priori».
Confindustria chiede un commissario per le rinnovabili, come quello appena nominato per le trivellazioni di gas e petrolio. Arriverà?
«Al governo andrebbe bene, ma in una materia concorrente come l’energia dovrebbero essere le stesse Regioni a chiederlo e fatico a vedere come questo possa avvenire. La questione va risolta politicamente».
Doveva farlo la norma sulle aree idonee, ma ha scatenato una battaglia legale con le Regioni. Al momento solo sette le hanno identificate e questo crea grande incertezza. Siete pronti ad agire contro quelle inadempienti o in ritardo sugli obiettivi?
«La sospensione del Tar ha allungato i tempi di un anno e ancora le aree idonee non sono definite in tutta Italia. Ma il processo è partito, e anche se i termini sono scaduti tutte le Regioni sono al lavoro. Non è il momento di intervenire: se fra un anno ci sarà ancora uno stallo, valuteremo se farlo. Tutti si devono prendere le loro responsabilità».
La Spagna continua ad andare ben più spedita di noi, la Germania addirittura al triplo della velocità. Anziché inseguire un incerto ritorno al nucleare non era meglio puntare tutto sulle rinnovabili?
«Sono il primo a dire che bisogna alzare l’asticella. Non va però dimenticato che siamo il Paese più bello del mondo: dobbiamo essere cauti nell’utilizzo del territorio. Rinnovabili e nucleare devono coesistere e camminare insieme: sole e vento a volte non ci sono, gli accumuli durano quattro ore, quindi per superare gas e petrolio avremo comunque bisogno di una fonte sicura, costante e programmabile. Solo con il nucleare sostenibile l’Italia può restare tra i Paesi di testa in Europa».