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Aerei, mancano 510 mila barili al giorno. Ue: vertice d’urgenza. Ora si cerca carburante in Corea

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Secondo Energy Aspects, nei prossimi mesi l’Europa mancherà ogni giorno di 510 mila barili di carburante. Il commissario ai Trasporti: “Riunione straordinaria”. Per colmare il vuoto, il mercato cerca nuove forniture in Asia che torna centrale per i rifornimenti. Nessuno problema negli Usa
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ROMA – Tra ottobre e dicembre, il cherosene rischia di scarseggiare in Europa. In altre parole, il carburante per aerei non basterà a rispondere alla domanda degli scali e delle compagnie.

Ogni giorno, dunque, l’Europa dovrà procurarsi centinaia di migliaia di barili fuori dai circuiti di approvvigionamento ordinari, normali. Tornerà a bussare alla porta della Nigeria e anche della Corea del Sud. E pagherà un prezzo alto per ogni barile riuscirà a trovare.

L’allarmante previsione sulla carenza di cherosene arriva da Energy Aspects, società londinese specializzata nelle stime sui mercati energetici.

(Fonte: KPLER) 

Il serbatoio di Amsterdam

In quel periodo, tra ottobre e dicembre, mancheranno all’appello 510 mila barili al giorno: 81 milioni di litri di carburante, per ogni giornata.

Una conferma delle difficoltà europee arriva dal polo petrolifero di Amsterdam, Rotterdam e Anversa, tra i pri…

ROMA – Tra ottobre e dicembre, il cherosene rischia di scarseggiare in Europa. In altre parole, il carburante per aerei non basterà a rispondere alla domanda degli scali e delle compagnie.

Ogni giorno, dunque, l’Europa dovrà procurarsi centinaia di migliaia di barili fuori dai circuiti di approvvigionamento ordinari, normali. Tornerà a bussare alla porta della Nigeria e anche della Corea del Sud. E pagherà un prezzo alto per ogni barile riuscirà a trovare.

L’allarmante previsione sulla carenza di cherosene arriva da Energy Aspects, società londinese specializzata nelle stime sui mercati energetici.

(Fonte: KPLER) 

Il serbatoio di Amsterdam

In quel periodo, tra ottobre e dicembre, mancheranno all’appello 510 mila barili al giorno: 81 milioni di litri di carburante, per ogni giornata.

Una conferma delle difficoltà europee arriva dal polo petrolifero di Amsterdam, Rotterdam e Anversa, tra i principali serbatoi energetici del continente. Le scorte di jet fuel – quelle che fanno capo a operatori indipendenti – sono scese al livello più basso dal 2019 (il calo tra il 13 e il 20 settembre 2026).

Mal comune, mezzo gaudio, si potrebbe pensare. E invece le cose vanno molto meglio ad altre latitudini. Gli Stati Uniti dovrebbero chiudere il quarto trimestre con un piccolo surplus di 18 mila barili al giorno. Nell’Asia-Pacifico l’eccedenza prevista sale addirittura a 419 mila barili quotidiani. L’Europa vola invece nella direzione opposta, verso la tempesta.

L’Iran e l’Arabia

Le cause di questi problemi sono diverse. L’Europa importa dall’estero il 40% del carburante per aerei. Prima della guerra tra Usa e Iran, la metà di queste importazioni passava attraverso lo stretto di Hormuz.

Adesso, alla situazione iraniana si aggiunge l’Arabia Saudita. Saudi Aramco non potrà inviare il greggio previsto a due raffinerie europee. Il blocco è effetto dell’attacco alla infrastruttura East-West Pipeline saudita, utilizzata per portare il petrolio verso il Mar Rosso aggirando Hormuz.

Le possibili conseguenze per il viaggiatore comune sono chiare: aumento del prezzo dei biglietti, meno posti disponibili a bordo e – nello scenario più pessimistico – possibili cancellazioni.

Il commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, parla da Dublino 

Il vertice

A Bruxelles, la Commissione Ue tenta una reazione. Dice il commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas: “Se la situazione in Medio Oriente e la crisi energetica dovessero aggravarsi, chiederò una riunione ministeriale straordinaria per discutere delle possibili misure urgenti”. Volerebbero a Bruxelles tutti i ministri nazionali dei Trasporti.

Sempre la Commissione Ue sta creando un Fuel Observatory, che dovrà mettere insieme dati sulla produzione europea, sulle importazioni ed esportazioni, sulle scorte disponibili e perfino sulla capacità delle raffinerie. L’obiettivo è sapere dove si trova il carburante e, in caso di emergenza, distribuirlo meglio tra Paesi e aeroporti.

Ma il progetto più importante guarda più lontano. La Commissione vuole modificare la Oil Stocks. E’ la direttiva che regola le riserve petrolifere di emergenza dei Paesi europei. La nuova direttiva imporrà stoccaggi più alti proprio per il jet fuel.

La raffineria di Lagos (in Nigeria) 

La Nigeria

Nel frattempo il mercato lavora di fantasia. Cerca carburante lungo rotte nuove cambiando la geografia dei rifornimenti europei. La Corea del Sud ci ha lanciato una bella ciambella di salvataggio. A settembre ha spedito in l’Europa 129 mila barili al giorno di cherosene per velivoli. E’ il livello più alto dall’ottobre 2022.

Poi c’è la Nigeria. Grazie alla gigantesca raffineria Dangote, vicino Lagos, il Paese ha esportato verso il mercato europeo 80 mila barili di jet fuel al giorno, nel secondo trimestre del 2026. L’impianto lavora fino a 700 mila barili al giorno e Dangote vuole raddoppiarne la capacità entro il 2029.

In questo scenario problematico, il Financial Times accende un faro su un paradosso. Mentre l’Europa spedisce le petroliere verso Corea del Sud e Nigeria alla ricerca di carburante, una parte della sua capacità di raffinazione resta inutilizzata.

La sede della Lukoil 

Il caso Lukoil

Al centro dell’articolo del quotidiano britannico c’è la Lukoil.Il fondo americano Carlyle ha comprato le attività internazionali del gruppo petrolifero russo in cambio di un assegno da 20 miliardi di dollari. Ma l’operazione è ferma da quasi 10 mesi nel pantano delle autorizzazioni americane.

Nel pacchetto ci sono anche importanti attività europee: raffinerie in Bulgaria e Romania, poi una partecipazione in un impianto nei Paesi Bassi. Secondo Carlyle, il pieno utilizzo di questi asset riporterebbe sul mercato fino a 150 mila barili al giorno di capacità di raffinazione (tra benzina, diesel e jet fuel).

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