ROMA – Sbarcare alla Borsa di New York «non è un punto di arrivo». Stefano Buono, cofondatore e ceo di Newcleo oggi suonerà la campanella di Wall Street per il debutto della società che sviluppa reattori nucleari di quarta generazione raffreddati a piombo. Newcleo arriva al Nasdaq attraverso la fusione con NewHold Investment Corp III, una SPAC già quotata. L’operazione è stata approvata dagli azionisti di NewHold il 17 settembre 2026. Le azioni debutteranno oggi, 22 settembre, con il ticker NWCL, mentre i warrant saranno scambiati come NWCLW. La business combination assicura alla società 247 milioni di dollari di proventi lordi. Di questi, 216 milioni provengono da un PIPE sottoscritto da investitori privati. Altri 31 milioni arrivano dalle risorse depositate nel trust di NewHold. La transazione valuta Newcleo circa 2,4 miliardi di dollari pre-money. Un accordo di acquisto a termine potrebbe mettere a disposizione fino ad altri 75 milioni. Con i quasi 20 milioni raccolti dopo l’annunc…
ROMA – Sbarcare alla Borsa di New York «non è un punto di arrivo». Stefano Buono, cofondatore e ceo di Newcleo oggi suonerà la campanella di Wall Street per il debutto della società che sviluppa reattori nucleari di quarta generazione raffreddati a piombo. Newcleo arriva al Nasdaq attraverso la fusione con NewHold Investment Corp III, una SPAC già quotata. L’operazione è stata approvata dagli azionisti di NewHold il 17 settembre 2026. Le azioni debutteranno oggi, 22 settembre, con il ticker NWCL, mentre i warrant saranno scambiati come NWCLW. La business combination assicura alla società 247 milioni di dollari di proventi lordi. Di questi, 216 milioni provengono da un PIPE sottoscritto da investitori privati. Altri 31 milioni arrivano dalle risorse depositate nel trust di NewHold. La transazione valuta Newcleo circa 2,4 miliardi di dollari pre-money. Un accordo di acquisto a termine potrebbe mettere a disposizione fino ad altri 75 milioni. Con i quasi 20 milioni raccolti dopo l’annuncio, i fondi ottenuti dalla nascita superano un miliardo di dollari. Le risorse finanzieranno la crescita negli Stati Uniti e in Europa, il combustibile Mox e lo sviluppo dei reattori.
Buono, perché la quotazione alla Borsa di New York è così importante per Newcleo?
“La quotazione rappresenta un passaggio strategico per la crescita. Abbiamo sviluppato la tecnologia, portato avanti il percorso autorizzativo e costruito una pipeline di progetti. Ora dobbiamo affrontare la fase industriale, che richiede capitali significativi: dobbiamo realizzare la fabbrica del combustibile Mox, (miscela di ossidi di uranio impoverito e plutonio, ndr) e costruire il primo reattore commerciale, oltre al dimostratore tecnologico non nucleare in Italia che vedrà la luce nei prossimi mesi. Diventare una società quotata ci permetterebbe di accedere a una platea internazionale di investitori e di accelerare il nostro sviluppo”.
Il dimostratore tecnologico non nucleare che entrerà in funzione in Italia fra qualche mese
Perché avete scelto il mercato statunitense?
“E’ più ampio, profondo e abituato a finanziare società tecnologiche con programmi industriali di lungo periodo. Il nostro obiettivo è attrarre nuovi capitali, investitori americani e partner strategici capaci di accompagnarci nelle diverse fasi di crescita”.
Il mercato europeo degli investimenti non offre le stesse opportunità?
“In Europa il venture capital sta crescendo, ma il divario con gli Stati Uniti rimane ampio, soprattutto nei settori ad alta intensità di capitale. Mancano fondi sufficientemente grandi per sostenere le imprese nelle fasi intermedie e accompagnarle fino alla produzione industriale. Negli Stati Uniti, invece, esistono maggiori disponibilità finanziarie e una più forte propensione a investire nell’innovazione”.
Quando produrrete energia?
“Puntiamo ad avere la fabbrica del combustibile pronta entro la fine del 2031 e il primo reattore commerciale entro la fine del 2032”.
Quanti reattori prevedete di costruire?
“La nostra pipeline ha raggiunto circa 9,2 gigawatt. Considerando impianti da 200 megawatt, equivale a circa 46 reattori. Non si tratta soltanto di manifestazioni di interesse: stiamo conducendo studi di fattibilità su siti già identificati con partner con i quali abbiamo sottoscritto accordi esclusivi. Su alcuni progetti lavoriamo già da tre o quattro anni”.
In quali Paesi si trovano questi progetti?
“Stiamo lavorando soprattutto negli Stati Uniti, in Francia e in Slovacchia e in altri Paesi. Portiamo avanti i diversi progetti in parallelo, ma ogni Stato ha regole, procedure autorizzative e tempi differenti”.
Dove sarà costruito il primo reattore commerciale?
“Oggi gli Stati Uniti sembrano offrire le condizioni migliori per rispettare la scadenza del 2032. Il sistema autorizzativo americano sta prendendo decisioni più adatte alle tecnologie nucleari innovative. In Francia il percorso potrebbe richiedere più tempo, mentre in Slovacchia abbiamo costituito una joint venture partecipata dallo Stato. La natura pubblica della partnership slovacca può comportare procedure più lunghe”.
A che cosa serviranno i vostri reattori?
“Circa la metà della pipeline è destinata ai data center e l’altra metà alle attività industriali. I nostri reattori possono fornire contemporaneamente elettricità e calore, rispondendo alle esigenze di settori come l’acciaio, la carta, il cemento e la chimica”.
State studiando anche altri utilizzi?
“Sì, lavoriamo nel settore marittimo insieme a Saipem e Fincantieri. Stiamo valutando applicazioni per la propulsione navale e per la produzione di elettricità su piattaforme galleggianti. Continuiamo inoltre a studiare diverse configurazioni per alimentare i data center, la cui domanda energetica sta aumentando rapidamente anche per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”.
L’aumento della domanda di energia, legato anche all’intelligenza artificiale e ai data center, rende necessario accelerare il ritorno all’atomo?
“Sicuramente. In alcuni Paesi europei la domanda di elettricità si era quasi stabilizzata, ma questo accadeva prima della rapida diffusione dell’intelligenza artificiale e della crescita dei data center. Oggi la situazione è diversa. Negli Stati Uniti sarà necessario aumentare in modo molto significativo la capacità nucleare entro il 2050, anche per rispondere ai consumi dei nuovi centri di calcolo. La sfida è enorme. Un’energia programmabile, decarbonizzata e meno dipendente dalle tensioni geopolitiche può avere un ruolo decisivo. Il nucleare offre continuità della produzione e maggiore indipendenza energetica”.
C’è chi reputa necessario un rallentamento dello sviluppo della IA. E’ possibile?
“Credo sia quasi impossibile creare barriere capaci di fermare una tecnologia di questo tipo. La soluzione migliore è controllarla e, per controllarla, bisogna conoscerla bene. Un Paese che decidesse di restare ai margini, perché non dispone dell’energia necessaria o non ha accesso alla tecnologia, subirebbe un forte svantaggio competitivo. È difficile immaginare un mondo senza intelligenza artificiale. Dovremo imparare a conviverci, a governarla e a utilizzarla nel modo migliore”.
Quando potremmo vedere il primo nuovo reattore nucleare in Italia?
“Più che una previsione, posso indicare un obiettivo auspicabile: il 2035. È una data possibile perché in Italia esistono ancora competenze tecniche, capacità industriali e una filiera nucleare di alto livello”.
Nove anni sono sufficienti?
“Se esistono una volontà politica chiara, un quadro normativo stabile e procedure autorizzative efficienti, è un orizzonte realistico”.
Nuclitalia, la società costituita da Enel, Ansaldo Nucleare e Leonardo, è una concorrente di Newcleo?
“Al contrario, può diventare un partner. Nuclitalia potrà contribuire a valutare le tecnologie e gli investimenti strategici per il ritorno del nucleare nel Paese. La nostra tecnologia potrebbe rientrare nei progetti esaminati dalla società e siamo disponibili a collaborare. Per il ritorno del nucleare in Italia sono fondamentali le alleanze”.
Che cosa distingue la vostra tecnologia dalle altre?
“Il riutilizzo del combustibile nucleare e il miglior sfruttamento dell’energia contenuta nell’uranio. Si potrà arrivare a ottenere fino a 200 volte più energia rispetto ai sistemi tradizionali con una forte riduzione della necessità di depositi geologici per il combustibile usato. Uno degli aspetti che preoccupano di più l’opinione pubblica”.
Quanto terreno serve per costruire uno dei vostri impianti?
"Alcuni dei nostri progetti prevedono un’area di circa 20 ettari per 800 megawatt elettrici. L’occupazione di suolo è molto inferiore rispetto a quella necessaria per ottenere una produzione equivalente con il solare o l’eolico. Inoltre, un impianto nucleare può fornire energia per circa il 93% del tempo. Le fonti rinnovabili hanno livelli di produzione variabili in base alla tecnologia e al luogo in cui vengono installate. Indicativamente possono andare dal 15% fino a circa il 40% nel caso dell’eolico nei Paesi nordici”.
Una licenza ottenuta negli Stati Uniti o in Francia potrebbe accelerare il percorso italiano?
“Sarebbe utile introdurre un meccanismo di riconoscimento o una procedura accelerata per tecnologie già autorizzate in altri Paesi affidabili. L’Italia potrebbe utilizzare come riferimento una licenza francese o americana, evitando di ripetere interamente valutazioni già svolte. Una procedura di fast track renderebbe più realistico rispettare tempi industriali competitivi”.
Qual è il principale ostacolo, dopo due referendum, al ritorno del nucleare in Italia?
“Oltre alle regole e ai tempi autorizzativi, rimane una questione culturale. La situazione è già mutata, ma è necessario spiegare in modo semplice e trasparente quali siano i benefici, i rischi e i sistemi di sicurezza del nuovo nucleare”.