ROMA - Vietato sbandare. Alla vigilia del verdetto dell’Istat sul deficit, che stamattina sancirà l’uscita o meno dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, Giancarlo Giorgetti sparge rigore. Invita alla responsabilità. Mette in guardia dai rischi. Perché - annota - «quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più», al contrario «subisce». A pagare il prezzo di una gestione disordinata è chi «ha più bisogno». Per questo il ministro dell’Economia sottolinea che avere un bilancio in ordine è una scelta (leggere necessità) «redistributiva», prima che «contabile».
Parlando a un convegno su sanità e sussidiarietà a Varese, il riferimento al costo del debito diventa l’esempio su cui poggia l’avviso per l’immediato futuro, a partire dalla prossima manovra già preda degli appetiti della maggioranza. «La spesa per gli interessi non cura nessuno e ogni euro in più di interessi è un euro in meno di spesa utile», insiste il titolare del Tesoro.
ROMA - Vietato sbandare. Alla vigilia del verdetto dell’Istat sul deficit, che stamattina sancirà l’uscita o meno dell’Italia dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, Giancarlo Giorgetti sparge rigore. Invita alla responsabilità. Mette in guardia dai rischi. Perché - annota - «quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più», al contrario «subisce». A pagare il prezzo di una gestione disordinata è chi «ha più bisogno». Per questo il ministro dell’Economia sottolinea che avere un bilancio in ordine è una scelta (leggere necessità) «redistributiva», prima che «contabile».
Parlando a un convegno su sanità e sussidiarietà a Varese, il riferimento al costo del debito diventa l’esempio su cui poggia l’avviso per l’immediato futuro, a partire dalla prossima manovra già preda degli appetiti della maggioranza. «La spesa per gli interessi non cura nessuno e ogni euro in più di interessi è un euro in meno di spesa utile», insiste il titolare del Tesoro.
Per rafforzare il concetto scodella i numeri. Gli oltre tremila miliardi del debito. E appunto gli interessi: quasi 90 miliardi l’anno scorso, il 3,9% del Pil. E qui ritorna l’invito a «tenere i conti in ordine» dato che – è il ragionamento – in queste condizioni il Paese «può decidere da sé finché conserva la fiducia di chi gli presta i soldi». Se la perde, invece, a decidere sono i creditori. Ecco allora che il calo dello spread e il miglioramento del rating vengono rivendicati come risultati di una politica economica che ha permesso di risparmiare sul fronte degli interessi. Ma soprattutto diventano cartina di tornasole di quella fiducia che ora va mantenuta.
I passaggi sensibili sono due. Il primo è la revisione del rapporto deficit/Pil del 2025. Se oggi l’Istat collocherà l’asticella sotto il 3%, la strada sarà in discesa. A valle della conferma di Eurostat, l’Italia potrà chiedere a Bruxelles di uscire dalla procedura d’infrazione avviata nel 2024. Non solo. Il governo potrà attivare in scioltezza la clausola di salvaguardia nazionale per le spese in energia e difesa: la flessibilità sarà poi calata nella manovra.
Se invece l’asticella resterà sopra il 3%, come ad aprile, allora le cose si complicheranno: l’Italia resterebbe sotto procedura. E se l’esecutivo decidesse comunque di azionare la clausola, il deficit salirebbe sensibilmente, complicando il percorso di rientro nei prossimi anni.
Il secondo snodo da attenzionare è la legge di bilancio. Dovrà essere in linea con la discesa del deficit. Ma la maggioranza preme. Anche i ministri insistono. Il titolare della Salute Orazio Schillaci ha messo in agenda un incontro con Giorgetti per tenere il punto sui 5,5 miliardi in più chiesti per il fondo sanitario nazionale.
Un aiuto potrebbe arrivare dal Pnrr. Gli avanzi non si sono esauriti con la manovra dell’anno scorso (1,5 miliardi) e la sospensione del bollo auto (1,7 miliardi). Ci sono altri 1,8 miliardi a disposizione. La dote potrebbe salire a 2,8-4,8 miliardi. Il calcolo finale a ottobre, in tempo per la legge di bilancio. Altre risorse sono attese dal Piano nazionale complementare, il fondo gemello del Pnrr.