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L’ex presidente del Chelsea, con l’aiuto di Trump, pronto a trattare sulle attività estere di Lukoil

Todd Boehly (reuters)

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Secondo il Financial Times il miliardario Todd Boehly, in un consorzio con il governo Usa e investitori internazionali, presenterà un’offerta per il ramo internazionale della compagnia petrolifera russa oggetto di sanzioni
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LONDRA – Il finanziere miliardario americano Todd Boehly ha appena venduto le sue quote dalla squadra di calcio londinese del Chelsea, dopo aver speso miliardi di euro in un mercato con poche soddisfazioni - Mondiale per Club a parte e poco altro. Ora, però, secondo il Financial Times, il 53enne ceo di Eldridge Industries (che include anche la compagnia di assicurazioni sulla vita Security Benefit da 60 miliardi di dollari) si è assicurato il sostegno del governo statunitense e di influenti esponenti del Golfo legati alla famiglia Trump per presentare un’offerta per le attività internazionali di Lukoil. Ovvero la compagnia petrolifera russa colpita dalle sanzioni statunitensi lo scorso anno e i cui asset e quote internazionali sono state messe conseguentemente in vendita.

LONDRA – Il finanziere miliardario americano Todd Boehly ha appena venduto le sue quote dalla squadra di calcio londinese del Chelsea, dopo aver speso miliardi di euro in un mercato con poche soddisfazioni - Mondiale per Club a parte e poco altro. Ora, però, secondo il Financial Times, il 53enne ceo di Eldridge Industries (che include anche la compagnia di assicurazioni sulla vita Security Benefit da 60 miliardi di dollari) si è assicurato il sostegno del governo statunitense e di influenti esponenti del Golfo legati alla famiglia Trump per presentare un’offerta per le attività internazionali di Lukoil. Ovvero la compagnia petrolifera russa colpita dalle sanzioni statunitensi lo scorso anno e i cui asset e quote internazionali sono state messe conseguentemente in vendita.

Il consorzio a guida Boehly

Il quotidiano finanziario della City scrive che a far parte del consorzio di Boehly sono “la US International Development Finance Corporation (Dfc, che fa parte del governo federale americano e investe in progetti esteri) e lo sceicco Tahnoon bin Zayed al-Nahyan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti e fratello del presidente del Paese. È inclusa anche la famiglia miliardaria siriano-qatariota Al Khayyat, che ha collaborato strettamente con la Casa Bianca e con membri della famiglia Trump in progetti immobiliari ed energetici”.

Due pretendenti per Lukoil e il governo Usa fa da arbitro

L’ex presidente del Chelsea vorrebbe così scalzare il gruppo statunitense di private equity Carlyle, che lo scorso gennaio aveva accettato di acquistare le attività estere di Lukoil, e avevano siglato un accordo preliminare. Ma la transazione si è arenata a Washington, in attesa dell’approvazione definitiva degli Stati Uniti. Il paradosso, dunque, è che il governo statunitense starebbe partecipando attivamente all’offerta di Boehly, ma allo stesso momento deve decidere il destino sull’operazione di Carlyle, che a quel punto potrebbe ritrovarsi in una situazione di palese svantaggio.

Secondo fonti del quotidiano, la International Holding Company dello sceicco Tahnoon dovrebbe guidare il consorzio insieme ad Allied Investment Partners degli Emirati Arabi Uniti. La famiglia Khayyat acquisirebbe una partecipazione più ridotta, mentre Boehly e la Dfc controllerebbero la maggioranza del consiglio di amministrazione. I fratelli Khayyat sono partner dell’amministrazione e dalla famiglia Trump in vari progetti, e detiene una partecipazione nel famigerato progetto immobiliare in Albania di Ivanka Trump e Jared Kushner, rispettivamente figlia e genero del presidente degli Stati Uniti. La Dfc invece è guidata da Ben Black e dovrebbe acquisire nella nuova società una partecipazione azionaria nell’ordine del 15% circa.

Le attività estere di Lukoil

Come ricorda il Financial Times, le attività estere di Lukoil, valutate 20 miliardi di dollari quando sono state svalutate a marzo, comprendono giacimenti di petrolio e gas dall’Asia centrale al Messico, migliaia di stazioni di servizio e un vasto portafoglio di raffinerie europee: “La vendita di queste attività rappresenta una rara opportunità per acquisire oltre 3 miliardi di barili di riserve provate e probabili, oltre ad alcune delle maggiori raffinerie di Bulgaria e Romania”, conclude il quotidiano.

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