L’IA è un affare per freelance: aumentano produttività e tariffe. Per i dipendenti solo il lavoro
di Massimo FerraroROMA – Fino a tre anni fa l’intelligenza artificiale era materiale per tecnici ed esperti, o per libri di fantascienza. In un lampo è entrata nella quotidianità di milioni di persone in tutto il mondo, modelli di linguaggio potenti e sofisticati consultabili in pochi attimi dallo smartphone. E altrettanto velocemente sono cresciuti dubbi e paure sull’impatto che l’IA sta avendo – e sempre più avrà – nelle nostre vite. A cominciare dal lavoro. Renderà meno gravose le attività o finirà per sostituire l’uomo in migliaia di mansioni senza creare altrettante nuove opportunità?
Intanto, quello che emerge da una ricerca di Shakers - piattaforma spagnola che connette aziende e freelance in vari Paesi europei - è che a raccogliere la maggior parte dei benefic…
ROMA – Fino a tre anni fa l’intelligenza artificiale era materiale per tecnici ed esperti, o per libri di fantascienza. In un lampo è entrata nella quotidianità di milioni di persone in tutto il mondo, modelli di linguaggio potenti e sofisticati consultabili in pochi attimi dallo smartphone. E altrettanto velocemente sono cresciuti dubbi e paure sull’impatto che l’IA sta avendo – e sempre più avrà – nelle nostre vite. A cominciare dal lavoro. Renderà meno gravose le attività o finirà per sostituire l’uomo in migliaia di mansioni senza creare altrettante nuove opportunità?
Intanto, quello che emerge da una ricerca di Shakers - piattaforma spagnola che connette aziende e freelance in vari Paesi europei - è che a raccogliere la maggior parte dei benefici sono i lavoratori autonomi. Senza dimenticare però che proprio alcuni settori a più alta presenza di lavoro autonomo sono a più rischio automazione e sostituzione. A inizio settembre l’U.S. Bureau of Labor Statistics ha individuato le dieci attività in cui aumenterà la competizione: nella lista compaiono i marketing manager, gli analisti, i commercialisti, i data scientist e i programmatori. E in generale, più di altri è il mondo della consulenza che dovrà fare i conti con le nuove tecnologie. In questi ambiti, evidenzia uno studio della Federal Reserve appena pubblicato, l’effetto più evidente è sulle assunzioni. L’IA ha fatto aumentare la disoccupazione in queste categorie non tanto per una crescita dei licenziamenti, quanto riducendo la probabilità di trovare nuove collaborazioni e offerte di lavoro.
I dati della ricerca
I freelance riescono a tradurre l’aumento della produttività dovuto all’uso di agenti di IA in più tempo, più clienti e tariffe più alte. Ma occhio: non per forza più lavoro. La scelta può infatti essere quella di alzare il prezzo delle proprie prestazioni e ridurre l’orario di lavoro a parità di fatturato. D’altra parte per la maggior parte dei lavoratori dipendenti intervistati il risparmio di tempo generato dall’utilizzo di strumenti di IA si traduce in un incremento dei carichi di lavoro o disperse tra riunioni e pratiche burocratiche.
Il campione analizzato è di oltre 1.000 esperti tech provenienti da 20 Paesi, tra cui l’Italia. Dalla ricerca emerge che il 50% dei professionisti attribuisce all’AI un incremento della propria produttività superiore al 25%. Tuttavia, tale aumento non si traduce automaticamente in un guadagno economico: il 65% dei lavoratori subordinati dichiara di non percepire compensi o bonus aggiuntivi a fronte dei risparmi di tempo ottenuti. Tali ore guadagnate finiscono perlopiù riassorbite dall’organizzazione. Al contrario, nel 68% dei casi i freelance riescono a monetizzare e valorizzare i guadagni di produttività. Guardando poi a chi ha registrato, nell’ultimo anno, un incremento dei propri compensi, le tariffe dei freelance hanno visto un aumento del 25%, a fronte del 9% per gli stipendi dei dipendenti. Un altro elemento che emerge è il dato sugli strumenti utilizzati che integrano IA. Il 61% dei liberi professionisti li seleziona in totale autonomia, la quota scende al 46% tra i dipendenti (con un 24% soggetto a imposizioni aziendali).