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Regole europee, indipendenza e 1800 lavoratori: come nascono i “numeri” dell’Istat

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Ieri il nuovo attacco del governo. Ma l’istituto di statistica si muove all’interno di una cornice di norme condivise e sotto la supervisione di Eurostat
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MILANO – Il fallo di frustrazione con cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’aggiornamento sul deficit diffuso ieri dall’Istat, accusando l’istituto di “sottostimare” gli italiani o il governo, è l’ultimo episodio di un copione visto già diverse volte e che vede ciclicamente l’ente statistico sotto attacco, ogni volta che comunica numeri non graditi all’esecutivo di turno. Ma come si arriva al “numeretto” della discordia che ha fatto innervosire Palazzo Chigi, impedendo all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione? Esiste la famosa “manina” che può aggiustare i conti a favore o sfavore di qualcuno?

Suggestioni politiche a parte, la realtà è fatta di regole precise di contabilità, procedure standardizzate, indipendenza e rigida supervisione europea. Semmai, a volere brutalizzare la questione, l’unica entità che l’istituto di statistica si impegna a non scontentare, più che il governo, è Eurostat, l’ente statistico europeo.

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MILANO – Il fallo di frustrazione con cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’aggiornamento sul deficit diffuso ieri dall’Istat, accusando l’istituto di “sottostimare” gli italiani o il governo, è l’ultimo episodio di un copione visto già diverse volte e che vede ciclicamente l’ente statistico sotto attacco, ogni volta che comunica numeri non graditi all’esecutivo di turno. Ma come si arriva al “numeretto” della discordia che ha fatto innervosire Palazzo Chigi, impedendo all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione? Esiste la famosa “manina” che può aggiustare i conti a favore o sfavore di qualcuno?

Suggestioni politiche a parte, la realtà è fatta di regole precise di contabilità, procedure standardizzate, indipendenza e rigida supervisione europea. Semmai, a volere brutalizzare la questione, l’unica entità che l’istituto di statistica si impegna a non scontentare, più che il governo, è Eurostat, l’ente statistico europeo.

La raccolta dei dati e l'elaborazione

Il lavoro parte dalla raccolta dei dati. Qui l’istituto ha un potere praticamente illimitato, nel senso che può chiedere alle amministrazioni pubbliche qualsiasi dato al massimo livello di dettaglio. Nel caso dei conti pubblici la Ragioneria Generale dello Stato prima di tutto ma anche Banca d’Italia, l’Agenzia delle Entrate e molti altri

La cornice in cui poi questi dati vengono elaborati non è rimessa alla discrezionalità dell’istituto. I dati sull’indebitamento netto, quindi il deficit, sono elaborati in conformità con le regole fissate dal cosiddetto SEC 2010, il Sistema Europeo dei Conti, previsto da un regolamento europeo, pensato proprio per armonizzare e rendere comparabili i dati economici dei paesi Ue .

L’invio dei dati all’Europa

La trasmissione dei dati a Eurostat avviene senza il passaggio preventivo con il Mef, in totale indipendenza. Esiste un confronto tra ministero e istituto in corso di elaborazione, ma l’istituto nazionale invia le proprie valutazioni all’ente europeo senza un “passaggio” con il governo proprio a garanzia contro possibili interferenze. Secondo quanto previsto dal Trattato di Maastricht questa notifica – relativa ai dati su deficit e debito e altre grandezze di finanza pubblica dei 4 anni precedenti – avviene due volte all’anno, entro il 31 marzo e il 30 settembre. A quel punto Eurostat può esprimere delle riserve se non si ritrova nei numeri forniti dai paesi. Se ad esempio l’Istat fosse stato davvero più generoso come invocava il governo ieri, sui numeri forniti si sarebbe comunque potuta abbattere la scure europea.

Il personale al lavoro

Falcidiato da tagli e mancati rinnovi, negli ultimi dieci anni il personale dell’Istat è sceso dai 2241 del 2016 ai 1871 del gennaio di quest’anno ma al suo interno vanta ancora 936 tra ricercatori e tecnologi a cui si aggiungono 740 collaboratori tecnici. Circa un centinaio di persone si occupano nella direzione informatica dell’acquisizione dei dati, un altro centinaio è impiegato nella contabilità nazionale al cui interno due servizi, si occupano soltanto di finanza pubblica.

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