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Nucleare, via libera definitivo al Senato. Il ministro Pichetto: “Le prime centrali nel 2033”

(ansa)

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Approvato il ddl votato a giugno dalla Camera. Il titolare del Mase promette i decreti attuativi entro la fine dell’anno. La premier: “Una scelta coraggiosa e di buon senso”. Per le opposizioni è una promessa con tempi e costi incerti
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MILANO – È legge. A quasi quarant’anni dal referendum che spense le centrali nucleari sul suolo nazionale, il parlamento ha approvato il disegno di legge che dà al governo la delega per riportare l’atomo in Italia. Quello di ultima generazione, si intende. Con 81 sì, 51 no e sette astenuti, il Senato ha dato il via libera definitivo al testo già approvato a giugno dalla Camera. Adesso l’esecutivo avrà 12 mesi per adottare uno o più decreti attuativi per disciplinare la materia nel dettaglio: costruzione e messa in esercizio delle centrali, gestione delle scorie radioattive e sicurezza, istituzione degli organi di controllo, promozione della ricerca e produzione di idrogeno grazie all’atomo.

Si parte da una dotazione iniziale di 60 milioni di euro,…

MILANO – È legge. A quasi quarant’anni dal referendum che spense le centrali nucleari sul suolo nazionale, il parlamento ha approvato il disegno di legge che dà al governo la delega per riportare l’atomo in Italia. Quello di ultima generazione, si intende. Con 81 sì, 51 no e sette astenuti, il Senato ha dato il via libera definitivo al testo già approvato a giugno dalla Camera. Adesso l’esecutivo avrà 12 mesi per adottare uno o più decreti attuativi per disciplinare la materia nel dettaglio: costruzione e messa in esercizio delle centrali, gestione delle scorie radioattive e sicurezza, istituzione degli organi di controllo, promozione della ricerca e produzione di idrogeno grazie all’atomo.

Si parte da una dotazione iniziale di 60 milioni di euro, suddivisi equamente nel triennio 2027-29, a cui si sommano 1,5 milioni nel 2025 e sei quest’anno per la campagna di informazione. L’obiettivo è dotare il Paese di una nuova fonte di energia che, assieme alle rinnovabili, lo renda meno dipendente dalle importazioni e quindi, si spera, più resiliente di fronte agli shock internazionali.

«Oggi è una giornata storica per l’Italia», festeggia il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, firmatario della legge. «Non è un ritorno al passato: il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo», aggiunge. E promette, i decreti attuativi arriveranno entro la fine dell’anno, mentre i primi impianti potrebbero spuntare tra il 2033 e il 2034. Il governo non ha in mente le grandi centrali tradizionali della vicina Francia, ma piuttosto reattori modulari di piccola taglia (Smr) o di quarta generazione (Amr), su cui si concentra la ricerca della startup Newcleo, di Nuward del colosso transalpino Edf e di Nuclitalia, la società nata per studiare le tecnologie più avanzate e analizzare le opportunità di mercato nel settore, controllata da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%).

Sui social la premier Giorgia Meloni parla di «una scelta coraggiosa e di buon senso», che garantirà «maggiore sicurezza energetica», ma anche «una risposta concreta alla domanda di elettricità», destinata a crescere «con data center e intelligenza artificiale». La maggioranza applaude compatta e incassa l’approvazione di Confindustria, l’associazione delle imprese, mentre le opposizioni insorgono, bollando la legge come uno «strumento di distrazione di massa» e «prodotto da campagna elettorale», e chiedono chiarezza su costi e finanziamenti.

Di certo, gli investimenti saranno urgenti e copiosi, mentre i primi effetti sui prezzi non si vedranno per almeno 10 anni. Il piano nazionale sull’energia (il Pniec) colloca l’eventuale ingresso del nuovo nucleare nel mix di fonti nel 2035, stimando una produzione di 8-16 gigawatt dall’atomo entro il 2050. Tra l’11 e il 22% della domanda elettrica nazionale. Nell’attesa che possa essere il nucleare a raffreddare i prezzi, famiglie e imprese chiedono interventi rapidi. E sui carburanti Pichetto prende tempo: le misure mirate non sono ancora pronte, «speriamo di individuare le priorità per fine mese».

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