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Che cosa sono gli Smr della legge Pichetto. E perché per gli sconti in bolletta servirà tempo

Impianto Smr in costruzione in Cina 
Anche se i primi reattori arrivassero in Italia tra il 2033-34, come stima il governo, un eventuale risparmio per imprese e famiglie ci sarà non prima della seconda metà del prossimo decennio
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Qual è il nucleare pronto a tornare in Italia dopo l’approvazione definitiva della legge Pichetto Fratin? L’acronimo chiave è Smr, che sta per small modular reactor, piccoli reattori modulari. Si tratta di una tecnologia nucleare “tradizionale”, che si basa cioè sul processo di fissione atomica.

Tecnologia “tradizionale” in miniatura

Gli Smr in funzione e in sperimentazione attualmente appartengono al cosiddetto nucleare di “terza generazione”. La prima generazione era quella dei reattori nati dalla pila atomica di Enrico Fermi, la seconda era quella delle prime centrali nucleari civili del secondo Dopoguerra. Poi è arrivata la terza, che caratterizza le attuali centrali atomiche in giro per il mondo. Gli Smr dunque non sono una “nuova tecnolo…

Qual è il nucleare pronto a tornare in Italia dopo l’approvazione definitiva della legge Pichetto Fratin? L’acronimo chiave è Smr, che sta per small modular reactor, piccoli reattori modulari. Si tratta di una tecnologia nucleare “tradizionale”, che si basa cioè sul processo di fissione atomica.

Tecnologia “tradizionale” in miniatura

Gli Smr in funzione e in sperimentazione attualmente appartengono al cosiddetto nucleare di “terza generazione”. La prima generazione era quella dei reattori nati dalla pila atomica di Enrico Fermi, la seconda era quella delle prime centrali nucleari civili del secondo Dopoguerra. Poi è arrivata la terza, che caratterizza le attuali centrali atomiche in giro per il mondo. Gli Smr dunque non sono una “nuova tecnologia”, semmai una miniaturizzazione di reattori già esistenti.

Il duplice vantaggio degli Smr

Il vantaggio è però duplice. Almeno in linea di principio, si potranno produrre in serie, abbattendo i costi, e si potranno utilizzare per alimentare singole industrie altamente energivore. Una acciaieria, per esempio, potrebbe installare al suo interno, uno, due o più Smr, a seconda del fabbisogno di elettricità. Il secondo vantaggio degli Smr è evidentemente psicologico.

Non a caso il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin già nel 2023 diceva a Repubblica: “Mai più grandi centrali nucleari in Italia”. Perché in Italia metteremo tanti piccoli reattori modulari, era il sottotesto. Nella convinzione che l’opinione pubblica li accetterà più facilmente rispetto ai grandi impianti del passato.

Quanti mini reattori servono all’Italia?

Ma quanti Smr servirebbero al nostro Paese perché il nucleare possano incidere davvero sulla bolletta elettrica? Le stime variano da 20 a oltre 100, a seconda di quale percentuale di fabbisogno elettrico si vorrà coprire. Occorrerà comunque localizzate decine di siti (e relativi abitanti) pronti a ospitare un piccolo reattore da 300-400 megawatt (contro il migliaio di megawatt di quelli tradizionali).

Esistono già gli Smr?

Esistono già Smr in funzione e acquistabili? Alla prima domanda la risposta è “sì” mentre per la seconda c’è un secco “no”. Dei tre piccoli reattori modulari che producono già elettricità, due si trovano in Russia e uno in Cina. Difficile garantire l’autonomia e la sicurezza energetica, argomenti usato dal governo per spingere sul nucleare, dovendosi poi affidare a tecnologie messe a punto a Mosca o Pechino.

Se si guarda a Ovest, si vede un sono prototipo di Smr da 400 megawatt in costruzione: succede in Canada con tecnologia nippo-americana. L’accensione e l’immissione di elettricità in rete sono previste per il 2030. Ma si tratta appunto di un prototipo che dovrà dimostrare di funzionare e di avere costi competitivi sul mercato.

Quanto è piccolo? Dipende dai punti di vista: i parlamentari italiani che hanno visitato il cantiere nei mesi scorsi si sono trovati davanti buco che scende nel terreno per 15 metri di profondità, e il progetto prevede un edificio che salirà per altri 15 metri verso l’alto, con una superficie occupata pari a due campi da calcio. Una volta standardizzata la produzione, le dimensioni saranno probabilmente ridotte, ma la tecnologia nucleare richiede tali livelli di sicurezza che difficilmente gli Smr potranno essere grandi quanto un container, come spesso è stato raccontato dagli entusiasti. C’è anche da dire, e il ministro Pichetto non perde occasione per farlo, che per produrre gli stessi 400 megawatt con il fotovoltaico occorre coprire con i pannelli una superficie di oltre 400 ettari (più di 400 campi da calcio).

È anche questione di tempo

Resta da capire se la data del 2033-2034, fornita ieri dal governo, per il primo Smr acceso in Italia sia realistica. Nuclitalia, società appositamente fondata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, comunicherà entro la fine dell’anno quali sono le tecnologie più promettenti tra i progetti occidentali (finora tutti sulla carta, a parte quello canadese). Ma per una scelta occorrerà vedere in funzione i relativi prototipi, e come detto il primo sarà acceso nel 2030.

Insomma, la stima dell’esecutivo è forse un po’ troppo ottimista. Anche alcuni nuclearisti convinti sostengono che sia più plausibile una data di accensione compresa tra il 2035 e il 2040. Il che non significa che non si debba studiare, fare ricerca e prepararsi al ritorno del nucleare. Avendo però chiare due cose. Che per far funzionare i reattori nucleari, piccoli o grandi che siano, serve uranio e quindi partner commerciali stabili e affidabili che lo forniscano all’Italia. E che un eventuale risparmio sulla bolletta elettrica di imprese e famiglie, una volta scontati i costi di costruzione delle minicentrali, ci sarà non prima della seconda metà del prossimo decennio.

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