Irpef, nove milioni di italiani dichiarano ma non pagano tasse. Mentre otto milioni versano il 65%
di Valentina ConteROMA – Quasi 9 milioni di italiani non pagano Irpef pur presentando la dichiarazione dei redditi. Altri 16 milioni non la presentano affatto. Tra chi invece dichiara e versa l’imposta, meno di un contribuente su cinque paga quasi due terzi di tutta l’imposta.
È la fotografia del XIII Osservatorio sulle entrate fiscali di Itinerari Previdenziali, presentato oggi a Roma al Cnel con Cida (Confederazione italiana dirigenti). Sullo sfondo, il governo punta a un nuovo taglio delle tasse al ceto medio: il viceministro dell’Economia Maurizio Leo conferma l’obiettivo di applicare il 33% anche ai redditi tra 50 e 60 mila euro.
Quasi 25 milioni di italiani senza Irpef
Nel 2024 hanno presentato la dichiarazione dei redditi 42,8 milioni di persone, ma solo 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Circa 8,7 milioni, dunque, dichiarano ma non pagano l’imposta perché hanno redditi nulli o molto bassi, oppure perché deduzioni e detrazioni azzerano il conto.
Rispetto ai 58,9 milioni di resid…
ROMA – Quasi 9 milioni di italiani non pagano Irpef pur presentando la dichiarazione dei redditi. Altri 16 milioni non la presentano affatto. Tra chi invece dichiara e versa l’imposta, meno di un contribuente su cinque paga quasi due terzi di tutta l’imposta.
È la fotografia del XIII Osservatorio sulle entrate fiscali di Itinerari Previdenziali, presentato oggi a Roma al Cnel con Cida (Confederazione italiana dirigenti). Sullo sfondo, il governo punta a un nuovo taglio delle tasse al ceto medio: il viceministro dell’Economia Maurizio Leo conferma l’obiettivo di applicare il 33% anche ai redditi tra 50 e 60 mila euro.
Quasi 25 milioni di italiani senza Irpef
Nel 2024 hanno presentato la dichiarazione dei redditi 42,8 milioni di persone, ma solo 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di Irpef. Circa 8,7 milioni, dunque, dichiarano ma non pagano l’imposta perché hanno redditi nulli o molto bassi, oppure perché deduzioni e detrazioni azzerano il conto.
Rispetto ai 58,9 milioni di residenti, altri 16,1 milioni non presentano invece alcuna dichiarazione: dentro questa platea ci sono anche minori, familiari a carico e persone senza obbligo dichiarativo. Sommando i due gruppi si arriva ai 24,8 milioni di italiani che non versano Irpef.
La grande asimmetria italiana
Oggi il 33% si applica tra 28 e 50 mila euro. L’obiettivo, dice Leo, è «abbracciare la fascia che va da 50 a 60 mila euro», compatibilmente però «con le risorse» e con la «condivisione da parte di tutti i componenti della nostra maggioranza».
Intanto i numeri dell’Osservatorio fotografano quella che Cida definisce «la grande asimmetria italiana»: nel 2024 il 19% dei contribuenti, quelli con redditi da 35 mila euro in su, ha versato il 65% di tutta l’Irpef. Allargando la soglia a 29 mila euro, il 30% arriva a pagare il 79% dell’imposta.
Otto milioni pagano quasi due terzi
Nel 2024 i redditi dichiarati sono stati 1.076 miliardi. I dichiaranti 42,8 milioni, ma quelli che hanno versato almeno un euro di Irpef 34,1 milioni. Il gettito complessivo di Irpef e addizionali, al netto del trattamento integrativo, è stato di 216,2 miliardi.
Il grosso del conto ricade però su circa otto milioni di contribuenti sopra i 35 mila euro, che pagano il 65% dell’imposta. Sul versante opposto, il 69,8% dei contribuenti con redditi fino a 29 mila euro versa il 21,3%, circa 46 miliardi.
«Abbiamo universalizzato le prestazioni, ma non la responsabilità di finanziarle», osserva il presidente di Cida Stefano Cuzzilla. «Oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef».
Fino a 15 mila euro l’Irpef quasi scompare
Scendendo nelle fasce, fino a 7.500 euro di reddito l’Irpef media è di appena 19 euro l’anno. Tra 7.500 e 15 mila euro sale a 204 euro, tra 15 e 20 mila a 1.773 euro. Il costo medio della sola sanità, ricorda il rapporto, è invece di 2.347 euro per abitante.
All’altro estremo, circa 745 mila contribuenti sopra i 100 mila euro, l’1,8% del totale, versano il 22,3% dell’Irpef. I soli 58.700 sopra i 300 mila euro pagano 14 miliardi, il 6,5% del gettito: più dei 27,8 milioni di cittadini con redditi fino a 20 mila euro, che insieme ne versano 10,8.
Per Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, l’Italia è il Paese della «tripla progressività»: cresce l’imposta, cresce l’aliquota e, aumentando il reddito, diminuiscono fino a sparire detrazioni, bonus e agevolazioni. Una progressività «quasi occulta».
Welfare, oltre 332 miliardi
Il nodo finale è il finanziamento del welfare. Nel 2024 la sanità è costata 138,3 miliardi, l’assistenza sociale 180,5 e il welfare degli enti locali altri 13,5: oltre 332 miliardi in tutto. Per finanziare queste tre voci, sostiene il rapporto, sono servite sostanzialmente tutte le imposte dirette, 325,3 miliardi, più almeno 7 miliardi di imposte indirette.
E mentre il gettito resta molto concentrato, la spesa assistenziale è più che raddoppiata: da 73 miliardi nel 2008 a 180,5 nel 2024. «Non basta redistribuire di più: occorre redistribuire meglio», dice Cuzzilla, che chiede «un nuovo patto tra fisco e welfare»: più contrasto all’evasione, revisione dell’Isee, banca dati unica dell’assistenza e meno peso sui redditi regolarmente dichiarati.
Isee, oltre 29 milioni di italiani nelle agevolazioni
Nel 2025 oltre 10,3 milioni di nuclei familiari hanno presentato una Dsu per ottenere l’Isee. Considerando una media di 2,9 componenti per famiglia, significa più di 29 milioni di persone coinvolte nel sistema di bonus, trasferimenti e servizi collegati all’indicatore. L’Osservatorio giudica l’Isee ormai diventato uno strumento «di massa» e propone una revisione profonda, insieme a una banca dati unica dell’assistenza per sapere «chi riceve cosa» e concentrare gli aiuti sulle condizioni di reale bisogno.