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Tempi, costi e tecnologia del “nuovo nucleare sostenibile”: cosa prevede il piano italiano

Il parlamento ha approvato il disegno di legge delega sull’atomo. Adesso il governo ha un anno per intervenire con i decreti attuativi. Strategia e ostacoli del programma
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ROMA – Il parlamento ha approvato il disegno di legge che dà al governo la delega per riportare il nucleare in Italia. Con 81 sì, 51 no e sette astenuti, il Senato ha dato ieri il via libera definitivo al testo, già approvato a giugno dalla Camera. Adesso l’esecutivo avrà 12 mesi per adottare uno o più decreti attuativi per disciplinare la materia nel dettaglio.

Dal no ai referendum alla legge Pichetto

In Italia si torna a parlare di energia nucleare dopo il referendum del 1987 che ha messo fuori gioco le norme sulla costruzione delle centrali e quello del 2011 che bocciò l’allora nuovo piano strategico dell’energia. Non è da escludere che anche in questa occasione l’ipotesi di ritorno all’atomo venga sottoposta al voto popolare.

A firmare la …

ROMA – Il parlamento ha approvato il disegno di legge che dà al governo la delega per riportare il nucleare in Italia. Con 81 sì, 51 no e sette astenuti, il Senato ha dato ieri il via libera definitivo al testo, già approvato a giugno dalla Camera. Adesso l’esecutivo avrà 12 mesi per adottare uno o più decreti attuativi per disciplinare la materia nel dettaglio.

Dal no ai referendum alla legge Pichetto

In Italia si torna a parlare di energia nucleare dopo il referendum del 1987 che ha messo fuori gioco le norme sulla costruzione delle centrali e quello del 2011 che bocciò l’allora nuovo piano strategico dell’energia. Non è da escludere che anche in questa occasione l’ipotesi di ritorno all’atomo venga sottoposta al voto popolare.

A firmare la legge è il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha definito quella di ieri «una giornata storica» per il Paese e ora promette di preparare i decreti attuativi entro la fine dell’anno. Saranno questi provvedimenti a fornire i dettagli in diversi ambiti di intervento: la costruzione e messa in esercizio delle centrali, gestione delle scorie radioattive e sicurezza, istituzione degli organi di controllo, promozione della ricerca e produzione di idrogeno grazie all’atomo.

Tecnologie a disposizione

La legge delega non sceglie una tecnologia. Il principio è quello della neutralità tecnologica: saranno i decreti a stabilire quali tecnologie potranno essere utilizzate sulla base di maturità, sicurezza e sostenibilità. Il governo guarda ai reattori modulari di piccola taglia (Smr) o di quarta generazione (Amr), microreattori e, con una disciplina specifica, la fusione.

Lo scorso anno è stato affidato a Nuclitalia, una newco partecipata da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%), l’incarico di studiare le tecnologie più avanzate e analizzare le opportunità di mercato nel settore, con un focus proprio sugli Smr.

Gli small modular reactor sono piccoli reattori tradizionali a fissione, raffreddati ad acqua, costruiti in fabbrica in moduli separati, e poi installati da soli o in batteria in una centrale. Ogni modulo produce dai 100 ai 400 megawatt di energia. Gli advanced modular reactors, invece, sono reattori avanzati che fanno riferimento a tecnologie di quarta generazione, ad esempio sistemi raffreddati a piombo o sodio, a sali fusi o ad alta temperatura.

Quanto costa il nuovo nucleare sostenibile

Sui costi, il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi lo scorso anno alla Camera ha citato l’analisi della Agenzia Internazionale dell’Energia che stima circa 10mila dollari per kilowatt per i primi impianti in Europa. Per un solo Smr da 300 megawatt si va da 1,2 a 3 miliardi di dollari. Secondo il governo ne serviranno una ventina per soddisfare il 10% del fabbisogno elettrico nazionale entro il 2050. La legge stanzia una dotazione iniziale di 60 milioni di euro, suddivisi equamente nel triennio 2027-29, a cui si sommano 1,5 milioni nel 2025 e sei quest'anno per la campagna di informazione.

I tempi del ritorno

Non sono pochi gli ostacoli all’attuazione del piano. La disponibilità di una filiera di Smr in Europa è attesa a partire dal 2030, per ora di piccoli reattori modulari ne esistono solo alcuni prototipi in Cina e Russia, mentre un modello statunitense è in costruzione in Canada. I reattori di quarta generazione, o Amr, sono solo progetti su carta e la società Newcleo (francese ma a guida italiana) conta di far funzionare il primo nel 2032. Secondo il ministro Pichetto Fratin, la prima produzione di energia da fissione nucleare in Italia avverrà «dal 2033-34», poco meno di dieci anni.

Sul nuovo nucleare lavora anche il colosso francese Edf che, attraverso la controllata Nuward, punta a portare il primo reattore in Italia entro il 2035 all’interno di un pacchetto di 10 impianti previsti per tutta l’Europa. Un investimento nell’ordine di decina di miliardi, tra pubblico e privato per la tecnologia, lo sviluppo della catena di approvvigionamento e i singoli progetti. Ma che grazie alla scala dovrebbe portare il costo dell’energia prodotta a 100 euro al megawattora.

Dove costruire e stoccare

C’è poi il tema della posizione, forse il più spinoso. Dove sistemare i reattori? E dove conservare le scorie? La legge delega non definisce ancora i criteri per la localizzazione degli impianti. Un emendamento al testo alla Camera ha inserito un elemento di novità, la candidatura spontanea dei Comuni interessati o ospitare il sito di produzione e stoccaggio. L’iter prevede che gli enti locali manifestino la loro disponibilità presentando domanda per accogliere sia i depositi temporanei sia i depositi definitivi delle scorie nucleari.

D’altra parte, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini assicura che molte aziende sono pronte a ospitare gli Smr. La decisione spetterebbe però agli enti locali, con l’evidente priorità per gli amministratori di non perdere il consenso del territorio.

La filiera italiana

La filiera italiana non parte da zero. Fatta eccezione per le attività di produzione del combustibile, conta una costellazione di grandi e piccole imprese dedicate. È la seconda in Europa, dopo quella francese, con oltre quattro miliardi di valore generati. Queste imprese sono coinvolte all’estero nella progettazione, nell’ingegneria, nella componentistica, nelle grandi costruzioni, nei materiali, nei sistemi e servizi specialistici, oltre che nel decommissioning e nella ricerca. Il Paese dispone inoltre di fisici, ingegneri, tecnici e ricercatori con competenze riconosciute a livello internazionale.

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