ROMA – L’offerta non convince. Anzi: «Non è conveniente per gli azionisti». Il board di Trevi, gruppo fondato a Cesena nel ’57 e specializzato nell’ingegneria del sottosuolo per fondazioni speciali, gallerie e consolidamenti del terreno, chiude la porta all’operazione promossa da Webuild, che a fine luglio aveva lanciato un’Opa su Trevi mettendo sul piatto 4,50 euro per ogni titolo portato in adesione. Corrispettivo «non congruo dal punto di vista finanziario», secondo la società romagnola oggi controllata da Cdp Equity e dal fondo americano Polaris. La stessa azienda sulla quale anche i friulani di Icop, un mese prima, avevano mosso un’offerta pubblica di scambio (Ops). Ed ecco uno dei nodi che ha portato Trevi a respingere l’offerta del colosso delle infrastrutture guidato da Pietro Salini: il premio.
ROMA – L’offerta non convince. Anzi: «Non è conveniente per gli azionisti». Il board di Trevi, gruppo fondato a Cesena nel ’57 e specializzato nell’ingegneria del sottosuolo per fondazioni speciali, gallerie e consolidamenti del terreno, chiude la porta all’operazione promossa da Webuild, che a fine luglio aveva lanciato un’Opa su Trevi mettendo sul piatto 4,50 euro per ogni titolo portato in adesione. Corrispettivo «non congruo dal punto di vista finanziario», secondo la società romagnola oggi controllata da Cdp Equity e dal fondo americano Polaris. La stessa azienda sulla quale anche i friulani di Icop, un mese prima, avevano mosso un’offerta pubblica di scambio (Ops). Ed ecco uno dei nodi che ha portato Trevi a respingere l’offerta del colosso delle infrastrutture guidato da Pietro Salini: il premio.
L’offerta di Webuild è a premio, ma – secondo Trevi e i suoi advisor finanziari (Mediobanca e Vitale) – è calcolato prendendo come base il valore delle azioni dei romagnoli registrato nell’ultimo giorno di Borsa prima dell’annuncio di Icop (il 26 giugno). Un dato – osserva Trevi nella sua nota – che «non riflette l’annuncio dell’operazione Icop». Ed è «ancora influenzato» dagli effetti dell’aumento di capitale nel frattempo portato a casa. In ogni caso, si legge ancora, dall’offerta di Webuild «il mercato ha sempre attribuito alle azioni Trevi un valore superiore al corrispettivo». Tradotto: premio sì, ma non basta. La stessa ragione per la quale, un paio di settimane fa, il cda di Trevi aveva bocciato l’operazione di Icop, impresa fondata a Cividale nel 1920 e specializzata in microtunnel, ingegneria del sottosuolo e fondazioni speciali.
Tra le altre criticità evidenziate dai romagnoli ci sono le sinergie, valutate in circa 80-90 milioni di euro secondo le stime di Webuild. «Sono astrattamente conseguibili» ma, risponde il board di Trevi, «trattandosi di un corrispettivo interamente in denaro, gli azionisti che aderissero all’offerta non parteciperebbero alla creazione di valore». Non restando soci, gli azionisti di Trevi sarebbero tagliati fuori dalla nuova realtà attesa dopo l’eventuale integrazione con Webuild.
Altro nodo: l’offerta finanziata mediate indebitamento. In caso di acquisizione dell’intero capitale di Trevi, ragionano i suoi manager, «l’indebitamento lordo consolidato dell’offerente aumenterebbe di circa 480 milioni e la leva finanziaria del gruppo Webuild risulterebbe temporaneamente incrementata, con un assorbimento affidato dall’offerente, entro il 2029, anche alla generazione di cassa di Trevi standalone (considerata da sola, ndr) e alla realizzazione delle sinergie».
Intanto, a tre giorni dal via all’Opa su Trevi, prevista per lunedì, Webuild incassa da S&P la conferma del rating BB+ con outlook stabile, giudizio che poggia sui risultati ai massimi storici, con i ricavi a 6,7 miliardi. Icop, l’altro pretendente di Trevi, firma invece un accordo non vincolante per acquisire il 51% della Ediltunnel di Lecce: l’Ops è partita il 14 settembre scorso. Se la stessa Icop o Webuild rilanceranno si vedrà.