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“Quelle foto hot sono mie, rimuovetele”. Il Garante riconosce la violazione e segnala alla polizia

La sede di AgCom a Roma in via Isonzo 

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Finora l’AgCom ha valutato soprattutto le denunce contro le tv illegali del “pezzotto”. Stavolta è una donna a segnalare che suoi scatti espliciti sono finiti su siti non autorizzati. Ecco il verdetto sul caso
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ROMA – In genere, alla porta del Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) bussano soprattutto le televisioni legali, furiose contro il pezzotto. Trovano in Rete dei canali pirata che trasmettono le partite di calcio, i film, le serie tv, gli spettacoli di intrattenimento. Dunque le tv legali, danneggiate nei loro interessi milionari, chiedono al Garante di spegnere le emittenti clandestine.

Stavolta il Garante ha esaminato un caso molto diverso. Una donna – il cui nome è nascosto, omissato negli atti ufficiali – ha segnalato che alcuni siti a luci rosse proponevano delle sue immagini (esplicite, non pornografiche) senza averne titolo.

Attenzione. Non si tratta di immagini che una persona scatta nel suo privato e che finiscono in Rete attraverso dei percorsi strani. La sensazione è che la ricorrente pubblichi volontariamente le foto su profili di sua proprietà, in forma autorizzata, mentre alcuni di questi scatti compaiono adesso dentro siti non legittimati a mostrarle.

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ROMA – In genere, alla porta del Garante delle Comunicazioni (l’AgCom) bussano soprattutto le televisioni legali, furiose contro il pezzotto. Trovano in Rete dei canali pirata che trasmettono le partite di calcio, i film, le serie tv, gli spettacoli di intrattenimento. Dunque le tv legali, danneggiate nei loro interessi milionari, chiedono al Garante di spegnere le emittenti clandestine.

Stavolta il Garante ha esaminato un caso molto diverso. Una donna – il cui nome è nascosto, omissato negli atti ufficiali – ha segnalato che alcuni siti a luci rosse proponevano delle sue immagini (esplicite, non pornografiche) senza averne titolo.

Attenzione. Non si tratta di immagini che una persona scatta nel suo privato e che finiscono in Rete attraverso dei percorsi strani. La sensazione è che la ricorrente pubblichi volontariamente le foto su profili di sua proprietà, in forma autorizzata, mentre alcuni di questi scatti compaiono adesso dentro siti non legittimati a mostrarle.

Uno dei provvedimenti di AgCom 

Il diritto d’autore

Nei suoi quattro esposti, la donna sostiene che questa operazione ha violato le norme nazionali: in particolare la legge 633 del 1941, a tutela del diritto d’autore. Il Garante ha preso molto sul serio la cosa, accertando che la violazione c’è stata. In sostanza, l’AgCom giudica che queste foto così tanto personali siano meritevoli di una tutela giuridica.

Il problema, però, è stato ottenere la cancellazione dai siti che si sono appropriati degli scatti, illegalmente. Il Garante si è trovato davanti al solito labirinto. Due siti risultano registrati negli Usa, uno nel Regno Unito, l’ultimo alle Bahamas.

La gradualità

Gli hosting, che permettono ai siti di funzionare, sono disseminati tra Bulgaria, Hong Kong, Russia. I loro computer sono fisicamente nei Paesi Bassi.

Al di là delle difficoltà tecniche, Il Garante nota che le immagini trafugate sono abbastanza poche, disperse in siti che ne mostrano milioni. Dunque – per ragioni di “gradualità, proporzionalità e adeguatezza” – archivia gli esposti. Ma segnala comunque il caso alla Polizia giudiziaria.

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