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H&M, l’utile cresce grazie al rimborso dei dazi americani

(reuters)

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Se il terzo trimestre è stato positivo, le previsioni caute sul quarto hanno penalizzato il titolo: -2%
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MILANO – H&M annuncia i risultati dei primi nove mesi del suo anno fiscale, da cui emerge un calo dei ricavi (scesi del 4% a 14,2 miliardi di euro) ma un balzo dell’utile operativo (+12% a 1,19 miliardi) anche grazie all’incasso dei rimborsi dei dazi Usa.

Il balzo dei profitti dipende dall’inversione di tendenza registrata nel terzo trimestre, vale a dire quello che va da giugno ad agosto, dove l’utile netto è balzato del 27,6% di quasi 4 miliardi di corone (354 milioni di euro), grazie a meno costi e all’incasso dei rimborsi delle tariffe. «Il nostro lavoro, in particolare negli acquisti, nel controllo dei costi e nel miglioramento dell’efficienza operativa – ha commentato l’ad Daniel Ervér - ha contribuito a rendere l’azienda più redditizia». Tuttavia secondo gli analisti di Barclays in realtà, al netto dei rimborsi dei dazi, l’utile operativo salito nel terzo trimestre a 6,04 miliardi di corone (530 milioni di euro e +18%) sarebbe solo l’1% in più delle attese, e quindi non cos…

MILANO – H&M annuncia i risultati dei primi nove mesi del suo anno fiscale, da cui emerge un calo dei ricavi (scesi del 4% a 14,2 miliardi di euro) ma un balzo dell’utile operativo (+12% a 1,19 miliardi) anche grazie all’incasso dei rimborsi dei dazi Usa.

Il balzo dei profitti dipende dall’inversione di tendenza registrata nel terzo trimestre, vale a dire quello che va da giugno ad agosto, dove l’utile netto è balzato del 27,6% di quasi 4 miliardi di corone (354 milioni di euro), grazie a meno costi e all’incasso dei rimborsi delle tariffe. «Il nostro lavoro, in particolare negli acquisti, nel controllo dei costi e nel miglioramento dell’efficienza operativa – ha commentato l’ad Daniel Ervér - ha contribuito a rendere l’azienda più redditizia». Tuttavia secondo gli analisti di Barclays in realtà, al netto dei rimborsi dei dazi, l’utile operativo salito nel terzo trimestre a 6,04 miliardi di corone (530 milioni di euro e +18%) sarebbe solo l’1% in più delle attese, e quindi non così eccellente.

Il problema dell’azienda di abbigliamento che controlla anche marchi come Arket e Cos resta l’andamento del fatturato, che nel terzo trimestre a parità di cambi ha invertito la rotta salendo dell’1%, nonostante meno negozi e metri quadri disponibili. Ad agosto il gruppo svedese aveva 4.023 monomarca, 14 in meno del terzo trimestre 2025 e 78 in meno sui primi 9 mesi.

Tuttavia anche settembre non pare brillante: H&M conta di chiudere il mese con una crescita a parità di cambi di circa l’1%, meno delle attese del mercato che scommetteva su un aumento di almeno l’1,5% anche per ottobre e novembre. «Se il fatturato dovesse registrare una crescita nel trimestre - ha aggiunto Ervér - offrirebbe ulteriori potenzialità di crescita per il futuro». Se il terzo trimestre è stato migliore delle attese, le previsioni caute sul quarto hanno gelato l’entusiasmo degli investitori, e il titolo a Stoccolma ha chiuso in calo del 2% (e meno 12% da inizio anno) con una capitalizzazione di 20,2 miliardi di euro.

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