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“Solo 10 minuti di carburante”: l’incidente sfiorato sul Ryanair Pisa-Prestwick, cosa è successo

(reuters)

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Conclusa l’indagine sul volo costretto ad atterrare a Manchester in emergenza con il serbatoio quasi a secco. Un passeggero italiano a bordo dice a Repubblica: “Sono scioccato”
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LONDRA – Ora lo conferma anche un’inchiesta indipendente: il volo Ryanair del 3 ottobre 2025 da Pisa a Prestwick era davvero rimasto quasi a secco prima di lanciare il Mayday e compiere un atterraggio di emergenza a Manchester con una quantità di carburante minima, pari a 10 minuti di volo rimanenti. Insomma, un disastro sfiorato e fortunatamente mancato. Ma per pochissimo. “Un episodio grave”, secondo l’ente investigativo Air Accidents Investigation Branch. E l’italiano Alexander Marchi, a bordo proprio di quel volo, oggi commenta con Repubblica: “Sono scioccato dai risultati dell’indagine. È gravissimo quanto accaduto”.

Volo Ryanair Pisa-Preswick, cos’è successo

Un anno fa, alcuni siti specialistici di aviazione come Aviation Herald scrissero subito che il Boeing 737 era “atterrato pochi minuti prima che finisse il carburante”, perché, a causa del maltempo e della tempesta Amy in Scozia, l’aereo non riuscì a scendere a Glasgow per ben due volte e poi, dopo alcune indecisioni, dovett…

LONDRA – Ora lo conferma anche un’inchiesta indipendente: il volo Ryanair del 3 ottobre 2025 da Pisa a Prestwick era davvero rimasto quasi a secco prima di lanciare il Mayday e compiere un atterraggio di emergenza a Manchester con una quantità di carburante minima, pari a 10 minuti di volo rimanenti. Insomma, un disastro sfiorato e fortunatamente mancato. Ma per pochissimo. “Un episodio grave”, secondo l’ente investigativo Air Accidents Investigation Branch. E l’italiano Alexander Marchi, a bordo proprio di quel volo, oggi commenta con Repubblica: “Sono scioccato dai risultati dell’indagine. È gravissimo quanto accaduto”.

Volo Ryanair Pisa-Preswick, cos’è successo

Un anno fa, alcuni siti specialistici di aviazione come Aviation Herald scrissero subito che il Boeing 737 era “atterrato pochi minuti prima che finisse il carburante”, perché, a causa del maltempo e della tempesta Amy in Scozia, l’aereo non riuscì a scendere a Glasgow per ben due volte e poi, dopo alcune indecisioni, dovette invocare invocare il codice di emergenza 7700 e ripiegare a Manchester. Mentre i suoi serbatoi si svuotavano paurosamente, fino ad arrivare a solo 300 chili, ben al di sotto della riserva di sicurezza pari a 1.100 chili circa. Ciò dopo aver viaggiato per circa quattro ore e mezza, con l’ultima parte del volo alla disperata ricerca di un aeroporto dove poter atterrare. E un errore umano avrebbe aggravato la situazione.

Un rapporto dell’Air Accidents Investigation Branch inglese infatti (Aaib) conclude ora che lo “stress causato dalla situazione ha fatto sì che i piloti non prendessero in considerazione la possibilità di dirottare il volo verso un aeroporto più vicino, come quello di Newcastle,” evidenziando “un problema di comunicazione all’interno del controllo del traffico aereo”. Ciò ha ritardato la decisione di dirottare il velivolo, che trasportava 171 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Proprio in vista delle cattive condizioni atmosferiche previste, sul volo sarebbe stato imbarcato preventivamente più cherosene del previsto. Quella settimana il violento ciclone Amy aveva colpito duramente il Regno Unito, con venti fino a 148 km/h e piogge persistenti.

L’inchiesta sull’incidente sfiorato

Come nota l’inchiesta di Aaib, prima della partenza del 3 ottobre alle 15.28 da Pisa, l’aeroporto di Manchester viene individuato come destinazione alternativa adeguata in caso di problemi. Dopo due atterraggi falliti a Glasgow, i due piloti dichiarano invece alla torre di controllo “procederemo direttamente verso Manchester”, il cui aeroporto però presto comunica di non essere grado di accettare la richiesta di dirottamento, senza fornire spiegazioni. I piloti chiedono quindi di essere dirottati su Edimburgo, richiesta accettata dopo cinque minuti, scegliendo di non dichiarare Mayday per costringere Manchester a farli atterrare “poiché la situazione in quel momento non soddisfaceva i criteri necessari per dichiarare un’emergenza”.

Ma, in rotta verso la capitale scozzese, i due piloti iniziano a preoccuparsi seriamente del livello di carburante, racconta il Daily Mail, e abbandonano il tentativo di atterraggio a Edimburgo, ma anche lì le condizioni sembrano proibitive. Il comandante allora decide di dirottare il volo verso Manchester, quando l’aereo dispone però di 700 kg di carburante in meno rispetto alla quantità necessaria per poter atterrare mantenendo intatta la riserva finale prevista. I piloti dichiarano Mayday, e non prendono in considerazione la possibilità di atterrare in uno scalo più vicino, come Newcastle. Alla fine, riescono a toccare l’asfalto dell’aeroporto di Manchester alle 19:52, ma con appena 363 kg di carburante rimanenti, equivalenti a circa dieci minuti di volo, senza contare che “dopo il rullaggio e lo spegnimento dei motori”, la quantità di carburante residua sarebbe scesa ulteriormente, ad appena 240 kg.

Il racconto del passeggero a bordo

Alexander Marchi, 37 anni, consulente italo-britannico, per anni impegnato nella memoria dei caduti di guerra britannici, e presentatore e produttore del documentario “History Hacked” su YouTube, era a bordo di quel volo. Oggi, alla luce del rapporto Aiib, dichiara a Repubblica: “Sono rimasto scioccato dai risultati dell’indagine, vista la mancanza di comunicazione con l’aeroporto di Manchester. Dire che sono miracolato forse è troppo, ma fortunato sì. Alla fine siamo riusciti ad atterrare a Manchester, ma è gravissima la mancanza di comunicazione tra le autorità di volo soprattutto perché si partiva da Pisa e si sapeva che c’era una tempesta a Prestwick, dove è noto come sia difficile atterrare con il forte vento. Provo rabbia nel pensare a cosa sarebbe potuto succedere”.

Il rapporto dell’Aaib aggiunge: “L’equipaggio, sottoposto a un elevato carico di lavoro, giudicò stressante il trasferimento verso Manchester, data la scarsa quantità di carburante disponibile. I piloti erano concentrati sulla preparazione dell’avvicinamento e sul monitoraggio delle condizioni del vento e, una volta in rotta, non presero in considerazione né di tornare a Edimburgo né di dirottare verso un aeroporto alternativo più vicino, come quello di Newcastle. Alla fine, l’aereo proseguì verso Manchester, dove atterrò in sicurezza dopo un primo rifiuto non giustificato, ma è improbabile che vi sarebbe stato carburante sufficiente per effettuare un’ulteriore riattaccata. Si tratta di un episodio grave”.

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