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Il governo tratta con Bruxelles per una flessibilità ridotta. E lo spread ritorna a 100 punti

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Negoziato con la Commissione Ue per quantificare lo scostamento da portare in Parlamento. Giorgetti: “Per fortuna siamo stati attenti al debito”
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ROMA - Un negoziato riservato, lontano dai riflettori dell’ufficialità. Ma mai così decisivo. Sul tavolo della trattativa in corso nelle ultime ore con Bruxelles c’è una cifra che per Giorgia Meloni vale doppio. È quella che quantifica i miliardi da liberare con l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento che permette ai Paesi della Ue di spendere di più in energia e difesa senza violare il Patto di stabilità.

Ecco il doppio filo che lega la premier all’ammontare della flessibilità. Il primo è la manovra. Più ampi saranno i margini per le spese in deficit autorizzate dall’Europa, più spazio ci sarà per le misure elettorali. Seguendo questo filo, il governo dovrebbe richiedere l’importo prenotato ad agosto, quando forte dell’autorizzazione del Parlamento aveva messo in conto di chiedere alla Commissione europea una flessibilità di 36 miliardi per il 2026-2028 (22 per le spese militari e 14 per quelle green).

ROMA - Un negoziato riservato, lontano dai riflettori dell’ufficialità. Ma mai così decisivo. Sul tavolo della trattativa in corso nelle ultime ore con Bruxelles c’è una cifra che per Giorgia Meloni vale doppio. È quella che quantifica i miliardi da liberare con l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento che permette ai Paesi della Ue di spendere di più in energia e difesa senza violare il Patto di stabilità.

Ecco il doppio filo che lega la premier all’ammontare della flessibilità. Il primo è la manovra. Più ampi saranno i margini per le spese in deficit autorizzate dall’Europa, più spazio ci sarà per le misure elettorali. Seguendo questo filo, il governo dovrebbe richiedere l’importo prenotato ad agosto, quando forte dell’autorizzazione del Parlamento aveva messo in conto di chiedere alla Commissione europea una flessibilità di 36 miliardi per il 2026-2028 (22 per le spese militari e 14 per quelle green).

Ma il secondo filo, quello dei conti in ordine, complica le cose. L’attivazione integrale della clausola farebbe esplodere il deficit. Allontanerebbe l’uscita dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, già fallita quest’anno. A cascata gli investimenti per energia e difesa continuerebbero a pesare nel conto generale del deficit e del debito, vanificando il vantaggio dello scorporo delle spese in questione.

Incrociando i due fili, la soluzione che ha preso forma nelle scorse ore è quella di un’attivazione parziale della clausola. Il governo, quindi, chiederebbe alla Ue meno dei 36 miliardi preventivati un mese fa. Così facendo potrebbe contare sulla bombola d’ossigeno della flessibilità per la legge di bilancio, seppure più contenuta rispetto alle previsioni iniziali, e allo stesso tempo eviterebbe una corsa folle del deficit nel 2027, l’anno su cui insiste la prossima Finanziaria.

Le interlocuzioni in corso con la Commissione riguardano proprio il posizionamento dell’asticella dell’indebitamento. Fino a che punto potrà salire, anche oltre il 3%, senza compromettere lo scorporo la prossima primavera?

Sul tavolo c’è un’altra questione: il perimetro degli investimenti che possono essere finanziati con la flessibilità. Il governo punta ad avere margini più ampi sulle spese per l’energia: l’obiettivo è tirare dentro misure «tangibili», come il ritorno dell’ecobonus al 65%. Così facendo – è il ragionamento – la flessibilità diventerebbe «spendibile» con il proprio elettorato.

Una cosa è certa: il perimetro dello scostamento di bilancio, che sarà votato dal Parlamento a ottobre, coinciderà con quello della clausola. Niente deficit aggiuntivo per pensioni e cantieri, come chiede Matteo Salvini. Al massimo alcune spese già conteggiate nel bilancio saranno trasferite nel serbatoio della flessibilità per liberare spazio in favore di misure come il taglio delle tasse.

Ma sulla manovra pende lo spettro dello spread. Ieri è tornato a 100 punti base, con il debito globale in fibrillazione per la crisi di Hormuz e dei treasury americani. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rivendica la linea della prudenza: «Per fortuna – dice – che siamo stati attenti al debito nei quattro anni precedenti, per fortuna». Ma intanto il rendimento del Btp decennale è arrivato al 4,59%, un livello che non si vedeva dal 2023. Emettere debito costa di più. I compiti a casa non finiscono mai.

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