Draghi: “L’Europa metta al centro la crescita. No a tassi troppo alti”
di Filippo SantelliROMA – L’Europa deve mettere al centro delle sue politiche la crescita. Lo devono fare in maniera “esplicita e condivisa” i “legislatori europei e nazionali”, spiega Mario Draghi, portando avanti un’agenda di riforme – quella del suo rapporto – che completi la costruzione dello spazio economico comune. E lo deve fare, pur restando fedele al suo mandato di guardiano dell’inflazione, anche la Banca centrale europea, assicurandosi che i tassi “non siano più alti del necessario”. Un avvertimento attualissimo, nel momento in cui l’istituzione di Francoforte è nel mezzo di una stretta monetaria con cui sta cercando di arginare gli effetti sui prezzi dello shock energetico scatenato dalla guerra in Medio Oriente: due rialzi da 25 punti già decisi, con i mercati che se ne aspettano almeno altri quattro tra la fine di quest’anno e il prossimo.
ROMA – L’Europa deve mettere al centro delle sue politiche la crescita. Lo devono fare in maniera “esplicita e condivisa” i “legislatori europei e nazionali”, spiega Mario Draghi, portando avanti un’agenda di riforme – quella del suo rapporto – che completi la costruzione dello spazio economico comune. E lo deve fare, pur restando fedele al suo mandato di guardiano dell’inflazione, anche la Banca centrale europea, assicurandosi che i tassi “non siano più alti del necessario”. Un avvertimento attualissimo, nel momento in cui l’istituzione di Francoforte è nel mezzo di una stretta monetaria con cui sta cercando di arginare gli effetti sui prezzi dello shock energetico scatenato dalla guerra in Medio Oriente: due rialzi da 25 punti già decisi, con i mercati che se ne aspettano almeno altri quattro tra la fine di quest’anno e il prossimo.
Per un debito sostenibile serve crescita
Come spesso succede, l’intervento di Draghi plana nell’attualità partendo da un tema molto alto e – almeno in apparenza - teorico. In questo caso sono le riflessioni sul rapporto tra politiche monetarie e politiche fiscali di Karl Brunner, economista svizzero e padre della teoria monetarista a cui è dedicata la lettura che l’ex governatore della Bce è chiamato a dare all’Eth di Zurigo. Per Draghi la grande intuizione di Brunner, incarnata nell’architettura dell’eurozona, resta valida: una banca centrale può mantenere la stabilità monetaria solo se i governi tengono i loro debito sotto controllo. La differenza, spiega, è che oggi sono cambiate le condizioni: il solo rispetto delle regole fiscali non può bastare a gestire l’indebitamento. I fatti di queste settimane mostrano infatti che il livello dei tassi pagati dai governi – ai massimi da molti anni – risente ormai di dinamiche globali che esulano dalla loro effettiva disciplina di bilancio. Per non veder finire l’indebitamento fuori controllo (la “r” più alta della della “g”, come da gergo degli economisti) all’Europa serve allora più crescita.
Le riforme comuni
Quello sì che è un fattore sotto il suo controllo. Se è vero che l’Europa ha “margini d’errore molto stretti”, visto che la sua crescita potenziale è poco sopra l’1%, ci sono le leve per rilanciarla. L’adozione dell’IA, spiega Draghi, può aggiungere circa mezzo punto di produttività, e altrettanto può fare il completamento del mercato unico. Il primo messaggio, il ritornello di Draghi in questi due anni, è quindi di nuovo per governi e autorità europee. “La crescita deve diventare un obiettivo esplicito condiviso da tutti i governi”, portando avanti le riforme sovranazionali delineate nel suo rapporto e poi diventate una roadmap europea: completamento del mercato unico, unione dei mercati dei capitali, produttività. Nessuno può farcela da solo.
La Bce non alzi troppo i tassi
Ma il secondo messaggio, che suona più inedito, è rivolto alla Bce. Dice Draghi, sulle orme di Brunner, che il compito di una Banca centrale non è sostenere la crescita. La sua priorità deve essere sempre “controllare l’inflazione”. Ma facendo questo deve “far sì che la traiettoria dei tassi non sia più alta di quello che richiede stabilizzare l’inflazione nel medio termine”, cosa che deprimerebbe l’economia più del necessario. Il messaggio parla direttamente alle complesse scelte che la Bce guidata da Christine Lagarde (ma per quanto?) ha di fronte. E anche al modo di comunicarle, da mesi ancorato al mantra delle decisioni prese volta per volta e sulla base dei dati: “Quando gli shock sono frequenti e complessi garantire il percorso ideale dei tassi è soprattutto un problema di comunicazione: i mercati devono capire come la Banca centrale reagirà in ogni diverso scenario. La qualità più importante è l’abilità di spiegare”. A Lagarde saranno fischiate le orecchie.