ROMA – «L’impennata ce l’aspettavamo tutti, è il numero che fa impressione». Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcom (la nuova denominazione di Confcommercio), guarda con molta preoccupazione all’ennesimo, forte aumento dei prezzi di settembre, con l’inflazione al 4,2%. Sapendo che sugli acquisti indifferibili quel numero vale molto di più, quasi il 6%, calcola l’ultimo report di Confcom sui consumi: bollette, cibo e altri prodotti necessari assorbono tutta la capacità di spesa delle famiglie.
Con quest’ultimo balzo dei prezzi i consumi caleranno?
«Finora hanno sostanzialmente tenuto, anche se è cresciuta l’attenzione ai costi dell’energia. Ma quello che vale per i primi sei mesi dell’anno non vale per gli ultimi sei. Dobbiamo fare il possibi…
ROMA – «L’impennata ce l’aspettavamo tutti, è il numero che fa impressione». Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcom (la nuova denominazione di Confcommercio), guarda con molta preoccupazione all’ennesimo, forte aumento dei prezzi di settembre, con l’inflazione al 4,2%. Sapendo che sugli acquisti indifferibili quel numero vale molto di più, quasi il 6%, calcola l’ultimo report di Confcom sui consumi: bollette, cibo e altri prodotti necessari assorbono tutta la capacità di spesa delle famiglie.
Con quest’ultimo balzo dei prezzi i consumi caleranno?
«Finora hanno sostanzialmente tenuto, anche se è cresciuta l’attenzione ai costi dell’energia. Ma quello che vale per i primi sei mesi dell’anno non vale per gli ultimi sei. Dobbiamo fare il possibile per evitare che la situazione peggiori, deve farlo anche il governo: se non c’è afflato comune nel Paese, si farà davvero fatica a trovare una soluzione all’impatto dell’inflazione».
Il vostro contributo come imprese qual é?
«Per noi le persone sono il patrimonio principale, perché se non sosteniamo i consumi le nostre attività chiudono, quindi abbiamo tutto l’interesse perché questo non avvenga. Nel tavolo di confronto tra organizzazioni datoriali e sindacali stiamo cercando di trovare un equilibrio: con una certa dose di ottimismo ci arriveremo in tempi brevi. Vogliamo dare dimensione alla rappresentanza sindacale, individuando le organizzazioni maggiormente rappresentative, per stipulare contratti adeguati a combattere il carovita. Non parlo solo dei compensi di base, ma di un nuovo modello di contrattazione che consenta di tenere insieme produttività e potere d’acquisto».
Gli attuali parametri ai quali sono ancorate le retribuzioni sono sufficienti a reggere l’inflazione di questi mesi?
«L’inflazione attuale viene da due elementi: i costi energetici, che sono un fattore straordinario, e l’aumento degli alimenti non lavorati, massacrati soprattutto dai cambiamenti climatici. Elementi che, tanto più perché straordinari, non possono essere scaricati per intero sulla negoziazione contrattuale. Detto ciò, quello di cui stiamo discutendo adesso con le parti sociali è proprio questo: come ridurre lo scalone oggi esistente tra tasso inflattivo e potere d’acquisto dei lavoratori. Stiamo discutendo di modi e forme che permettano un’accelerazione del recupero. Al tempo stesso, cercheremo di rinnovare al più presto i contratti».
A che punto siete con i prossimi rinnovi?
«Abbiamo appena ricevuto la piattaforma dei sindacati per il settore del terziario, che scade a marzo. Vogliamo chiudere rapidamente il tavolo confederale, per passare poi a quelli di settore.
Cosa può fare invece il governo?
«Metterci in condizione di produrre e investire. Le nostre imprese sono energivore, quindi abbiamo bisogno degli incentivi giusti per riconvertire i nostri impianti alle energie rinnovabili e non gravare le imprese con costi rilevanti. Finora li abbiamo spalmati sulle filiere, ma adesso non è più possibile».
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