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Airbnb, il manager per l’Italia Sarzana: “La stretta sugli affitti brevi non risolve il caro-casa”

Matteo Sarzana, Airbnb Italia

 

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L’intervista al country manager per Italia e Sud Europa della piattaforma: “Nelle città dove c’è stato un blocco totale non è diminuito il costo delle locazioni”
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TORINO – Airbnb guarda in modo laico alla possibilità di limitare il numero di appartamenti in determinati quartieri delle città più turistiche d’Italia, se questo potrà avvenire osservando i dati, e in modo misurato, rispettando il diritto dei privati di affittare una stanza o la casa. Matteo Sarzana, country manager per l’Italia e il Sud Europa della piattaforma dal 2025, spiega in un’intervista a Repubblica l’approccio di Airbnb rispetto alla proposta di regolamento presentata a settembre dalla Commissione europea, un testo che avvia l’iter per dare i poteri agli Stati e ai Comuni di intervenire sul mercato.

Che stagione estiva è stata per Airbnb in Italia?

«È andata molto bene, nel 2026 la crescita sull’anno scorso sarà del 15…

TORINO – Airbnb guarda in modo laico alla possibilità di limitare il numero di appartamenti in determinati quartieri delle città più turistiche d’Italia, se questo potrà avvenire osservando i dati, e in modo misurato, rispettando il diritto dei privati di affittare una stanza o la casa. Matteo Sarzana, country manager per l’Italia e il Sud Europa della piattaforma dal 2025, spiega in un’intervista a Repubblica l’approccio di Airbnb rispetto alla proposta di regolamento presentata a settembre dalla Commissione europea, un testo che avvia l’iter per dare i poteri agli Stati e ai Comuni di intervenire sul mercato.

Che stagione estiva è stata per Airbnb in Italia?

«È andata molto bene, nel 2026 la crescita sull’anno scorso sarà del 15-17%. Abbiamo anche notato che sempre più italiani scelgono di non partire ad agosto. E poi il turismo su Airbnb si sposta su zone meno conosciute: oggi il 45% delle persone che arrivano in Italia su Airbnb sceglie di stare fuori dalle città. È un turismo che non potrebbe esistere se non ci fosse Airbnb».

Eppure tutto il turismo cresce, alta velocità e grandi aeroporti sono sempre sotto stress. Crescerà ancora o siamo al picco?

«Sì, assolutamente, crescerà ancora».

Airbnb è spesso accusata di contribuire all’overtourism e alla crisi abitativa nelle città. Voi sostenete che non sia così. Perché?

«Noi siamo l’ultimo pezzo in una catena che inizia molto prima. E non possiamo fermare l’arrivo dei turisti. Di recente abbiamo parlato con i rappresentanti di Venezia che hanno messo il ticket per i turisti: persino loro ammettevano di essere gli stessi ad aver spinto per raddoppiare i voli quotidiani da e per la Cina. Il centro storico di Firenze ha certo un livello di saturazione da tenere sott’occhio, ma se poi l’aeroporto offre voli a 19 euro, chi ha sempre voluto visitare Firenze coglie l’occasione, e da qualche parte deve stare. Noi possiamo essere parte di una discussione su che ruolo deve avere il turismo in un paese come l’Italia: senza essere un problema, ma una delle possibili soluzioni».

Come giudica la proposta della Commissione europea sugli affitti brevi?

«Se davvero si vuole provare a trovare una soluzione, il tema dovrebbe essere quello di sviluppare l’offerta abitativa all’interno delle città che ne hanno bisogno. Questo dovrebbe essere l’obiettivo finale, anche perché per esempio Milano ha il 12% di case vuote».

Quali limitazioni potrebbero funzionare, rispettando anche la libertà del proprietario di gestire la propria casa?

«Bisogna guardare i dati, abbiamo il Cin, un registro che comprende tutto: possiamo studiare il singolo quartiere. Si possono mettere in campo delle limitazioni, ma sempre salvaguardando il diritto del privato, e con una durata a tempo e la possibilità di revisioni, perché le città sono in continua evoluzione. In questo senso apprezziamo la posizione di buon senso del governo italiano rispetto al regolamento».

Limitare gli affitti brevi può ridurre il costo degli affitti?

«In verità tutti gli esempi che abbiamo ad oggi nel mondo di città dove c’è stato un blocco totale, una riduzione significativa, non hanno in alcun modo portato a una diminuzione della media del costo degli affitti. L’ultimo dato ci arriva da Lisbona: in tre anni è calato del 40% il numero di case su Airbnb, ma il prezzo delle case non è diminuito. Lo stesso l’abbiamo visto a Barcellona, ad Amsterdam, a New York».

Come sta cambiando l’uso di Airbnb in Italia?

«Stiamo aggiungendo servizi: da oggi parte a Milano la possibilità di ordinare cibo a domicilio o la spesa nella casa dove si alloggia. Nell’estate sono andati molto bene il noleggio auto e il servizio di autisti. E crescono gli hotel sulla piattaforma».

Chi ha una casa su Airbnb in Italia quanto guadagna?

«In media l’host italiano ha una sola casa sulla piattaforma e incassa circa 4mila euro all’anno, così può fare dei lavori sulla casa di proprietà o pagare gli studi dei figli. L’85% dei soldi che Airbnb genera va in tasca agli italiani».

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