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Flessibilità, lo spiraglio della Commissione sui costi extra per l’inflazione

Ursula von der Leyen 

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“In via eccezionale” Bruxelles potrebbe aprire alla richiesta di Roma per un ulteriore margine di bilancio
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BRUXELLES – “Eccezione”. È questa la parola chiave intorno alla quale i tecnici della Commissione Ue stanno aprendo alla possibilità di accogliere la richiesta del governo italiano per una ulteriore flessibilità.

Non c’è ancora nulla di deciso formalmente ma – come rilevato – non esiste nemmeno un no pregiudiziale. L’istanza formulata nella lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, infatti, si basa su contatti intercorsi con gli uffici di Palazzo Berlaymont.

Il nodo si stringe intorno alla spesa netta. Il Patto di Stabilità ne stabilisce un aumento massimo annuale in base ad un’inflazione programmata. È uno dei criteri della governance economica dell’Unione. Un paletto che vale soprattutto per i Paesi, come l’Italia, sotto procedura per deficit eccessivo. Ma, appunto, rispetto all’inflazione prevista, in questi ultimi mesi si è registrata una vera e propria impennata. E qui c’è l’altro aspetto su cui l’esecutivo europeo sta svolgendo la sua valutazione: il tasso di inf…

BRUXELLES – “Eccezione”. È questa la parola chiave intorno alla quale i tecnici della Commissione Ue stanno aprendo alla possibilità di accogliere la richiesta del governo italiano per una ulteriore flessibilità.

Non c’è ancora nulla di deciso formalmente ma – come rilevato – non esiste nemmeno un no pregiudiziale. L’istanza formulata nella lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, infatti, si basa su contatti intercorsi con gli uffici di Palazzo Berlaymont.

Il nodo si stringe intorno alla spesa netta. Il Patto di Stabilità ne stabilisce un aumento massimo annuale in base ad un’inflazione programmata. È uno dei criteri della governance economica dell’Unione. Un paletto che vale soprattutto per i Paesi, come l’Italia, sotto procedura per deficit eccessivo. Ma, appunto, rispetto all’inflazione prevista, in questi ultimi mesi si è registrata una vera e propria impennata. E qui c’è l’altro aspetto su cui l’esecutivo europeo sta svolgendo la sua valutazione: il tasso di inflazione sta crescendo “al di fuori” del controllo delle autorità politiche. Ossia non è determinato da scelte errate del governo ma dalla guerra nel Golfo Persico. Non si può attribuirne la responsabilità.

Ed allora l’idea è quella di prevedere un’ “eccezione” che consenta di aumentare il tetto della spesa netta conteggiando una parte o il totale del differenziale tra l’inflazione programmata e quella effettiva. Per farlo si passerebbe dal termine “nominale” della spesa netta a quello “reale” ossia depurato dalla recente crescita dei prezzi. Questo perché alcune spese “fisse” dello Stato sono aumentate proprio a causa dell’inflazione. Il margine sarebbe di diversi miliardi. Il percorso verrebbe però accompagnato da una “clausola”: che il deficit non superi il 3 per cento.

Ad aprile prossimo, se le stime del Tesoro saranno rispettate, l’Italia dovrebbe uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo. A quel punto verrebbero scomputati dal calcolo del 2027 anche le spese (7 miliardi) autorizzate dalla clausola di salvaguardia nazionale per l’energia appena attivata e quindi anche quelle della nuova flessibilità che con ogni probabilità saranno “vincolate” ai interventi mirati e strutturali. In questo caso, ai fini dell’esame annuale svolto dalla Commissione, il deficit dovrebbe rispettare i parametri anche nel 2027. E proprio in base a questi criteri che i tecnici di Palazzo Berlaymont con il via libera politico di von der Leyen non hanno chiuso la porta alla flessibilità “aggiuntiva” reclamata dalla presidente del Consiglio. Una situazione che riguarda anche la Grecia, la Spagna e la Francia (guarda caso tutti Paesi chiamati al voto il prossimo anno). Del resto anche Eurostat, l’istituto europeo di statistica, ieri ha confermato un balzo al 3,8 per cento dell’inflazione a settembre. «Abbiamo ricevuto la lettera della presidente del Consiglio Meloni relativa a un’ulteriore flessibilità fiscale - ha confermato un portavoce di Palazzo Berlaymont - e la esamineremo nel dettaglio, come di consueto. Successivamente formuleremo le nostre valutazioni e la nostra posizione. Anche questa confluisce nelle discussioni per preparare il prossimo Consiglio europeo». A quel punto la palla dalla Commissione passerà ai governi nazionali che dovranno decidere a maggioranza.

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