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Berlino si gioca la casa con una sindaca radicale

BERLIN, GERMANY - SEPTEMBER 18: Die Linke's lead candidate for the Berlin state elections, Elif Eralp, meets with voters during an election campaign event held in front of Berlin City Hall (Rotes Rathaus) in Berlin, Germany on September 18, 2026, ahead of the elections scheduled for September 20. (Photo by Halil Sagirkaya/Anadolu via Getty Images) 

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La leader della Linke, Elif Eralp, ha vinto le elezioni e potrebbe diventare la prima sindaca della sinistra radicale. Proponendo gli espropri
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La scorsa settimana sono cominciate le consultazioni tra Linke, Verdi e Spd per formare un nuovo governo a Berlino. La leader della Linke, Elif Eralp, ha vinto le elezioni sfiorando il 26% dei voti e si candida a diventare la prima sindaca della sinistra radicale. Su suggerimento degli uomini del popolare sindaco di New York, Mamdani, la giurista 45enne di origine turca ha condotto una campagna elettorale quasi monotematica. Ha puntato quasi tutto sullo slogan «rendere Berlino abbordabile», anzitutto promettendo di risolvere la grave emergenza abitativa che affligge la capitale. La Linke propone una soluzione drastica: espropriare le multinazionali del mattone, restituire le case agli inquilini a prezzi ragionevoli, stroncare la folle corsa degli affitti che ha assillato Berlino soprattutto negli ultimi dieci anni.

Il tema delle grandi società immobiliari

Anche nelle ultime ore di campagna elettorale, Eralp ha continuato a martellare sul tema: «Le grandi società immobiliari comprano c…

La scorsa settimana sono cominciate le consultazioni tra Linke, Verdi e Spd per formare un nuovo governo a Berlino. La leader della Linke, Elif Eralp, ha vinto le elezioni sfiorando il 26% dei voti e si candida a diventare la prima sindaca della sinistra radicale. Su suggerimento degli uomini del popolare sindaco di New York, Mamdani, la giurista 45enne di origine turca ha condotto una campagna elettorale quasi monotematica. Ha puntato quasi tutto sullo slogan «rendere Berlino abbordabile», anzitutto promettendo di risolvere la grave emergenza abitativa che affligge la capitale. La Linke propone una soluzione drastica: espropriare le multinazionali del mattone, restituire le case agli inquilini a prezzi ragionevoli, stroncare la folle corsa degli affitti che ha assillato Berlino soprattutto negli ultimi dieci anni.

Il tema delle grandi società immobiliari

Anche nelle ultime ore di campagna elettorale, Eralp ha continuato a martellare sul tema: «Le grandi società immobiliari comprano case e le rivendono al doppio, al triplo del prezzo o aumentano orrendamente gli affitti», ha insistito. Ma la sua proposta si scontra con la resistenza della Spd, con la quale sta cercando di formare una coalizione: i socialdemocratici non vogliono sentir parlare di espropri e puntano su soluzioni più “soft”. Il cancelliere Friedrich Merz, che governa con la Spd, è ancora più drastico: intende presentare a breve una legge che vieti, tout court, gli espropri.

La Linke ribatte che la proposta è legittima in base a due articoli della Costituzione, il 14 e il 15, che tutelano, d’un lato, la proprietà privata ma consentono anche la statalizzazione di terreni, risorse naturali e mezzi di produzione. Inoltre il partito sostiene che il punto principale del programma elettorale altro non è che l’attuazione di un famoso referendum del 2021 rimasto sempre lettera morta. Cinque anni fa oltre un milione di berlinesi, il 57%, votò a favore dell’esproprio di circa 210-220.000 appartamenti in mano a Deutsche Wohnen, Vonovia e alle altre big dell’immobiliare che hanno contribuito a distruggere il mercato immobiliare con una speculazione mostruosa. Soltanto negli ultimi dieci anni gli aumenti degli affitti hanno sfiorato in media il 70%. E la proposta della Linke ricalca quella del referendum: la “vergesellschaftung”, la “socializzazione” per chi possiede oltre 3.000 appartamenti in città. A Berlino circa l’85% delle persone vive in uno dei 1,7 milioni di appartamenti concessi in affitto.

Tuttavia, sull’efficacia della proposta gli animi si dividono. E anche sulle cifre che servirebbero a finanziarla. Il piano della Linke è trasferire gli appartamenti a una società pubblica fondata ad hoc che li riaffitti senza margini di profitto. Quei redditi verrebbero dati in garanzia alle banche che fossero disponibili a concedere un credito alla città per la maxi operazione di statalizzazione. Gli affitti servirebbero insomma ad ammortizzare il costo del mega prestito. Ma sull’ammontare del credito circolano le cifre più disparate.

Gli appartamenti statalizzabili

Per gli oltre duecentomila appartamenti “statalizzabili” la corte dei conti ha calcolato, agli attuali prezzi di mercato, che Berlino dovrebbe sborsare circa 42 miliardi di euro. Il Kiel Institut arriva a una somma simile: 40,2 miliardi. Ma la fondazione Hans-Böckler, vicina ai sindacati, stima quella cifra invece a 13,5 miliardi. Il partito di Elif Eralp punta a comprarli a prezzi molto più bassi facendo leva sugli articoli della Costituzione che consentono le “socializzazioni” per garantire il bene comune. E conta dunque di sborsare, secondo stime della stessa candidata sindaca, tra gli 8 e i 18 miliardi di euro. Il partito della sinistra radicale conta di riuscire ad abbassare poi i prezzi degli affitti in media del 16%.

L’allarme lanciato da molti istituti di ricerca sul caro-affitti che si sta trasformando in una vera e propria crisi sociale è stato confermato di recente da uno studio del Pestel Institut, un’organizzazione che fonde il Deutscher Mieterbund (l’Associazione degli inquilini), la Caritas e varie aziende dell’industria delle costruzioni. Il direttore, Matthias Günther, parla ormai di un «dramma sociale» aggravato dal fatto che negli ultimi decenni stanno sparendo le “Sozialwohnungen”, le case popolari. A Berlino sono calate ormai a 92mila, anche se il 60% dei residenti avrebbe diritto a una casa per redditi bassi. L’emergenza abitativa, poi, «sta colpendo soprattutto giovani e anziani».

Mediamente uno studente paga il 53% dei soldi che ha a disposizione ogni mese per l’affitto. La media nazionale è il 33%. Ma anche gli anziani sono sempre più in difficoltà, secondo Günther: «Gli affitti in aumento stanno diventando una minaccia esistenziale per gli anziani, perché mentre gli affitti salgono, le pensioni calano».

Gli espropri

Non tutti sono convinti, tuttavia, che gli espropri riusciranno a risolvere la crisi abitativa. Il Kiel Institut, ad esempio, pensa che non avranno un effetto virtuoso sui prezzi. Soprattutto, siccome ne beneficerebbero gli inquilini che già abitano in quegli appartamenti, la statalizzazione non aiuterebbe chi ne ha davvero bisogno. Con 20 miliardi di euro, osservano gli economisti di Kiel, si potrebbero costruire 71mila nuovi appartamenti entro il 2045. Alcuni economisti predicano insomma una soluzione del tutto diversa. Vedono nella crisi della casa un problema di offerta, insomma di troppi pochi appartamenti a disposizione. Lo pensa ad esempio Marcel Fratzscher, direttore dell’Istituto Diw, che in un recente articolo sul settimanale Zeit ha spiegato che «Berlino ha un’ottima possibilità di risolvere la sua emergenza abitativa» se punta a riconvertire uffici in appartamenti, se sfrutta le aree dismesse, se individua edifici cui si possa aggiungere un piano sul tetto, eccetera. Il fabbisogno di nuovi appartamenti calcolato dallo stesso senato di Berlino ammonta a quota 211.000 tra il 2026 e il 2040. Ma lo stesso Comune ha già individuato il potenziale per 213.000 appartamenti. Per Fratzscher, dunque, «bisognerebbe soltanto realizzare quei piani».

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