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Le bollette picchiano sulle piccole imprese

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La denuncia Confartigianato: il prelievo fiscale aiuta gli energivori. “Riequilibrare per competere”
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Le bollette corrono, e per le imprese più piccole pesano il 47,4% in più rispetto alla media Ue. Ma ad aggravare i costi energetici delle Pmi, e a renderle così poco competitive nel confronti di quelle degli altri Paesi, denuncia Confartigianato, non sono tanto la chiusura dello Stretto di Hormuz, o la guerra in Ucraina, ma una questione molto più nazionale, e tutt’altro che straordinaria, e cioè «il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta». Accise e oneri generali penalizzano più le piccole delle grandi, e, visto che si preoccupano di tutelare in qualche modo gli energivori, stritolano chi non ha consumi particolarmente alti. Nel complesso, calcola Confartigianato, le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi in più rispetto alla media europea, solo a causa degli oneri fiscali.

Il fisco in bolletta, si legge nello studio presentato da Confartigianato alla 22esima edizione della convention annuale “Energies and Sustainability Confartigianato High School…

Le bollette corrono, e per le imprese più piccole pesano il 47,4% in più rispetto alla media Ue. Ma ad aggravare i costi energetici delle Pmi, e a renderle così poco competitive nel confronti di quelle degli altri Paesi, denuncia Confartigianato, non sono tanto la chiusura dello Stretto di Hormuz, o la guerra in Ucraina, ma una questione molto più nazionale, e tutt’altro che straordinaria, e cioè «il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta». Accise e oneri generali penalizzano più le piccole delle grandi, e, visto che si preoccupano di tutelare in qualche modo gli energivori, stritolano chi non ha consumi particolarmente alti. Nel complesso, calcola Confartigianato, le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi in più rispetto alla media europea, solo a causa degli oneri fiscali.

Il fisco in bolletta, si legge nello studio presentato da Confartigianato alla 22esima edizione della convention annuale “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata dalla stessa associazione imprenditoriale con i suoi consorzi energia Caem, CEnPI e Multienergia, cala al crescere dei consumi, e quindi «le grandi imprese energivore italiane registrano un prelievo fiscale inferiore alla media europea», mentre «le imprese con i consumi minori, inferiori a 20 megawattora, subiscono il divario più elevato, pari addirittura al più 75,5% nel confronto con l’Ue». Hanno un carico fiscale più elevato di quello italiano solo le imprese polacche, che arrivano all’83,8% in più.

Tartassate le microimprese com meno di 20 MWh

Se poi si confronta con il singolo Paese, l’ammontare di prelievo fiscale e parafiscale per le imprese con consumo inferiore a 20 megawattora osservato in Italia è più che doppio (+108,5%) rispetto a quello rilevato in Francia, supera del 92,6% quello in Spagna e del 35,1% quello in Germania. Secondo l’elaborazione dell’ufficio studi di Confartigianato su dati Eurostat, gli oneri fiscali pesano molto meno già per la classe di imprese con consumi tra i 20 e i 499 megawattora: in questo caso l’aggravio è del 24,9%, poi risale per la classe di consumo superiore. Il confronto con la media Ue in termini di oneri fiscali diventa vantaggioso per le imprese italiane solo a partire dalla classe di consumo di 70 mila megawattora annui. Un vantaggio per gli energivori, che però certo in questo momento non ne godono particolarmente, visto che sono appesantiti dalle bollette pesantissime per i rialzi dei prezzi dovuti alla crisi energetica innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

L’imprenditricie: “Dimezzata l’occupazione”

L’aggravio fiscale, però, a differenza del caro-energia, è una costante, ricorda Confartigianato, e dura da lungo tempo: «Siamo fermi con i prezzi di 15 anni fa nei confronti dei nostri committenti, ma in 15 anni il costo delle materie prime è aumentato, e anche quello delle bollette», spiega Alessia Galiotto, responsabile amministrativo di Spaccatrice Marchetto, azienda a conduzione familiare che si occupa della lavorazione delle pelli. Un settore che vanta una leadership italiana di lungo corso, nel Vicentino, appunto, e a Santa Croce sull’Arno, in Toscana, minacciata però adesso dalla concorrenza di «Cina, India e dei Paesi nordafricani», dice Galiotto. E quindi, per reggere la concorrenza, l’azienda tiene fermi i prezzi di vendita alle imprese che acquistano i manufatti in pelle, e in più si è vista costretta a tagliare l’occupazione: «Fino a qualche anno avevamo una trentina di dipendenti, adesso ci siamo dovuti ridimensionare a 15. Cercando continuamente alternative per poter mantenere gli stessi prezzi di vendita, quindi materie prime ed energia a prezzi contenuti». Nonostante questi sforzi, le differenze di costo con la concorrenza ormai «sono tra il 25 e il 30%», e in più, sottolinea l’imprenditrice, «le accise pesano, e nonostante tutti gli sforzi che possiamo fare gli altri sono sempre più competitivi rispetto a noi».

Confartigianato ha anche stilato una classifica delle Regioni e delle Province con il maggiore extracosto elettrico pagato dalle piccole imprese rispetto alla media europea: campeggia la Lombardia (lo svantaggio costa 700 milioni di euro), seguita da Veneto, Emilia Romagna, Puglia, Toscana, Piemonte, Campania e Sicilia.

Granelli: “Condizioni eque per le Pmi”

«Il caro-energia - afferma il presidente di Confartigianato, Marco Granelli - frena la competitività delle piccole imprese. Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori, perché oggi penalizza le piccole imprese costrette a pagare anche per i grandi energivori». Il riferimento è al finanziamento dell’agevolazione per gli energivori, che grava anche sulle bolllette delle imprese “a bassa tensione”.

«Le nostre imprese non chiedono privilegi - conclude Granelli - ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa. Se vogliamo davvero difendere il Made in Italy e accompagnare le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto».

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