Il comparto elettrotecnico ed elettronico guarda con preoccupazione alla conclusione del Pnrr. Secondo uno studio di Anie-Confindustria, realizzato con Teha Group, il Piano è stato decisivo per la crescita del settore. Energia, building, industria e infrastrutture, le quattro filiere strategiche abilitate dalle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche, hanno generato complessivamente 930 miliardi di fatturato aggregato. Le imprese del sistema Anie hanno beneficiato del 22% dei progetti e del 63% del valore dei finanziamenti. Nel 2025 il fatturato settoriale ha superato i 118 miliardi di euro; nel primo semestre 2026 è cresciuto su base tendenziale del 9%, a fronte del 3% della manifattura. Sui mercati esteri, le esportazioni hanno registrato incrementi superiori al 10% in Nord America, Medio Oriente e Nord Africa, confermando una progressiva diversificazione rispetto alla tradizionale concentrazione sul mercato europeo. Fra le imprese beneficiarie, il 69% ha investito in sostenibili…
Il comparto elettrotecnico ed elettronico guarda con preoccupazione alla conclusione del Pnrr. Secondo uno studio di Anie-Confindustria, realizzato con Teha Group, il Piano è stato decisivo per la crescita del settore. Energia, building, industria e infrastrutture, le quattro filiere strategiche abilitate dalle tecnologie elettrotecniche ed elettroniche, hanno generato complessivamente 930 miliardi di fatturato aggregato. Le imprese del sistema Anie hanno beneficiato del 22% dei progetti e del 63% del valore dei finanziamenti. Nel 2025 il fatturato settoriale ha superato i 118 miliardi di euro; nel primo semestre 2026 è cresciuto su base tendenziale del 9%, a fronte del 3% della manifattura. Sui mercati esteri, le esportazioni hanno registrato incrementi superiori al 10% in Nord America, Medio Oriente e Nord Africa, confermando una progressiva diversificazione rispetto alla tradizionale concentrazione sul mercato europeo. Fra le imprese beneficiarie, il 69% ha investito in sostenibilità ed efficienza energetica, il 53% ha aumentato il personale, il 52% ha sviluppato nuove competenze.
L’altro aspetto positivo evidenziato nella ricerca è che per più di un’impresa su due i progetti legati al Pnrr hanno pesato per oltre il 10% del fatturato nel biennio 2024-2025. I dati dimostrano che per una quota significativa di imprenditori il Pnrr non è stato soltanto una misura straordinaria, ma è diventato una componente strutturale dei ricavi.
La spinta alla crescita
Finora il piano ha mobilitato 165 miliardi di euro, ai quali si aggiungerà entro il 31 dicembre prossimo l’ultima tranche di 26 miliardi. Il presidente di Anie, Vincenzo De Martino, non ha dubbi. «Si è trattato — spiega — di una stagione straordinaria di investimenti, che ha avviato processi destinati a non fermarsi con la fine del programma».
L’esperienza, però, non è stata priva di criticità. Per il 52% degli associati il principale ostacolo nella partecipazione a progetti e gare è stato l’eccesso di burocrazia, seguito dalla carenza di personale qualificato e dai tempi di autorizzazione. Sono nodi che spostano il baricentro del dibattito dalla quantità di risorse alla capacità di utilizzarle. Il problema è destinato a riproporsi. Senza procedure più snelle e competenze adeguate, infatti, anche finanziamenti ingenti rischiano di non essere impiegati nei tempi prestabiliti.
Lo sguardo al futuro
Da questo punto di vista, il post-Pnrr genera incertezza: il 79% degli associati si dichiara molto o abbastanza preoccupato per gli effetti della conclusione del Piano sugli investimenti e sulla crescita economica del Paese.
Infrastrutture digitali e di trasporto e transizione energetica sono state al centro del Pnrr. I miglioramenti sono stati concreti, come dimostrano il +32% di diffusione della fibra, il +66% di energia primaria risparmiata, il +25% km di rete ferroviaria ad alta velocità. Tuttavia, in questi settori restano significativi divari da colmare rispetto a target e benchmark europei.
Secondo Anie è necessario investire in reti più moderne. Elettrificazione, efficienza, accumuli e flessibilità devono procedere insieme al rafforzamento delle infrastrutture digitali. Automazione, dati, intelligenza artificiale, cyber security ed elettronica, invece, sono le leve per recuperare produttività. «Non dobbiamo ricominciare da zero, ma andare avanti da dove siamo partiti», avverte De Martino.
Il ruolo del capitale privato
La sostenibilità delle future politiche di investimento richiederà un maggiore coinvolgimento dei capitali privati. Secondo la Bce, nei prossimi anni in Europa il 78% delle risorse necessarie per la transizione verde e digitale dovrà provenire dal settore privato. Della necessità di puntare sul capitale privato è convinto anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. A suo giudizio, più di 1.500 miliardi di risparmio delle famiglie restano non investiti e altri 240 miliardi sono in mano ai fondi pensione. Circa il 70% degli impieghi, poi, prende la strada extraeuropea. Di qui, la proposta di un grande progetto che, per i prossimi tre anni, garantisca una continuità al Pnrr, insieme alla richiesta di un piano industriale ed energetico europeo.
La sfida, dunque, è duplice. Sul piano finanziario si tratta di sostituire un flusso di spesa pubblica in esaurimento con capitale privato e strumenti europei. Sul piano amministrativo occorre non disperdere la capacità di esecuzione maturata in questi anni. Per un settore che ha legato una quota consistente del proprio fatturato agli appalti del Piano, il 2027 sarà il banco di prova per capire se quella domanda è stata il frutto di un impulso temporaneo o ha segnato l’avvio di un ciclo strutturale.