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Electrolux, i licenziamenti diventano 1.250 uscite volontarie in 3 anni. “Ora investimenti”

Il tavolo di Electrolux al Mimit (ansa)
Urso: il 29 nuovo tavolo.Otto ore di sciopero dei lavoratori. La protesta davanti allo stabilimento di Cerreto d’Esi, per scongiurare la chiusura
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ROMA – I 1.450 esuberi diventano 1.250 uscite incentivate: il piano di “ottimizzazione” di Electrolux cambia, la multinazionale degli elettrodomestici apre alle richieste dei sindacati. Parzialmente soddisfatti i sindacati, che adesso attendono di valutare il piano d’investimenti dell’azienda. Il management di Electrolux ha indicato alcune linee di produzione sulle quali l’azienda intende scommettere nel nostro Paese, tra cui alcuni tipi di lavastoviglie, lavatrici e lavasciuga ad alta tecnologia e piani gas e forni premium.

«Dobbiamo lavorare insieme con tutti gli attori, per definire in pochi giorni il nuovo piano sostenibile e condivisibile. Dobbiamo farlo entro il mese di ottobre. – ha dichiarato al tavolo, che si è aperto stamattina alle 10, il ministr…

ROMA – I 1.450 esuberi diventano 1.250 uscite incentivate: il piano di “ottimizzazione” di Electrolux cambia, la multinazionale degli elettrodomestici apre alle richieste dei sindacati. Parzialmente soddisfatti i sindacati, che adesso attendono di valutare il piano d’investimenti dell’azienda. Il management di Electrolux ha indicato alcune linee di produzione sulle quali l’azienda intende scommettere nel nostro Paese, tra cui alcuni tipi di lavastoviglie, lavatrici e lavasciuga ad alta tecnologia e piani gas e forni premium.

«Dobbiamo lavorare insieme con tutti gli attori, per definire in pochi giorni il nuovo piano sostenibile e condivisibile. Dobbiamo farlo entro il mese di ottobre. – ha dichiarato al tavolo, che si è aperto stamattina alle 10, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso – Per questo programmiamo sin d'ora la data del 29 ottobre per un nuovo incontro così da consentire al management europeo dell'azienda di preservare gli stabilimenti e i lavoratori italiani dalla riorganizzazione globale del gruppo, che dovrebbe essere varata nella prima parte di novembre».

Il nuovo piano di Electrolux prevede uscite volontarie incentivate per 600 impiegati e 650 operai in 3 anni, quindi un totale di 1.250 uscite. Nel nuovo piano si parla anche di investimenti da 90 milioni di euro, un progetto di reindustrializzazione e riqualificazione del personale dello stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi, la cui produzione di cappe da cucina è già stata in buona parte spostata in Polonia, nonostante il tavolo ancora aperto, tra le proteste dei sindacati. Infine Electrolux prevede un piano di ammortizzatori per gestire la transizione.

I sindacati: “Ora investimenti”

«La lotta che abbiamo messo in campo in questi mesi con le lavoratrici e i lavoratori ha centrato l'obiettivo del rispetto della dignità. Il ritiro dei licenziamenti unilaterali da parte di Electrolux è sicuramente un cambio di passo importante, sostituito da uscite incentivate e volontarie nei prossimi tre anni nel nuovo piano proposto dall'azienda», affermano Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico.

«Sarà pur vero che hanno ritirato la minaccia di licenziamenti unilaterali, ma per arrivare ad un accordo bisogna salvare la fabbrica di Cerreto d'Esi e ridurre il numero degli esuberi che a ben vedere ammontano ancora a 1.385», osservano la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, e il segretario nazionale della Uilm, responsabile del settore elettrodomestici, Gianluca Ficco. «Per sperare in un'intesa sarà determinante un contributo del governo sulla competitività di un settore, quello degli elettrodomestici, che oggettivamente versa in stato di grande difficoltà», aggiungono i responsabili della Uilm.

«Siamo riusciti a capovolgere l'impostazione: non si parla più di licenziamenti indiscriminati, ma di un piano di eccedenze gestito con uscite incentivate», afferma il segretario generale della Fim Ferdinando Uliano. «I numeri massimi previsti restano comunque elevati rispetto alla coerenza industriale e ai volumi di produzione, che il gruppo ha comunicato di voler portare oltre i 3 milioni e 100 mila pezzi nel nostro Paese, rispetto ai 2 milioni e 500 mila del piano originario. E’ fondamentale non aver decretato la chiusura dello stabilimento di Cerreto con una data e aver costruito un percorso che garantisce la continuità lavorativa all'interno di un processo di reindustrializzazione».

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