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“Trasporti e logistica, la filiera vale il 19% del Pil e attiva 4,67 milioni di occupati”

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Lo studio di Federtrasporto stima in 341 miliardi di euro il valore aggiunto generato direttamente, indirettamente e dai consumi collegati. Le statistiche ufficiali fotografano soltanto una parte del sistema. Colombo: “Non siamo un costo da comprimere”
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ROMA – Un euro su 5 dell’economia italiana è riconducibile ai settori dei trasporti e della logistica, che dunque sono capaci di attivare 341 miliardi di valore aggiunto, pari al 19% del Pil nazionale. Gli occupati sono 4,67 milioni, quasi il 20% del totale.

Una analisi di Federtrasporto, scritta in collaborazione con il Centro Studi di Confindustria, enfatizza l’importanza decisiva dei due settori (trasporti e logistica) per l’economia del Paese. Una importanza che sarebbe stata, almeno in parte, sottovalutata.

Le statistiche ufficiali conteggiano come trasporti e logistica solo una parte delle attività del settore. In questo perimetro limitato, definito settore H dell’Ateco, il valore aggiunto si ferma a 86 miliardi di euro, pari soltanto al 4,8% del Pil.

Fonte: "Rilevanza dei trasporti e della logistica in Italia" (Federtrasporto) 

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ROMA – Un euro su 5 dell’economia italiana è riconducibile ai settori dei trasporti e della logistica, che dunque sono capaci di attivare 341 miliardi di valore aggiunto, pari al 19% del Pil nazionale. Gli occupati sono 4,67 milioni, quasi il 20% del totale.

Una analisi di Federtrasporto, scritta in collaborazione con il Centro Studi di Confindustria, enfatizza l’importanza decisiva dei due settori (trasporti e logistica) per l’economia del Paese. Una importanza che sarebbe stata, almeno in parte, sottovalutata.

Le statistiche ufficiali conteggiano come trasporti e logistica solo una parte delle attività del settore. In questo perimetro limitato, definito settore H dell’Ateco, il valore aggiunto si ferma a 86 miliardi di euro, pari soltanto al 4,8% del Pil.

Fonte: "Rilevanza dei trasporti e della logistica in Italia" (Federtrasporto) 

Le esclusioni

Ma questa classificazione lascerebbe fuori una parte consistente del sistema. Non include, ad esempio,

- la logistica che le imprese gestiscono direttamente con propri camion e magazzini;

- le quote riconducibili ai trasporti di carburanti,

- la manutenzione dei mezzi,

- il noleggio,

- la costruzione delle infrastrutture,

- l’organizzazione dei viaggi.

L’analisi di Federtrasporto sottolinea che la logistica pesa molto di più del trasporto vero e proprio. La logistica – ricordiamo – è l’insieme delle attività necessarie per organizzare, spostare, immagazzinare e distribuire merci e materiali, dal luogo di produzione fino alla destinazione finale.

Comprende, per esempio, magazzini, movimentazione delle merci, gestione delle scorte, organizzazione dei trasporti, coordinamento delle flotte, distribuzione e consegna.

Il post Covid

Il comparto della logistica vale 108 miliardi (il trasporto 46). Alla voce occupazione, la logistica produce 2,8 milioni di posti (contro l’1,16 milioni dei trasporti)

Il trasporto e la logistica trovano il loro principale cliente nell’industria, che fa il 34% degli acquisti. Segue il commercio con il 21%. Le imprese manifatturiere pagano due volte, quando ricevono materie prime e componenti e quando i loro prodotti finiti sono distribuiti o esportati.

Qual è lo stato di salute di questo comparto (trasporti e logistica)? Dopo il crollo del 17,8% nel 2020, effetto del Covid e delle restrizioni ai movimenti delle persone, il settore ha ripreso fiato tornando a crescere.

Ma il recupero è stato più lento rispetto al resto dell’economia italiana, con un divario di circa 5 punti percentuali.

“Non è costo da comprimere”

Dice Paolo Colombo, presidente di Federtrasporto: “Il nostro è un sistema industriale unico a tutti gli effetti. I suoi numeri, importanti, impongono un cambio di prospettiva: la mobilità delle persone e la mobilità delle merci non possono più essere considerate attività ancillari o un semplice costo da comprimere, ma una leva della politica industriale e della competitività del Paese”.

“Rinunciare a gestire la catena logistica significa rinunciare a valore aggiunto, competenze e controllo sulla relazione con il cliente”.

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