ROMA – Per una vertenza che si avvia alla conclusione nel settore degli elettrodomestici, quella di Electrolux, ce n’è un’altra che si riapre, dopo l’accordo raggiunto l’anno scorso, quella di Beko. Nel comunicato congiunto diffuso alla fine dell’incontro con i vertici aziendali che si è tenuto stamane al Mimit i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Uglm denunciano che negli stabilimenti Beko in Italia «sta venendo meno la corretta realizzazione del piano industriale concordato con l’intesa del 2025, in particolare sul versante della carenza di adeguati investimenti di prodotto, di volumi produttivi insufficienti e quindi di pesante ricorso alla cassa integrazione».
Beko, affermano ancora i sindacati, «non solo sta rinviando gli investimenti di prodotto…
ROMA – Per una vertenza che si avvia alla conclusione nel settore degli elettrodomestici, quella di Electrolux, ce n’è un’altra che si riapre, dopo l’accordo raggiunto l’anno scorso, quella di Beko. Nel comunicato congiunto diffuso alla fine dell’incontro con i vertici aziendali che si è tenuto stamane al Mimit i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Uglm denunciano che negli stabilimenti Beko in Italia «sta venendo meno la corretta realizzazione del piano industriale concordato con l’intesa del 2025, in particolare sul versante della carenza di adeguati investimenti di prodotto, di volumi produttivi insufficienti e quindi di pesante ricorso alla cassa integrazione».
Beko, affermano ancora i sindacati, «non solo sta rinviando gli investimenti di prodotto necessari agli stabilimenti italiani, ma sta privilegiando, con una strategia commerciale scellerata, le produzioni a basso costo a detrimento di quelle italiane». E quindi Fim. Fiom, Uil e Uglm chiedono dunque al governo di far rispettare i patti, se serve anche attraverso un intervento diretto «sulla proprietà turca, richiamandola alle sue responsabilità e chiedendo dignità e autonomia per le realtà e il management italiani. Al contempo deve concretizzarsi la politica di sostegno al settore degli elettrodomestici, in oggettiva difficoltà».
La vertenza Beko si era chiusa un anno e mezzo fa, ad aprile, con il suggello del Mimit. Ma nulla di quello che era stato messo nero su bianco è stato realizzato davvero, secondo i lavoratori. A Cassinetta «sono crollate le produzioni della cottura, anche a causa del rinvio del lancio del nuovo forno», e si teme la delocalizzazione di alcuni modelli di frigoriferi, con un conseguente aumento della cassa integrazione».
Ancora, spiegano i sindacati, sia a Melano sia a Comunanza «i volumi sono molto al di sotto dei target previsti, tanto che sta aumentando a dismisura il ricorso agli ammortizzatori sociali». «Negli uffici continua poi la collocazione in cassa integrazione degli impiegati, nonostante le numerosissime uscite volontarie incentivate avvenute nel frattempo. Non sono garantite con un normale turnover le posizioni strategiche delle divisioni ricerca/sviluppo, qualità e commerciale», rilevano ancora i sindacati.
Rimane poi aperta la questione dello stabilimento di Siena, per il quale «non è stata ancora individuata una precisa soluzione di reindustrializzazione, ma il Ministro ha parlato di un interessamento di Leonardo», ricordano i sindacati, chiedendo una convocazione specifica su questo dossier.
Il tavolo è stato aggiornato alla fine del mese, senza ancora fissare il giorno. «Nel corso del tavolo Beko di oggi sono emerse alcune criticità nell’attuazione dell’accordo sottoscritto nel 2025. – ha ammesso la sottosegretaria del Mimit Fausta Bergamotto – Abbiamo pertanto richiamato l’azienda al pieno rispetto degli impegni assunti, ai quali il governo, le organizzazioni sindacali e gli enti locali hanno finora tenuto fede».