SPALATO – «Ne ho parlato con von der Leyen, ho trovato interesse, ascolto, ma il percorso è ancora lungo…». Sull’uscio dell’hotel Radisson Blu sulla costa di Spalato, al termine del vertice Med9, Giorgia Meloni fa capire che la trattativa per far digerire ai 27 di Bruxelles la richiesta di flessibilità per tenere conto dell’inflazione al galoppo è iniziata sul serio. Meloni lo dice prima di rimontare sull’auto blu, scambiando poche battute con i cronisti. Dal tono, sembra convinta che qualche spiraglio ci sia, anche se il negoziato non è in discesa. E il summit dei paesi mediterranei dell’Ue è certamente un consesso facile, per l’Italia: al tavolo mancano i falchi del Nord, poco inclini ad allargare le maglie. La discussione vera, al Consiglio europeo della prossima settimana il 15 e 16 ottobre, sarà certamente più tribolata. E probabilmente non definitiva. Un antipasto è in calendario domani, con l’Ecofin in Lussemburgo.
SPALATO – «Ne ho parlato con von der Leyen, ho trovato interesse, ascolto, ma il percorso è ancora lungo…». Sull’uscio dell’hotel Radisson Blu sulla costa di Spalato, al termine del vertice Med9, Giorgia Meloni fa capire che la trattativa per far digerire ai 27 di Bruxelles la richiesta di flessibilità per tenere conto dell’inflazione al galoppo è iniziata sul serio. Meloni lo dice prima di rimontare sull’auto blu, scambiando poche battute con i cronisti. Dal tono, sembra convinta che qualche spiraglio ci sia, anche se il negoziato non è in discesa. E il summit dei paesi mediterranei dell’Ue è certamente un consesso facile, per l’Italia: al tavolo mancano i falchi del Nord, poco inclini ad allargare le maglie. La discussione vera, al Consiglio europeo della prossima settimana il 15 e 16 ottobre, sarà certamente più tribolata. E probabilmente non definitiva. Un antipasto è in calendario domani, con l’Ecofin in Lussemburgo.
Meloni ha una gran fretta: martedì prossimo, il 13, è previsto un Cdm che dovrebbe licenziare il Dpb (il documento programmatico di bilancio), l’architrave della prossima manovra, l’ultima della legislatura. Senza un intervento della Commissione, sono a rischio le poche fiches su cui il governo punta in vista delle Politiche: l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% fino ai redditi da 60mila euro e la flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio degli under 35. Interventi che possono portare consenso, ma al momento privi di coperture. La flessibilità extra servirebbe a tenerle in piedi, liberando risorse preziose. Ma c’è tempo solo fino a dicembre - la deadline della manovra in Parlamento - per trovare un accordo con Bruxelles.
La prima da convincere è Ursula von der Leyen: la premier l’aveva sentita la settimana scorsa, per annunciarle la sua missiva. Nel corso della trasferta croata, le due si ritrovano. Parlottano in una sala dell’albergo che ospita il vertice. Si unisce pure il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Meloni non trova una porta chiusa, così riferiscono dalla sua cerchia. Un segnale che a Palazzo Chigi accolgono con sollievo, anche se fonti della commissione Ue nel pomeriggio, all’Ansa, raccontano che sì, il Patto di stabilità prevede già flessibilità sugli effetti dell’inflazione, anche se «è più complicata», la valutazione sull’utilizzo dell’extragettito Iva per finanziare misure contro il carovita, cioè la richiesta di Meloni. Scontato invece l’ok di Bruxelles, oggi, al piano da 28 miliardi che attiva la clausola di salvaguardia per difesa ed energia.
Alla premier, servono soprattutto sponde nelle altre grandi capitali. Sempre a Spalato, discute con Emmanuel Macron. Fonti di governo si dicono fiduciose sul fatto che la Francia possa condividere l’istanza italiana. Parigi ha un suo peso, nello scacchiere brussellese. Anche se Macron è un leader a fine mandato e il grosso dei benefici di questa operazione li governerebbe il prossimo inquilino dell’Eliseo.
Nella conferenza stampa lampo a fine summit, Meloni tiene il punto: «È una misura di buon senso. Tre anni fa l’Europa ha licenziato i piani nazionali con un’inflazione programmata all’1,8%, oggi è molto più alta e comporta per tutti gli Stati costi automatici maggiori». Ricorda che pure la Grecia di Kyriakos Mitsotakis è sulla stessa linea. «Non è un tema che pone solo l’Italia». Messaggio in bottiglia per i frugali del Nord: «Abbiamo miliardi e miliardi in più da spendere, senza averlo deciso. Non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere allegri».