ROMA – L’ultima parola spetta alla Cassazione. Il 20 ottobre. Ai giudici dell’alta corte la possibilità di allungare la vita dell’area a caldo dell’ex Ilva a Taranto, rivedendo la sentenza della Corte di appello di Milano. Ma in Puglia si preparano al peggio. Oggi è fissata l’ultima colata per l’altoforno 2, l’unico impianto rimasto ancora in marcia. È una delle tappe del processo di spegnimento, di fatto irreversibile, avviato per arrivare al 25 di ottobre a girare l’interruttore su off. Da domani l’impianto sarà infatti in fase di pre-riscaldo. Di fatto girerà al minimo, anticamera del calo della temperatura che nel giro di venti giorni porterà al raffreddamento completo dell’altoforno.
Quello di oggi è un passaggio tecnico necessario, a…
ROMA – L’ultima parola spetta alla Cassazione. Il 20 ottobre. Ai giudici dell’alta corte la possibilità di allungare la vita dell’area a caldo dell’ex Ilva a Taranto, rivedendo la sentenza della Corte di appello di Milano. Ma in Puglia si preparano al peggio. Oggi è fissata l’ultima colata per l’altoforno 2, l’unico impianto rimasto ancora in marcia. È una delle tappe del processo di spegnimento, di fatto irreversibile, avviato per arrivare al 25 di ottobre a girare l’interruttore su off. Da domani l’impianto sarà infatti in fase di pre-riscaldo. Di fatto girerà al minimo, anticamera del calo della temperatura che nel giro di venti giorni porterà al raffreddamento completo dell’altoforno.
Quello di oggi è un passaggio tecnico necessario, anche per esaurire gli ultimi materiali. La prospettiva, con i numeri che saranno messi sul tavolo a Palazzo Chigi questa sera dai vertici delle Acciaierie d’Italia, rischia di provocare un terremoto sociale. E la dura reazione dei sindacati. L’epicentro sarà Taranto, ma gli effetti si percepiranno in tutte le regioni dove si trovano impianti dell’ex Ilva, partendo dal Piemonte e dalla Liguria. Già. I commissari stanno valutando, in tempi rapidi, un raddoppio della cassa integrazione (cig) a livello di gruppo, non solo nell’acciaieria tarantina. Oggi è prevista la cassa integrazione per 4.450 lavoratori. Di fatto la cig è utilizzata da circa 4mila addetti, dei quali 3.500 sono occupati a Taranto. L’azienda ora vorrebbe chiedere di arrivare a un’autorizzazione per novemila addetti in tutta Italia. In pratica il doppio dell’attuale. Un passaggio necessario per assorbire l’impatto della chiusura degli altoforni, ma non solo.
Non si registra solo un calo di attività legata all’area a caldo, destinata, se nulla cambia dopo l’udienza e la sentenza della Cassazione, a chiudere per sempre. Anche l’operatività dell’area a freddo nell’ex Ilva è ridotta al minimo. Le bramme, che devono venire dall’esterno e non sono più prodotte a Taranto, scarseggiano e il nastro 2 produce ad un regime ridotto.
Chi ha fatto i conti sostiene che siano sufficienti a Taranto meno di mille addetti per andare avanti con la quantità di bramme che per il momento le Acciaierie d’Italia riescono a garantire. Per la precisione si potrebbero anche non superare i 700 addetti tra l’area a caldo, per la manutenzione e la sorveglianza, e quella a freddo. Poi ci sono gli addetti delle acciaierie di Genova e Novi Ligure, dove, non arrivando i coils dalla Puglia, gli impianti viaggiano al minimo. Non mancheranno gli effetti immediati anche sull’indotto. E i numeri potrebbero superare le 14mila unità.
Confindustria, 10 richieste sulla manovra. Costi energia, Orsini: “Essere competitivi è un problema”
Ieri si è riunito il consiglio di fabbrica a Taranto che denuncia una crisi ormai insostenibile da oltre 14 anni e colpisce migliaia di lavoratori, filiera e il territorio ionico. L’emergenza sarebbe «frutto di ritardi e risorse troppo esigue». La richiesta è di avere misure straordinarie e risposte dal governo, anche perché alcune misure, per avere la copertura, dovranno essere inserite nella prossima manovra: «Tutela anche per appalti e indotto, percorsi per pensionamento e esodi volontari. E poi un piano industriale con carbonizzazione immediata». In mancanza, si annuncia una reazione dura da parte dei lavoratori.