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Manovra, Meloni ai ministri: “Evitiamo incidenti”. Salvini chiede 5 miliardi alle banche

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La premier punta a blindare il passaggio parlamentare della legge di bilancio. Il leader della Lega rilancia sul contributo a carico degli istituti di credito, aperture da Fratelli d’Italia e FI
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ROMA - Incasso e rilancio. Ora che il contributo a carico di banche e assicurazioni è finito sul tavolo della manovra, Matteo Salvini prova ad alzare l’asticella. «Potremmo aspettarci cinque miliardi», mette a verbale il vicepremier leghista. Al netto dell’entità della dote, superiore a quella ipotizzata dai tecnici (2,5-3 miliardi), il leader del Carroccio prova a blindare la paternità dell’intervento. In vista di una legge di bilancio dal sapore elettorale, la mossa diventa una necessità. Soprattutto ora che anche gli alleati hanno aperto alla possibilità che gli istituti di credito e le compagnie assicurative diventino uno degli “sponsor” della Finanziaria.

I movimenti delle ultime ore dentro il centrodestra stanno restituendo un quadro…

ROMA - Incasso e rilancio. Ora che il contributo a carico di banche e assicurazioni è finito sul tavolo della manovra, Matteo Salvini prova ad alzare l’asticella. «Potremmo aspettarci cinque miliardi», mette a verbale il vicepremier leghista. Al netto dell’entità della dote, superiore a quella ipotizzata dai tecnici (2,5-3 miliardi), il leader del Carroccio prova a blindare la paternità dell’intervento. In vista di una legge di bilancio dal sapore elettorale, la mossa diventa una necessità. Soprattutto ora che anche gli alleati hanno aperto alla possibilità che gli istituti di credito e le compagnie assicurative diventino uno degli “sponsor” della Finanziaria.

I movimenti delle ultime ore dentro il centrodestra stanno restituendo un quadro più ordinato rispetto a quello delle manovre precedenti. I leghisti hanno ripulito il vocabolario. I vituperati extraprofitti hanno lasciato il posto ai «grandi profitti», l’aumento delle tasse è stato sostituito con «un contributo spontaneo». Di più. Salvini promette di non avere «intenti punitivi o espropriativi».

Allo stesso tempo Forza Italia, da sempre ostile a un prelievo fiscale, si mostra disponibile a ragionare su un contributo volontario delle banche. «L’importante è che ci sia sempre il dialogo, che non ci sia un’imposizione da regime socialista», dice il leader degli azzurri Antonio Tajani. No al governo che «invece di fare Robin Hood fa lo sceriffo di Nottingham», sì a un aiuto «per rinforzare il sistema Paese».

Anche Fratelli d’Italia apre. «Abbiamo già ottenuto da banche, assicurazioni e aziende energetiche contributi nelle scorse leggi di bilancio, senza imposizioni e senza strappi – sottolinea Marco Osnato, responsabile economico del partito – e se ora sarà necessario, continuando col metodo del confronto, chiederemo sforzi condivisi a chi in questo momento può contribuire maggiormente».

La postura della maggioranza si spiega con la necessità di trovare le coperture per tenere in piedi la manovra. L’appuntamento si avvicina: martedì sera, infatti, la premier Giorgia Meloni riunirà il Consiglio dei ministri a palazzo Chigi per dare il via libera al Documento programmatico di bilancio (Dpb), lo “scheletro” della manovra. L’approvazione del disegno di legge di bilancio dovrebbe invece essere rinviata a una riunione successiva, anche se in ambienti di governo non si esclude un’accelerazione dell’ultimo minuto.

Intanto ieri la presidente del Consiglio ha avuto un confronto telefonico con alcuni ministri. A tutti ha chiesto di evitare impuntature e incidenti, soprattutto durante il passaggio parlamentare della manovra. Un messaggio che incrocia il tema della durata della legislatura e, a cascata, della data del voto. L’auspicio, però, deve fare i conti con i margini ristretti della legge di bilancio. Senza deficit a disposizione, se non per le spese in energia e difesa, lo spazio per le misure elettorali rischia di essere ridotto al lumicino. L’appello alla responsabilità è messo a dura prova dagli appetiti dei partiti.

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