Il giornalismo di Repubblica è e deve assolutamente rimanere impermeabile a qualsiasi tentativo di interferenza da parte di interessi esterni di ogni provenienza e degli investitori pubblicitari. La lettura del decreto di sequestro probatorio disposto dalla Procura di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sulla vicenda Multiversity in cui è coinvolta – come molti altri giornali e siti di informazione – anche Repubblica, non inficia minimamente il lavoro dei suoi giornalisti. Che anzi, per primi e con assoluta completezza, hanno raccontato quello che stava emergendo dal lavoro degli inquirenti su una società che è tra gli inserzionisti della nostra concessionaria pubblicitaria. L’inchiesta penale naturalmente farà il suo corso ma condanniamo fermamente qualsiasi interlocuzione possa essere avvenuta tra i vertici aziendali, la concessionaria pubblicitaria e la direzione giornalistica dell’epoca dei fatti contestati che possa anche solo avere immaginato di condizionare il racconto dell’inchiesta.
Alla direzione giornalistica spetta la garanzia dell’indipendenza e dell’autonomia del lavoro giornalistico, ma ai vertici aziendali e a qualsiasi altra figura che si interfacci con il mondo dell’economia come con quello della politica tocca mostrarsi e dimostrarsi assolutamente refrattari ai continui tentativi di condizionamento dell’informazione. Una voce, come quella di Repubblica, che vuole mantenere autorevolezza e credibilità in un panorama dell’informazione dove il tentativo di commistione di ruoli è all’ordine del giorno e dove gli eventi sempre più spesso organizzati dalle aziende editoriali rischiano di trasformarsi da opportunità di confronto a strumento di interferenza delle relazioni commerciali nell’attività giornalistica, non può che pretendere l’assoluto rispetto della deontologia professionale da tutti gli attori che concorrono alla formazione del prodotto che ogni giorno, con amore, abnegazione e professionalità, proponiamo ai nostri lettori.