La battaglia dei fondi di previdenza. Federmeccanica alle aziende: “Non pagate il contributo”
di Valentina ConteROMA – «Passa al nostro fondo pensione, ora puoi portarti dietro anche il contributo dell’azienda». Banche e assicurazioni, denuncia Federmeccanica, corteggiano già i lavoratori. L’associazione si allarma e scrive alle imprese: non pagate. Se il dipendente lascia Cometa, il fondo pensione di categoria, il contributo aziendale va sospeso. Una circolare del 6 ottobre alza così lo scontro sulla norma inserita dal governo nell’ultima manovra: tra venti giorni consentirà di trasferire a un altro fondo anche la quota versata dal datore di lavoro.
La circolare di Federmeccanica
L’associazione delle industrie metalmeccaniche di Confindustria non ci sta. E scrive ai vertici e alle strutture territoriali. «Non esiste e non è prevista alcuna “portabilità” del contribu…
ROMA – «Passa al nostro fondo pensione, ora puoi portarti dietro anche il contributo dell’azienda». Banche e assicurazioni, denuncia Federmeccanica, corteggiano già i lavoratori. L’associazione si allarma e scrive alle imprese: non pagate. Se il dipendente lascia Cometa, il fondo pensione di categoria, il contributo aziendale va sospeso. Una circolare del 6 ottobre alza così lo scontro sulla norma inserita dal governo nell’ultima manovra: tra venti giorni consentirà di trasferire a un altro fondo anche la quota versata dal datore di lavoro.
La circolare di Federmeccanica
L’associazione delle industrie metalmeccaniche di Confindustria non ci sta. E scrive ai vertici e alle strutture territoriali. «Non esiste e non è prevista alcuna “portabilità” del contributo aziendale verso Pip o fondi aperti», sostiene. E se il lavoratore trasferisce la posizione, l’azienda deve «immediatamente sospendere il versamento della quota a proprio carico». Vale il 2% del minimo contrattuale, il 2,2% per i nuovi iscritti under 35: circa 575 euro l’anno per un livello C3. Per Federmeccanica è applicazione del contratto, non violazione della legge.
Il punto è questo. Finora chi cambiava fondo poteva trasferire il capitale accumulato con il Tfr e i contributi personali, ma non conservava la quota aziendale, vincolata dal contratto al fondo di categoria. La legge di bilancio 2026 ha eliminato quel vincolo alla portabilità: dopo almeno due anni di iscrizione, anche il contributo del datore deve seguire il lavoratore. Il governo ha spostato l’avvio al primo luglio. Poi al 31 ottobre (dopo le prime polemiche). Inutili gli emendamenti di Forza Italia per cancellarla.
L’avviso comune delle parti sociali
A opporsi non è solo Federmeccanica. Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e altre associazioni datoriali hanno firmato il 26 maggio un “avviso comune”. Difendono i fondi negoziali, nati dai contratti collettivi, governati insieme da imprese e sindacati, senza scopo di lucro: oltre 4,5 milioni di iscritti e più di 80 miliardi di patrimonio. I fondi aperti nascono invece da banche e società finanziarie. I Pip sono prodotti assicurativi. Per i firmatari il contributo aziendale è salario negoziato nei rinnovi, non una somma da destinare ai prodotti privati.
L’avviso sostiene che la nuova legge vada letta nel rispetto dell’autonomia contrattuale e propone una clausola per i contratti collettivi: «Nessun contributo è dovuto dal datore di lavoro» a chi aderisce a un fondo diverso da quello contrattuale. La Fiom-Cgil ha appena ribadito la stessa linea di Federmeccanica, mettendo in guardia dalle promesse degli intermediari. Sul tavolo anche i costi. Secondo i dati Covip citati nell’avviso, su 35 anni il costo medio è dello 0,36% nei fondi negoziali, dell’1,23% negli aperti e dell’1,82% nei Pip. Un punto in più può tagliare il capitale finale di circa il 18%.
La posizione del sottosegretario Durigon
Il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, all’evento di Affari&Finanza di fine maggio, aveva risposto così: «Sono un liberale. Il mercato si regola con la competizione e non con un diritto di esclusività». La portabilità, aveva aggiunto, deve permettere al lavoratore «di scegliere ciò che è meglio per lui». Il governo difende la scelta, le parti sociali il contratto. Federmeccanica intanto dice alle aziende di fermare i versamenti.