✕

Ex bonus Renzi in busta paga: come recuperare fino a 1.200 euro col 730, ancora pochi giorni

Ascolta l'audio

Con la dichiarazione dei redditi si potrebbe aver diritto a una maggiorazione nello stipendio grazie al trattamento integrativo, che spetta ai lavoratori dipendenti e ad alcune categorie di contribuenti. Ecco chi può beneficiarne, come verificare se ci sono somme spettanti e quali passaggi seguire
6 minuti di lettura

Una piccola buona notizia in questo ottobre politicamente rovente, scandito da dati economici impietosi: se siete lavoratori dipendenti o prendete la Naspi, potreste avere diritto a recuperare fino a 1.200 euro grazie a una correzione in corsa nella vostra dichiarazione dei redditi.

Proprio in questi giorni, l’ultima analisi Ocse ha fotografato il desolante immobilismo dei nostri stipendi, fermi da ben 35 anni. Tra il 1990 e il 2025 il salario medio reale in Italia è diminuito del 2%, mentre nella media Ocse è cresciuto del 36%. In Germania e Francia l’aumento è stato del 35%, negli Usa ha superato persino il 53%. E il divario è lampante proprio in busta paga: lo stipendio lordo medio italiano lo scorso anno è stato di 36.594 euro, contro i 66.700 dei tedeschi e i 45.964 dei francesi. Nel frattempo, nel Belpaese in dieci anni le spese sono aumentate del 36%, tanto che ora ci troviamo con un’inflazione incalzante al 4%, che spinge 1 italiano su 3 a tagliare addirittura il cibo.

…

Una piccola buona notizia in questo ottobre politicamente rovente, scandito da dati economici impietosi: se siete lavoratori dipendenti o prendete la Naspi, potreste avere diritto a recuperare fino a 1.200 euro grazie a una correzione in corsa nella vostra dichiarazione dei redditi.

Proprio in questi giorni, l’ultima analisi Ocse ha fotografato il desolante immobilismo dei nostri stipendi, fermi da ben 35 anni. Tra il 1990 e il 2025 il salario medio reale in Italia è diminuito del 2%, mentre nella media Ocse è cresciuto del 36%. In Germania e Francia l’aumento è stato del 35%, negli Usa ha superato persino il 53%. E il divario è lampante proprio in busta paga: lo stipendio lordo medio italiano lo scorso anno è stato di 36.594 euro, contro i 66.700 dei tedeschi e i 45.964 dei francesi. Nel frattempo, nel Belpaese in dieci anni le spese sono aumentate del 36%, tanto che ora ci troviamo con un’inflazione incalzante al 4%, che spinge 1 italiano su 3 a tagliare addirittura il cibo.

Non è molto e non è risolutivo, ma forse qualcuno potrebbe tirare leggermente il fiato grazie al recupero dell’ex bonus Renzi, da tempo ormai ufficialmente ribattezzato trattamento integrativo, o Tir, e confermato anche per il 2026. L'importo massimo è di 100 euro al mese, per un totale di 1.200 euro all'anno, per di più esentasse.

Come e dove vedere il bonus Renzi in busta paga

Il nome è sopravvissuto nell'uso comune, ma sul cedolino non lo trovate. Aveva debuttato nel 2014 con l’allora premier Renzi: 80 euro al mese per i dipendenti sotto certe soglie di reddito, 640 euro nell'anno d'esordio. Dal 2015 è diventato strutturale ed è salito a 960. Poi, nel 2020, è stato trasformato in "trattamento integrativo", e successivamente la Legge di Bilancio 2022 è andata a ritoccare soglie e condizioni. In busta paga oggi si chiama appunto “trattamento integrativo” e vale fino a 100 euro al mese. Non va tuttavia confuso con le altre misure introdotte dallo scorso anno per “scontare” il cuneo fiscale, come l’esenzione per alcuni lavoratori con redditi fino a 20mila euro e un'ulteriore detrazione per determinate fasce di reddito fino a 40mila.

Il punto è che il bonus dovrebbe finire dritto nel cedolino, ma succede, non di rado, per motivi vari, che il datore di lavoro non inserisca l’importo corretto, cosicché l’aiuto si perde per strada. Ora, fino al 26 ottobre, è possibile recuperare la parte mancante con il 730: chi ha già inviato la dichiarazione può rimediare con l’integrativa. Visto che sul tema circolano titoli assai generosi, precisiamo che non è un assegno in arrivo per tutti i lavoratori, perché spetta solo a chi rientra in precise fasce di reddito. Per sicurezza, conviene comunque sempre fare due conti prima di andare al Caf o dal commercialista.

A chi spetta

Nello specifico, ne hanno diritto i lavoratori dipendenti, alcuni percettori di redditi assimilati e chi ha ricevuto indennità di disoccupazione o ammortizzatori sociali. Sono invece esclusi i pensionati. Per capire esattamente chi ha diritto a prenderlo, la prima cosa da guardare è il reddito complessivo, in cui entrano alcune spese che tendiamo a dimenticarci, tipo gli affitti tassati con la cedolare secca, la quota esente di docenti, ricercatori e impatriati, o le mance con imposta sostitutiva, mentre l’abitazione principale e le pertinenze restano fuori.

Il meccanismo gioca sulla soglia dei 15mila euro. Il bonus spetta in modo automatico fino a questo tetto, ma solo se l'imposta lorda sul lavoro dipendente e sui redditi assimilati supera la detrazione da lavoro dipendente, meno 75 euro, il tutto in proporzione ai giorni lavorati. Ciò significa che comunque un minimo di Irpef bisogna pagarla. Quindi, chi sta nella no tax area, fino a 8.500 euro di reddito, non ha niente da recuperare: semplicemente, per chi non paga tasse il diritto non nasce perché non c’è capienza fiscale. Per gli altri, fino a 15mila euro, scatta in automatico.

Tra 15.001 e 28mila euro la porta si stringe. L’agevolazione può scattare solo se la somma di alcune detrazioni previste dalla norma, per esempio quelle per i familiari a carico, per il mutuo prima casa, per le spese mediche o per le ristrutturazioni, supera l'imposta lorda. Qui il risultato cambia molto da famiglia a famiglia, e a occhio non è per nulla intuitivo. In ogni caso, viene accreditato automaticamente in busta paga dal datore di lavoro, o dall'Inps per i percettori di indennità come la Naspi, senza bisogno di fare domanda. Se il reddito complessivo supera invece i 28mila euro, l’aiuto non spetta.

Perché può saltare

L'azienda per cui lavorate ragiona con quello che sa di voi, tendenzialmente poco. Non conosce i vostri altri eventuali redditi, magari derivanti da un secondo contratto part time, oppure da un piccolo appartamento che affittate, e non ha idea delle detrazioni a cui avete diritto. Il datore di lavoro riconosce quindi il bonus sulla base delle informazioni che ha, ma quanto spetta davvero si verifica solo a fine anno, tenendo conto del reddito complessivo. È proprio lì che possono emergere spiacevoli sorprese, soprattutto per chi ha cambiato lavoro, ha più Certificazioni uniche o percepisce altri redditi.

L’importo riconosciuto nello stipendio potrebbe non coincidere con quello effettivamente spettante. Quindi gli scenari possibili cui potreste trovarvi di fronte sono tre: il bonus Renzi non vi è stato pagato, oppure è stato pagato in misura minore, oppure è stato riconosciuto sulla carta senza finire davvero nel cedolino. In tutti e tre i casi la differenza si può recuperare.

Quanto può spettare: gli esempi

Dicevamo che al massimo si può arrivare a 1.200 euro l’anno, quindi se il rapporto di lavoro è durato ad esempio solo 6 mesi, l'importo teorico massimo scende a 600 euro. Proviamo a fare qualche esempio pratico per capire meglio di che cifre parliamo.

Prendiamo un dipendente che ha lavorato 12 mesi, con reddito di 14mila euro, quindi rientra nella soglia dei 15mila euro e soddisfa il requisito di capienza fiscale. Può avere diritto a 1.200 euro per l'intero anno. Se ha già ricevuto 800 euro nelle varie busta paga, il recupero potenziale è di 400 euro, sempre se il ricalcolo conferma il diritto al massimo.

Se il lavoratore invece ha, ipotesi, un reddito di 18mila euro, il bonus non è automatico. Se le detrazioni cui ha diritto, poniamo, per il figlio a carico superano l'imposta lorda di 300 euro, il trattamento integrativo teoricamente spettante è di 300 euro, non di 1.200.

Adesso immaginiamo un dipendente con un reddito annuo di 8mila euro: con le regole fiscali del 2025 l’aliquota Irpef è al 23% sul primo scaglione e scatta una detrazione da lavoro dipendente di 1.955 euro per i redditi fino a 15mila euro. Ipotizzando che abbia lavorato tutto l’anno e che il reddito sia interamente soggetto a Irpef ordinaria, l’imposta lorda è pari a 1.840 euro (8.000 × 23%). La detrazione da lavoro dipendente è invece 1.880 euro, numero che si ricava sottraendo a 1.955 euro i 75 euro previsti per il trattamento integrativo. Visto che l’imposta lorda di 1.840 euro non supera questa soglia, il bonus non spetta.

Infine, un lavoratore che nel 2025 abbia cambiato lavoro, guadagnando 9mila euro dal primo datore e altri 9mila dal secondo, per un reddito complessivo di 18mila euro. Se ciascuna azienda, valutando separatamente il periodo lavorato e le informazioni disponibili, gli avesse riconosciuto 600 euro di trattamento integrativo, il totale ricevuto sarebbe di 1.200 euro. Con il 730, però, i redditi vengono considerati insieme. Visto che il reddito complessivo supera i 15mila euro, il bonus Renzi non è più automatico e spetta soltanto se ricorrono le condizioni previste per la fascia tra 15mila e 28mila euro. Se queste condizioni non sono soddisfatte, il lavoratore potrebbe dover restituire tutti i 1.200 euro già ricevuti. Se invece ha diritto a un importo inferiore, dovrà rimandare indietro solo la differenza.

Cosa controllare subito e dove

Per sapere qual è la vostra situazione precisa, controllate la Certificazione Unica 2026, quella con i redditi del 2025. Il campo che dovete guardare è il 390. Se compare il codice 1 significa che il datore vi ha riconosciuto e pagato il trattamento, anche solo in parte. Se c’è il codice 2, il beneficio vi è stato riconosciuto ma non è stato pagato, oppure è stato negato. Il campo 391 dice quanto avete incassato davvero. Alla fine conta solo questa cifra. Il tutto confluisce poi nel rigo C14 del quadro C, la sezione dedicata alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Niente paura, comunque, perché non dovete compilare nulla da soli: potete rivolgervi a un Caf o a un professionista abilitato, che andrà a ricalcolare il beneficio partendo dai vostri redditi e dalle detrazioni, e vi dirà se c'è qualcosa da recuperare oppure no.

Come si recupera il credito

Se il 730 è già partito senza il bonus, non va annullato. Quando la correzione porta a un maggior credito, a un minor debito, oppure lascia l'imposta com'era, dovete presentare una dichiarazione integrativa, e lo potete fare solo tramite Caf o professionista abilitato. Se invece la rettifica va in senso opposto, cioè meno credito o più debito, dovete chiedere il modello Redditi correttivo. Con questa agevolazione non capita spesso, ma è bene saperlo.

Quanto ai soldi, il rimborso arriva direttamente in busta paga attraverso il sostituto d'imposta, oppure direttamente dall'Agenzia delle Entrate se non c'è un datore che possa farlo. I tempi dipendono dal calendario dei rimborsi Irpef del modello 730/2026, quindi non aspettatevi l'accredito a novembre, ma siate fiduciosi che arriverà nei prossimi mesi.

Come visto, il meccanismo funziona in tutte e due le direzioni, quindi bisogna fare bene i calcoli. Se emerge che il bonus intascato era più alto del dovuto, il 730 mostra la cifra da ridare indietro. Il caso classico è quello di chi ha avuto più rapporti di lavoro, o un reddito più alto di quanto l'azienda potesse immaginare.

Se effettivamente il trattamento risulta non spettante e supera i 60 euro, scatta una trattenuta in busta paga in 8 rate di pari importo, a partire dalla retribuzione che recepisce il conguaglio. Quindi, chi sa già di sforare le soglie, o di avere più datori di lavoro, dovrebbe anche valutare di rinunciare al bonus, per evitare recuperi poco piacevoli a fine anno.

Leggi i commenti